LO MALET.
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CHILOMETRI DI SUDARI.
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Titolo originale: Des kilomtres de linceuls. 1955.
Traduzione di: Federica Angelini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Rue des Petits-Champs  tra quelle dove si incontrano le pi graziose donne di Parigi ..., stava pensando sognante Nestor Bourma quando entr nel suo ufficio Esther Lvyberg. Veniva a chiedere, contro il fantasma del suo amante, la protezione del detective per se stessa e per suo fratello. Suo fratello che vendeva, in rue des Jeneurs, della tela di lino a chilometro. La tela con cui si fanno i sudari.
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Il Protagonista: NESTOR BURMA.
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Ha la taglia dell'antieroe: cammina, sbuffa, beve, sbraita, per non sbaglia un colpo. Nato come contraltare francese del belga Maigret, Nestor Burma  il proprietario dell'agenzia di investigazioni private Fiat Lux. I casi di cui si occupa sono fra le pagine pi felici del noir europeo. All' interno delle Inchieste di Nestor Burma, Lo Malet ha ritagliato uno spazio speciale per una serie di quindici romanzi, I nuovi misteri di Parigi, ciascuno dedicato a un arrondissement della capitale francese. Questo episodio  dedicato al Secondo arrondissement.
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Nel Secondo arrondissement, Nestor Burma gioca in casa. Qui si trova, infatti, rue des Petits-Champs dove ha sede l'agenzia investigativa Fiat Lux. A trascinarlo in questa nuova avventura  una sua vecchia conoscenza, Esther, o Alice, un tempo amante di un certo Georges Moreno, amico di Burma. La donna, sfigurata in volto e piena di odio verso la sua famiglia che, tanti anni prima, l'ha voluta separare dal suo amato Georges, sta cercando di vendicarsi del fratello, ricco commerciante
coinvolto in traffici non sempre trasparenti? O davvero ha ricevuto una lettera dal vecchio amico dell'investigatore privato il quale invece aveva letto della sua morte in Spagna? Per scoprirlo, Burma deve entrare in un ambiente famigliare fatto di rancore e risentimento, dove nulla sembra essere ci che appare. Al suo fianco sar la solita cara Hlne, segretaria della Fiat Lux, che lo salver da situazioni a dir poco scomode, mentre omicidi e colpi di scena si susseguiranno a ritmo incessante. Al servizio di pi clienti coinvolti nella vicenda, a Nestor Burma e al suo intuito il compito di trovare la soluzione del mistero.
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CHILOMETRI DI SUDARI.
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Il Secondo arrondissement.
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Prologo.
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Tutto  cominciato sotto il segno della famiglia e cos  proseguito. Una bella cricca di
malfattori! All'epoca, per conto di un'onorevole famiglia di provincia, cercavo una ragazza ancora
minorenne che se l'era svignata. Florimond Faroux della Tour Pointue mi aveva segnalato un certo
Riton de Martigue, met farabutto, met pulotto, dicendomi che avrebbe potuto darmi una mano.
Frequentava la zona di porta Saint-Denis ma, per otto giorni, fui io il solo a farmi vedere nei dintorni.
La porta Saint-Denis  un monumento che i cittadini come Riton sembrano amare in modo particolare.
Un tempo, i sovrani facevano da l i loro ingressi trionfali nella nostra bella citt come pure le uscite
quando, con i piedi in avanti, venivano accompagnati alla necropoli reale. Per i discepoli della
malavita, era pi o meno la stessa cosa. Alcuni arrivavano in alto, nel milieu, fino a che non finivano
stesi dal fuoco amico, come in breve avrei potuto constatare di persona. Alla fine riuscii a scovare il
mio Riton, ma non mi fu di alcun aiuto.
Dopo averlo salutato, quella sera, andai a bermi un bicchiere in un piccolo bistrot, all'angolo di
rue Blondel. Era l'ora dell'aperitivo e da quando frequentavo il quartiere avevo preso delle abitudini.
Cominciavo perfino a suscitare la curiosit delle battone che si chiedevano se fossi un cliente timido,
uno sbirro appena promosso o un delinquente alle prime armi. Il bistrot accoglieva il solito contingente
di avventori maschi e femmine: zerbinotti furtivi dagli occhi svelti e ragazze piuttosto svestite che
vestite dagli abiti che le avvolgevano. Le fanciulle, quando entravano o uscivano, facevano risuonare
sul pavimento i tacchi a spillo, mentre gli zerbinotti si spostavano rapidamente dal bancone al biliardo
come se camminassero su suole di feltro. Tra la folla, si notavano anche clienti del commercio carnale
che cercavano di farsi coraggio o ridarsi un tono. Erano di una calma crepuscolare, con le spalle ricurve
sotto il peso della loro triste e dimessa solitudine.
Malgrado quelle presenze, il posto era animato, tanto all'interno quanto all'esterno, e presto lo
sarebbe stato anche di pi. Le auto, sbucando da rue d'Aboukir e rue d'Alexandrie, si incontravano in
una specie di imboccatura con quelle che arrivavano da rue Saint-Denis, dando voce a un piacevole
fracasso di clacson. Tra le macchine si districavano biciclette e motorini. Nei caff, i flipper
tintinnavano senza tregua, i dadi del 421 rotolavano sullo zinco dei banconi e un fonografo dalle
cromature scintillanti affogava il brusio delle conversazioni in una melassa sonora.
Ero vicino alla porta, il primo cliente all'estremit del bancone. Osservavo i movimenti in strada
e a tratti quelli del posteriore di una rossa che faceva avanti e indietro sul marciapiede. All'improvviso,
mi trovai davanti un tizio che sembrava essere sbucato dalla terra. Il viso, allungato e olivastro, era
sormontato da un cappello di feltro grigio che non copriva tutti i capelli nerissimi. Anche gli occhi
erano nerissimi e aveva labbra incredibilmente sottili. Lo sguardo antracite affond all'interno del
bistrot, da sopra la mia spalla, poi incontr il mio. Sorrise, con un sorriso che non riusciva, malgrado
gli sforzi, ad essere gentile e, in ogni caso, si limitava alle labbra a filo di rasoio. Gli occhi scuri
restavano di una fissit febbrile. Nello stesso momento, vidi l'uomo fare un gesto con la mano sinistra.
La destra era infilata nella tasca della giacca. Sorrideva e, guardandomi, mi faceva segno con la sinistra
di scansarmi. La rossa era scomparsa. Dante Paolizi  pi tardi scoprii il suo nome  era troppo
scrupoloso ed educato per essere disonesto. Rimase vittima di quel nobile sentimento e della sua buona
educazione. Quando infine capii le sue intenzioni  ci sono giorni cos, che si dorme e non si pigliano
pesci  e mi schiacciai al muro per non ricevere regali che non mi erano destinati, per lui era troppo
tardi. La mia presenza l'aveva fatto esitare e quei pochi secondi di indecisione erano bastati a mettere in
allerta il tizio o i tizi che intendeva attaccare di sorpresa. Un assordante rumore di spari riemp il
bistrot. Dante Paolizi prese la sua dose in bellezza, come un monarca in esercizio, e si accasci nel
canaletto di scolo, stringendo la pistola in fondo alla tasca. Lo spasmo cadaverico azion la pericolosa
meccanica dell'arma e spiccioli di ferraglia cominciarono a correre paralleli al pavimento, in volo
radente. Il corso non era venuto da solo a cantare la sua disperata serenata. Un altro tizio magro, con i
capelli neri e il viso pallido, gli diede il cambio e inizi, da un angolo dell'androne, a solfatare il
piccolo e tranquillo caff. Nel frattempo, avevo approfittato di un momento di relativa calma per
andarmene. Inutile dire che in strada si sentiva gridare. E le auto, volendo fuggire dal campo di
battaglia, si erano talmente incastrate le une nelle altre che per liberarle, ormai, ci sarebbe voluta la
dinamite. Non so per chi mi scambi l'altro malvivente, ma quando vide che mi allontanavo sped un
proiettile nella mia direzione. Trovai riparo dietro un'auto e tirai fuori la pistola, ben deciso a far fare
quattro chiacchiere al primo babbeo che mi avesse preso come bersaglio. Non ero solo, dietro a
quell'auto. Ci si era gi rifugiata una prostituta e un signore distinto, vestito di scuro, ci arriv quasi
insieme a me. La battona, accovacciandosi, si era strappata l'abito troppo attillato, ma quello che
mostrava non fece impazzire il signore, che pure era in zona proprio a caccia di brevi amori. Non era
abbastanza rassicurato. E l'apparecchio acustico che portava era superfluo.
Anche il peggior sordo avrebbe sentito il caos della corrida. In ogni caso, per quanto duro di
orecchi, non era cieco. Quando mi vide tirar fuori l'automatica sussult e per poco non svenne.
Nemmeno la puttana sembrava perfettamente a suo agio.
Alla fine, tutto si calm. Furono scambiati ancora uno o due colpi di pistola, forse per far
tornare i conti, infine cal un silenzio mortale che fu interrotto dal caratteristico suono della sirena di
una macchina della polizia. Arrivava la legge.
Misi via il mio arsenale, lasciai la prostituta e il signore a rimettersi da quelle forti emozioni ed
eventualmente accordarsi, e mi diressi verso il bistrot dal singolare piano-bar all'ora dell'aperitivo. Una
dozzina di sbirri in uniforme facevano circolare i curiosi che si erano d'un tratto raggruppati, mentre
alcuni ispettori cercavano di avere informazioni sulla sparatoria.
Spintonato da una parte e dall'altra, riuscii comunque a dare un'occhiata all'interno del caff. I
bicchieri e molte bottiglie erano andati in frantumi. Il cameriere  l'oste, indenni, azzardavano a far
riaffiorare, prudenti, la testa da dietro il bancone, dove avevano trovato riparo. A parte loro, non c'era
pi nessuno nel locale. Eccetto i morti, in numero di due. In abiti da cinquantamila franchi, prima di
essere ricamati di pallottole, uno era steso ai piedi del bancone, l'altro riverso sopra un flipper. Dietro di
lui, il fonografo, sfasciato da un proiettile, continuava a strimpellare lo stesso ritornello in voga. Fuori,
Dante Paolizi era ancora nel suo canaletto, calmo e disteso come una dolce serata primaverile ad
Aiaccio. Il suo amico, nell'androne, sembrava un mucchio di vecchi stracci. Quattro anime leggere
dovevano navigare di conserva verso l'inferno di cui si erano appena date un assaggio.
Vivi e vegeti, gli sbirri in uniforme continuavano a rimbrottare tutti, sforzandosi di disperdere i
raggruppamenti a forza di Circolare! modulati su toni diversi, con una preferenza per quello nervoso.
Si avvicinava l'intervento di strumenti contundenti. Stavo per obbedire, quando furono loro stessi a
impedirmelo. Con loro  sempre cos.  difficile farli contenti. Mi sentii improvvisamente cingere da
un omone in blu scuro e, mentre un ispettore insinuava la mano sotto la giacca, udii un terzo personaggio dire:
Attenzione,  armato!.
Forse era un brutto tiro del signore elegante, ripresosi dalla fifa. Mentre il tipo mi teneva stretto
nella sua presa, lo sbirro che frugava mi allegger della pistola. Continu a palparmi e lanci un vero e
proprio ruggito di trionfo quando, al tatto, scambi la mia pipa per un secondo ritrovamento d'armi.
Risi della sua delusione. Come premio per la scoperta, mi fece dono di un bel pugno e mi imbarc
senza riguardi, in compagnia di un tris di poveri cristi innocenti quanto me e Giovanna d'Arco, nella
macchina della prefettura che prese la direzione del commissariato principale di rue de la Banque, in
attesa di meglio. Cos mi avvicinavo al mio ufficio, ma non credo fosse una gentilezza da parte loro. Al
commissariato, anticipando qualsiasi movimento offensivo dell'effettivo sedentario, mostrai i miei
documenti. Il capo del posto, commissario Grandjean, mi conosceva un poco. Mi aveva sotto la sua
giurisdizione visto che la sede della mia agenzia era a trecento metri da l, in rue des Petits-Champs,
nello stesso arrondissement. Questo semplificava lo cose, ma lui non si decise a lasciarmi andare tanto
facilmente. Chiesi allora il permesso di chiamare il mio vecchio amico Florimond Faroux. Il signor
Grandjean mi disse che non era necessario. Faroux non avrebbe tardato ad arrivare, dato che alcune
particolarit di quel regolamento di conti lasciavano pensare che fosse legato a un caso di cui si stava
gi occupando il Quai des Orfvres, proprio nella persona del mio amico. Ben presto Faroux arriv a
tirarmi fuori dai guai, borbottando, come al solito, che nessuno pi di me si trovava sempre in prima
fila quando succedeva qualche misfatto. Dopo aver concluso la lavata di capo e aver ascoltato le
ragioni per cui mi trovavo sul campo di battaglia (le conosceva del resto benissimo per avermi lui
stesso consigliato di parlare con Riton), si fece garante del mio civismo con i colleghi. Quando tutti i
rappresentanti dell'ordine, dal signor Grandjean al piantone di servizio, ebbero annusato e riannusato la
canna della mia pistola come se si trattasse di un raro fiore, per assicurarsi, con un eccesso di coscienza
professionale, che non me ne fossi servito di recente, finalmente mi restituirono l'arma. Durante la
cerimonia di espiazione, due pezzi d'uomo in uniforme, amanti dell'esercizio fisico violento, mi
lanciarono un'occhiata torva. Non erano contenti che stessi sfuggendo alle loro grinfie. Una volta che
tutto fu sistemato, Faroux mi chiese di rilasciare la mia testimonianza. Una bazzecola. Dissi quello che
avevo visto. Dissi anche perch avevo tirato fuori la pistola, dato che la cosa sembrava tormentarli.
Faroux non fece commenti. Si gir verso i colleghi:
C'entra anche Henri Pronnet?.
Ecco il carniere, rispose il signor Grandjean, dando un foglio di carta a Florimond. Non c' nessuno con quel nome.
Questo non significa nulla. Il 36 si interessa alla questione perch abbiamo saputo che tra le vittime c' Dante Paolizi.
Dante Paolizi  effettivamente tra i morti.
Florimond Faroux lesse la lista mortuaria, poi me la pass, come se potesse interessarmi. La lessi a mia volta:
Dante Paolizi;
Napolon Renucci, detto Cesar, detto Bibi;
Maurice ]acquel, detto Maurice l'algerino;
Andr Bertaud, detto Bbert il grassoccio, detto il Saldatore.
Ogni nome era seguito da qualche indicazione abbreviata.  cos che appresi quello
dell'assassino che era apparso davanti a me. Csar Bibi era il corso rimasto nell'androne. Gli ultimi due
erano i morti che decoravano con tanta grazia il bistrot. Nulla che mi interessasse particolarmente.
Mentre leggevo, sorpresi Faroux che mi spiava con la coda dell'occhio.
Perfetto, dissi, picchiettando il foglio di carta, e cosa dovrei fare adesso? Piangere per
queste dolorose e gravi perdite?.
Faroux si strinse nelle spalle, mi strapp il foglio di mano e lo butt sulla scrivania.
La guerra tra bande, fece lisciandosi i baffi,  come tutte le altre guerre. Non sono molti i
generali che ci lasciano la pelle.
Il signor Grandjean guard il collega con gli occhi sgranati. Ci mancava solo che le glorie della
Tour Pointue si mettessero a fare discorsi da anarchici!
Bertaud e Jacquel, continu il mio amico, sono uomini di Pronnet... Henri Pronnet... che
si chiama anche Stivil o Lamoureux, in alcuni casi....
Capisco, fece il signor Grandjean.
E lei, Burma?.
Cosa?, feci.
Lei non capisce? Non conosce questo Pronnet?.
Merda!, esplosi, esasperato da quei sospetti senza senso. Certo che lo conosco.  un
truffatore internazionale, un profanatore di tombe, un taccheggiatore, un contribuente recalcitrante o un
briccone camuffato, non saprei dire con esattezza, ma io e lui siamo come i seni di Martine Carol.
Quando se ne vede uno, l'altro non  lontano. E le far una confidenza. Avevo appuntamento con lui in
quel bistrot. E, siccome non mi piace starmene con le mani in mano mentre aspetto, non mi sono
limitato ad ammazzare il tempo, ma anche i quattro delinquenti della sua lista. Adesso, non  che per
caso, pi o meno a quell'ora, hanno violentato pure una portinaia in zona? Potrei dichiararmi colpevole
anche di quello, se vuole. Mi servir da pubblicit per la clientela femminile.
Non scherziamo, disse Faroux.
Scocc un sorriso disteso al signor Grandjean per impedirgli di pensare troppo seriamente all'infermeria speciale del carcere:
...Nestor Burma ha una reputazione da spiritoso da difendere, spieg.
Lo so, lo so, annu l'altro senza troppa convinzione.
Non apprezzava esageratamente il mio umorismo, ammesso che di umorismo si trattasse.
Non scherziamo, ripet Faroux. Pronnet  un manigoldo d'alto bordo di cui potrebbe aver sentito parlare....
Non ho avuto l'onore, dissi.
Il signor Grandjean sa chi , invece.
S, adesso che mi ha rinfrescato la memoria, fece l'altro. Il tizio di Champigny.
Di Champigny e di Maisons-Laffitte. Due citt che abbiamo inutilmente stretto d'assedio.
Informato dei nostri progetti, Pronnet ci ha piantati in asso. Lo riteniamo responsabile di numerose
rapine, aggressioni e truffe, senza parlare della sua appartenenza pi o meno provata alla Gestapo
durante l'Occupazione e la probabile partecipazione a una faccenda di banconote false. L'unica volta
che siamo riusciti ad arrestarlo,  riuscito a evadere dai locali della Polizia Giudiziaria grazie a una
pecora nera. Deve avere ottimi nascondigli, perch  impossibile mettergli le mani addosso. Oh! Non 
un gangster come gli altri. Ha esordito nell'entourage di Stavisky.
Capisco di cosa parla, dissi, ma niente di pi.
Tanto peggio, disse Faroux.
Allora, articol il signor Grandjean, questo Bertaud e questo Jacquel facevano parte della
sua banda? Ebbene, due di meno dietro cui dovremo correre. E se ho ben capito la sua osservazione sui
generali, commissario, lei crede che Pronnet fosse insieme a loro, nel caff, e che Dante avesse preso
di mira proprio lui... insomma, se ne avesse avuto il tempo?.
Esattamente.... (Faroux si gir verso di me). ...Sulla quarantina, capelli grigi quasi bianchi,
uno e settanta d'altezza, il viso grasso un po' appesantito. Miope, porta sempre gli occhiali. Ci dorme
anche, per essere sempre pronto.
Un gangster quattrocchi?.
La cosa non gli impedisce di essere pericoloso. I genitori non dovevano essere proprio sani.
Ha il lobo, quello destro, attaccato alla guancia. Lei non ha notato nessuno, al bancone, che risponda a questa descrizione?.
Venticinque anni, dissi, corrugando le sopracciglia come per facilitare lo sforzo della
memoria. Capelli rossi. Gli occhi verdi. L'aria di una gatta. Un paio di....
Le parlo seriamente.
Anch'io. In quel quartiere non guardo gli uomini. Spiacente, Faroux, ma non ricordo proprio di
aver visto il suo tizio o qualcuno che corrisponda a questa descrizione.
Strinse le spalle e cambi posizione sulla sedia, in modo da mettersi di fronte al collega, che mi
squadrava con disapprovazione.
Dante aveva un fratello, spieg Faroux, Emilio, soprannominato il Fotografo, perch come
copertura, a volte, faceva il fotografo ambulante. Se Dante ha sempre pi o meno lavorato da solo, il
fratello artista era complice di Pronnet.  morto qualche tempo fa. L'hanno ritrovato in un terreno
abbandonato, piuttosto malmesso, intendo Emilio. Secondo il dottor Paul sarebbe morto per le
conseguenze di una zuffa assai prolungata o per aver preso troppe botte. Abbiamo ragione di credere
che il pestaggio si sia verificato in seguito a qualche disaccordo con Pronnet. Sicuramente stasera il
fratello di Emilio, aiutato da un compatriota, ha voluto vendicarlo, ma non  stato abbastanza rapido.
Questi corsi sono una piaga, sospir il signor Grandjean, che aveva l'accento delle zone orientali. Mi ricordo il caso Stefani....
Anch'io lo ricordavo. Dissi: All'epoca, al 36 avevate costituito una squadra speciale di becchini per riuscire a raccogliere tutti i cadaveri. Faroux mugugn per scongiurare la malasorte.
Pi tardi uscimmo insieme e lui mi accompagn in rue des Petits-Champs, fino al cancello della Biblioteca Nazionale, davanti al quale ci separammo. Rientrai in ufficio e scrissi un rapporto tranquillizzante per i genitori della mia fuggiasca. Mentre lo scrivevo, pensai a Riton. Da Riton passai a Pronnet, un gangster che sembrava saperci fare e che io non conoscevo. Florimond Faroux chiaramente pensava che, per un detective privato che dovrebbe essere al corrente di questo genere di cose, si trattasse di una grave lacuna. Mi misi a ridere perch, in quel momento, non sapevo che presto sarebbe stata colmata.
Insieme a numerose tombe.
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Capitolo 1.
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I fantasmi del passato.
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Erano le dieci del mattino. La pipa in bocca, avevo quasi finito di leggere il giornale. Non
dovevo pi rompere le scatole in giro per ritrovare la mia minorenne. Uno di quei settimanali
specializzati in assurde storie di amore mi aveva appena fornito sue notizie. Si raccontava l'idillio del
secolo a tutta pagina, con titoli grossi quanto i sottintesi, foto di piccioncini e tutto il resto. Non
scherzava, la piccola! Le erano bastate meno di dieci settimane per trovare un giovane milionario,
sedurlo e farsi sposare in pompa magna. Ecco come si preparavano, quell'anno, le oche di campagna.
Leggermente pi furbe di Nestor Burma, senza voler offendere nessuno. E delle quali i genitori
preoccupati potevano ormai essere fieri: non era diventata una puttana, come temevano. O insomma,
non dello stesso genere.
Misi via i giornali e riaccesi la pipa. A parte quello, come al solito, niente su Pronnet e la
sparatoria cui avevo assistito. Erano due mesi buoni che la stampa non accennava alla cosa. Tre giorni
dopo il dramma, gi non se ne parlava pi. Le retate non avevano portato a nulla, Pronnet restava
introvabile e l'inchiesta a un punto morto. E io non avrei chiesto informazioni a Florimond Faroux, per
semplice e malsana curiosit. Chiss cosa sarebbe andato a pensare. Al momento, la sorte di quel
gangster non mi interessava.
Attraverso la finestra aperta, mi arrivava il rumore del traffico, due piani sotto. Aspirando forte,
potevo quasi sentire il profumo delle donne eleganti che venivano da rue de la Paix o che vi si
dirigevano. Rue de Petits-Champs  tra quelle strade in cui si incontrano le pi belle donne di Parigi,
soprattutto con la bella stagione. Avevo avuto tutto il piacere di scoprirlo quando, in passato...
Non avrei dovuto rievocare il passato.
Interrompendo le mie meditazioni, Hlne Chatelain apr la porta comunicante e la richiuse con
cura alle sue spalle, senza staccare la mano dalla maniglia di porcellana bianca.
Esther Lvyberg, annunci la mia segretaria. Dice che vi conoscete.
Feci una smorfia:
Lvyberg? Devono essercene parecchi sull'elenco telefonico. Come di Dupont. Anzi, forse 
per questo che tanti Lvy, berg o non berg, si trasformano in Dupont. Non  un reale cambiamento.
L'aria molto Lvyberg?.
Molto ebrea, s.
Orribile, come le caricature antisemite?.
 orribile solo per met.
Vista di schiena?.
Non scherzi, capo. Porta un velo che le nasconde met del viso. Il velo si  scostato e...
(Hlne assunse un'espressione angosciata) ... orribilmente ustionata su tutto questo lato del viso.
L'altra met  graziosa.
La faccia entrare, dissi. Prender quella met, se c' qualcosa da prendere.
Hlne alz le spalle, spalanc la porta, disse: Prego, signora, e si scans per lasciar passare
la visitatrice. Da parte mia, mi alzai per accoglierla.
Aveva passato da poco la quarantina, ma dimostrava pi della sua et. Come molte ragazze
della sua razza, era appesantita sui fianchi e il reggiseno non doveva essere nullafacente. Brutte rughe
le solcavano la fronte e le abbassavano le labbra carnose, ma i tratti aquilini  quelli che si vedevano
 restavano di una purezza perfetta. Aveva occhi da cerbiatto, leggermente smarriti. Portava un abito
scuro di qualit e buon taglio, ma in modo trasandato e senza alcun gusto. L'artigiano che le aveva fatto
il cappello completo del velo che mascherava la parte mutilata del volto era un vero maestro. Avrebbe
potuto creare qualcosa di atrocemente ridicolo. E invece non lo era.
Si accomodi, la prego, dissi.
Hlne spinse verso di lei la sedia e scomparve nel suo ufficio. L'ebrea non si sedette. Sopra il
tavolo ingombro di cartaccia mi prese le mani e le strinse.
Nestor Burma, disse sorridendo.
Aveva bei denti e un sorriso intonato. Sembr sorpresa di non vedermi fare un salto fino al
soffitto. Mi lasci le mani e and a sedersi.
Non mi riconosce, disse scuotendo la testa. Oh, certo che sono cambiata. Pi di lei. Anzi,
lei, mio caro,  rimasto pi o meno lo stesso. Complimenti.
Mi inchinai e mi sedetti.
Ma si sarebbe potuto ricordare il mio nome, prosegu l'ebrea, con la voce leggermente
incrinata. Esther Lvyberg, aggiunge scandendo bene le sillabe.
La guardai, prestando pi attenzione a quel nome, e lontano, molto lontano nel tempo, verso gli
anni 1929-1930, un ricordo, non dico che proprio si risvegli, ma sbadigli dolcemente.
Esther Lvyberg?.
S. Non faccia lo smemorato!. Rise. Insomma....
Fece un gesto talmente ampio da poter prendere il posto della spazzatrice municipale:
...Sarei potuta venire a trovarla da tanto tempo, ma ci eravamo separati in tali circostanze
che... insomma.
Lo stesso gesto, fatto dall'altro braccio, spazzol in senso opposto:
...E poi, non avevo bisogno di lei. Sono sincera, eh? Sono sempre molto sincera. Sono la
sincerit in carne e ossa....
Rise di nuovo:
...Nestor Burma! Chi l'avrebbe mai detto che lei sarebbe diventato detective? Comunque,
visto che cos stanno le cose, io la sfrutter, perch... per....
Fece una pausa.
...Moreno  tornato, disse con tono quasi tragico.
Il ricordo sbadigli pi forte, si stiracchi, usc dalla nebbia degli anni trascorsi e si impose alla
mia memoria, vivo come una pulce in una pelliccia d'angora.
Alice!, esclamai.
Mi alzai, feci il giro della scrivania, presi le mani della visitatrice tra le mie e le scossi con
calore.
Alla buon'ora, disse lei. Ce ne ha messo di tempo. Mi chiedo se  davvero il gran detective
che dicono.
Mia cara Alice!, dissi.
Esther, mi corresse lei in tono secco. Alice  un nome goy. Esther, invece,  ebreo, solido.
Sono un'orribile e ignobile ebrea. Se non fossi stata ebrea, niente di quello che mi  successo mi
sarebbe successo.
Non dissi nulla, per orrore delle discussioni rischiose. Ma pensai alle persecuzioni naziste.
Istintivamente, il mio sguardo and al velo che nascondeva le cicatrici di cui mi aveva parlato la mia
segretaria.
Non mi riferisco a questo, disse Esther intuendo i miei pensieri. (Sollev il lembo di stoffa
scura, scoprendo un penoso spettacolo di carni dilaniate, cicatrizzate dai colori venefici). ...Non  un
bel vedere, vero? Certo, avrebbero potuto curarmi meglio, ma non c'erano le medicine e gli strumenti
chirurgici necessari.... (Rimasi in silenzio, lei abbass il velo). ... successo in un campo. S, sono
stata deportata, con tutta la mia famiglia. Eravamo stati denunciati... (accenn uno strano sorriso)
...siamo sopravvissuti solo io e mio fratello. E mi  capitato mentre eravamo prigionieri, durante un
incendio del tutto accidentale, ma... ma non odio i tedeschi.
Ne avrebbe tutto il diritto, ammisi. L'odio in risposta all'odio non pu portare nulla di
buono, ma, insomma... nessuno potrebbe rimproverarla se lei li odiasse.
Non li odio, insistette lei.
Un lampo febbrile negli occhi di velluto smentiva quelle parole.
Tanto meglio, dissi.
Tornai a sedermi. Non capivo cosa c'entrassi io in quella baraonda, a meno che lei non volesse
intraprendere un'inchiesta sul grado di antisemitismo e di germanofilia dei detective d'assalto come me,
dieci anni dopo lo sbarco degli alleati.
Se non fossi stata ebrea, riprese lei, mio padre e mio fratello non si sarebbero opposti alla
mia relazione con Moreno e avrei potuto essere felice....
Ne dubitavo, ma non la misi a parte dei miei dubbi.
E lei dice che  tornato?, feci io.
Anche di quello dubitavo, ma tanto valeva farle raccontare la sua storia.
S, rispose lei. Si capisce da alcuni segni. Le spiegher. Sicuramente si vendicher. I miei
genitori gli hanno reso la vita molto dura. Vorrei... come dire?... limitare i danni e ho pensato...
dopotutto, lei era suo amico....
S. Ma  passato molto tempo dall'ultima volta che l'ho visto.
Tanto quanto me?.
Lei l'ha rivisto, dopo.
Volevo dire: non l'ha pi incontrato dopo il giorno in cui ci accompagn alla gare de Lyon...
dal giorno della nostra fuga?.
Precisamente.
Senza chiederle il permesso, presi la pipa, la riempii, la accesi e cominciai ad avvolgermi di
fumo. Come la locomotiva del treno per Ventimiglia, nel 1930.
E non ha pi sentito parlare di nessuno, in seguito, vero? N di lui n di me?.
No.
Non ha nemmeno voluto che le scrivessi.
 possibile.
Georges diceva che lei mi amava. Eravamo usciti diverse volte insieme, durante una delle sue
assenze... ricorda?.
S.
Georges diceva che a contatto con me lei aveva preso fuoco.
Georges Moreno era un delinquente poeta, visionario. La amava al punto che non immaginava
nemmeno che si potesse starle accanto senza essere travolti dal colpo di fulmine.
Moreno mi amava sul serio, vero?.
Come pu chiedermelo! La amava alla follia. Non ci sono altre parole. Se pensa che quando
lei  stata allontanata da Parigi perch i suoi genitori volevano sottrarla alle sue attenzioni....
Ebbene?.
Nel giro di qualche giorno l'ha raggiunta, vero?.
S.
Ma non integro, giusto?.
Gli mancava il mignolo della mano destra.
E le ha spiegato in quali circostanze l'aveva perduto?.
Accenn a un incidente.
Gi. Un incidente....
Sprofondai nella poltrona e guardai il fumo della pipa salire verso il soffitto:
...Quando ha saputo della sua partenza obbligata, voleva raggiungerla immediatamente.
Sapeva dove si trovava, ma non aveva un soldo. Gli ci volevano cento franchi ed era troppo tardi per
fare una rapina in un negozio. Le drogherie erano chiuse. E poi gli piaceva fare della scena. Allora si
mise a cercare un appassionato di sensazioni forti. Un mignolo da vendere. Cento franchi per il dito.
Un'occasione unica. Ci siamo imbattuti in un altro fuori di testa che ha preso in parola Moreno, senza
sapere con chi aveva a che fare. E infatti quel povero idiota non ha nemmeno avuto il tempo di tirarsi
indietro. L'amico si era gi fatto saltare il mignolo. Una scena pazzesca. Tutti i presenti sono svenuti e
Moreno, anche se aveva i cento franchi, quella notte non ha potuto prendere il treno.  stato necessario
portarlo all'ospedale, dove per poco non ci lasciava le penne....
Mi schiarii la voce per cercare di nascondere il nodo che mi si stava formando nello stomaco.
Un vero cocciuto!.
Esther Lvyberg si pass la mano sul volto, come se fosse stanca, e con voce sorda disse:
Se non ha esitato a mutilarsi per cento franchi, cosa sarebbe pronto a fare per vendicarsi?.
Non dissi nulla.
Non ho paura solo per mio fratello. Ho paura anche per me. Perch ero debole. Nel giro di
qualche mese i miei genitori ci rintracciarono e io mi feci convincere. Ho lasciato Georges. E loro
l'hanno obbligato a fuggire non so dove. Avevano scoperto certe cose del suo passato.
Era un delinquente, dissi. E non si chiamava nemmeno Georges Moreno.
S, lo so. Non avrei dovuto lasciarlo. Ma ormai non si pu piangere sul latte versato. Mi sono
pentita, ma lui non pu saperlo. Ero incinta. Mi hanno obbligato ad abortire.
Il lampo febbrile, che avevo notato prima, illumin di nuovo quegli occhi scuri. Strinsi le spalle.
Dissi:
Lasciamo perdere il passato e parliamo del presente. Perch  venuta da me? Cosa si aspetta
che faccia?.
Che lei mi protegga da Moreno.
Lei dice che  tornato?.
S.
Come si  fatto vivo?.
Si pass la mano sul volto:
Le spiegher. Oggi ho solo voluto riprendere i contatti con lei, scoprire se era davvero il
Burma che avevo conosciuto, l'amico di Moreno. E sapere anche se sarebbe stato disposto ad aiutarmi.
 disposto ad aiutarmi?.
Far il possibile.
Grazie....
Si alz:
...Sono stanca. Non voglio pi parlarne per oggi. Venga a casa mia domani. Le dar tutti gli
elementi necessari alla sua inchiesta. Verso le undici. Rue des Jeuneurs. Tessuti Berglevy, casa, ufficio,
magazzini, negozi occupano cinque piani. Non pu sbagliare. Si vede a un chilometro di distanza.
Verr, dissi.
Si diresse verso la porta di comunicazione, spostandosi pesantemente sulle gambe tozze.
L'accompagnai fino al pianerottolo.
A domani, disse lei.  stato un piacere rivederla. E mi perdoni se non sono pi Alice.
Le strinsi la mano senza dire nulla e chiusi la porta quando ne fu uscita. Guardai Hlne che
batteva a macchina, giusto per far credere che l'agenzia Fiat Lux fosse sommersa di lavoro. Un raggio
di sole giocava tra i suoi capelli castani. Non avrebbe giocato per sempre. In ogni caso, non sugli stessi
capelli. Invecchiare era brutto. La cosa pi brutta. Scesi dal tabaccaio all'angolo per farmi tornare il
buon umore a detrimento del mio fegato.
*
**
Riacquistai un po' di vigore a met pomeriggio e andai alla Biblioteca Nazionale a consultare la
raccolta del Libertaire del giugno 1937. Non ci misi molto a trovare quello che cercavo. Era un
articolo che ricordavo come se l'avessi letto per la prima volta il giorno precedente, perch parlava di
due persone che conoscevo. Ma la memoria avrebbe potuto giocarmi un brutto scherzo e volevo
rinfrescarla. L'articolo spiegava in quali circostanze tre combattenti della Colonna Durruti, catturati dai
franchisti, sul fronte X..., erano stati giustiziati. Si trattava di Louis Barel, Pierre Lagogu e Denis
Sverin, quest'ultimo a capo di un gruppo di dynamiteros...
...Denis Sverin era ben conosciuto dai nostri compagni del Gruppo di Studi Sociali di
Montpellier e anche dai nostri amici di Lione dove aveva, per un certo periodo, animato una fronda
filosofica con idee vicine alle nostre...
Denis Sverin non era il vero nome di Georges Moreno  che non avevo mai saputo  ma
faceva parte degli stati civili che gli piaceva collezionare. Se, pi di vent'anni dopo aver rapito
l'ereditiera di un ricco mercante di tessuti, tornava a minacciare figlia e famiglia, poteva essere solo
sotto forma di ectoplasma e la Maison Lvyberg se ne sarebbe potuta facilmente sbarazzare dandogli
un sudario nuovo nuovo a prezzo di fabbrica. Restava da sapere se i fantasmi, nella mente turbata di
una donna che sembrava aver sofferto molto, non fossero pi pericolosi degli uomini in carne e ossa.
.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Discordia famigliare.
...
.
...
Non era visibile da un chilometro solo perch rue des Jeuneurs non offre il vasto campo visivo
di place de la Concorde ma, una volta davanti all'edificio, non si poteva non notarlo; non si trattava
certo di un ambulante abusivo che vendeva scampoli di stoffa sotto un ombrellone. Cinque piani. Una
facciata ampia quanto un estuario punteggiata da molte finestre alte e, a ogni piano, un lungo pannello
orizzontale di marmo nero, o di un materiale simile, su cui si leggeva, in lettere dorate: TESSUTI
BERGLEVY. Lenzuola, tessuti in lana, cotone, seta. Commercio all'ingrosso e al dettaglio. Lvyberg,
figli. Lvyberg era ripetuto tre volte. Era un tipo fiero del suo patronimico, non l'avrebbe mai
scambiato con Dupont. Vicino all'androne d'ingresso, era parcheggiato un grosso camion nero e giallo,
con la scritta Trasporti T.B.R.L. sui lati. Un'altra impresa che apparteneva a Ren Lvyberg, il cui
nome era scritto sotto la ragione sociale. Sicuramente anche sui pigiami utilizzati dal signor Lvyberg,
ricavati dai suoi stessi tessuti, sulla schiena era scritto il suo nome a grandi lettere, come negli
accappatoi dei pugili e nelle casacche dei benzinai. Oppure mi stavo facendo l'idea sbagliata di quel
signore.
Entrai sotto la volta fresca dove mi arriv alle narici una zaffata di amido. In cortile c'erano
addetti alla movimentazione delle merci che andavano su e gi trasportando pacchi. Davanti a un
bugigattolo di vetro, un uomo con un berretto, piuttosto anziano, ascoltava con aria dimessa quello che
l'occupante della portineria gli berciava all'orecchio.
Quante volte devo ripetertelo?, gridava il cerbero. Sei gi venuto ieri. Non  cambiato nulla.
Non as-su-mia-mo. Sei sordo per caso?.
L'uomo con il berretto non insistette. Con le spalle ricurve, se ne and strascicando i piedi. Era
brutto invecchiare. Non si trovava pi lavoro e chiunque, forte del suo piatto di zuppa assicurato,
poteva ricoprirti di improperi. Quando arrivai alla sua altezza, lo sgradevole cane da guardia usc dalla
sua nicchia. Quelli che fanno quel mestiere hanno sempre brutte facce, ma questo li batteva tutti. E poi
mugolava, cosa che non contribuiva affatto a renderlo pi piacevole. Ritenne inutile interrompersi
quando mi vide e, guardandomi di traverso, continu a mugolare.
Cosa c'?, domand infine.
L'alito sapeva di vino scadente. Un suo morso poteva trasmettere i postumi di una sbornia.
La signorina Lvyberg, dissi. La signorina Esther Lvyberg.
Per cosa?.
 una faccenda personale!, risposi secco. Ho un appuntamento con la signorina Lvyberg.
Mi annunci o mi dica dove si trova, ma si sbrighi. Mi chiamo Burma.
Mi deve scusare, fece lui ammansito. Questi disoccupati mi rompono sempre le scatole e mi
fanno uscire dai gangheri....
 scusato. Prima o poi, la menopausa arriva per tutti.
Eh? Ah, s, deve essere quello... Uhm... Mi chiedo di cosa m'immischio. La signorina
Lvyberg non  compito mio. Il mio compito  allontanare quelli che credono che qui sia come alla
Renault, dove assumono sempre. Il mio compito....
Con un brusco movimento delle spalle si sbarazz del suo compito:
...Mi deve scusare, signore, ripet. Non  sempre facile. Signor... come ha detto che si
chiama?.
Burma. Nestor Burma.
S'infil nello sgabuzzino, pastrocchio con il telefono interno, mi disse che la signorina
Lvyberg mi stava aspettando e dove. Era al quarto piano e mi feci le scale pedibus perch, se
esistevano montacarichi per la merce, si erano dimenticati di installare gli ascensori. O perlomeno,
l'indisponente portiere non mi indic alcun apparecchio meccanico di tal genere. Ma che importava.
Salii le scale facendo i gradini due alla volta, per dimostrare a me stesso che tutte quelle storie di
invecchiamento che il giorno precedente e pochi istanti prima mi avevano un po' buttato gi di morale
non riguardavano comunque Nestor.
*
**
Esther Lvyberg mi ricevette in un salone che poteva passare per la stanza da esposizione di un
antiquario. Era ingombro di quadri e tavoli massicci di ogni stile, il genere di mobili in cui ogni piede
vale una fortuna, anche se, personalmente, non mi entusiasmano. E credo che nemmeno i quadri
fossero tra quelli che avrei definito entusiasmanti, ma riuscivo a malapena a vederli, perch la stanza 
cosa che non contribuiva minimamente a rallegrarla  era immersa nella penombra, per ragioni
estetiche facili da intuire. Esther Lvyberg era pettinata alla Veronica Lake. Una pesante massa di
capelli d'ebano nascondeva la parte di viso che aveva subito i danni del fuoco. Come il giorno prima,
portava un abito scuro che sembrava pi un sacco che la creazione di un grande sarto. Mi sentivo a
disagio, in preda a un grande sentimento di piet. Deciso a parlare poco ma bene, dopo aver sbrigato i
tradizionali salamelecchi, entrai subito nel vivo della questione. Quali prove aveva del ritorno di
Moreno? Cominci a imbrogliare le carte, cosa che non mi sorprese affatto. Mi preg di accomodarmi
su una specie di panca di legno scolpito, che valeva sicuramente pi delle poltrone in giunco del Caf
de Flore, ma era meno morbida.
Poi chiam una cameriera, fece portare qualche bibita fresca, mi diede gentilmente il permesso
di fumare la pipa (cosa che feci) e mi chiese quale fosse la mia tariffa. Gliela dissi.
Regoliamo questo aspetto subito, propose lei, con il tono di un uomo d'affari che va dritto al
punto.
Da sotto il cuscino del divano su cui era seduta, tir fuori un rotolo di banconote che mi porse.
Di fronte alla mia esitazione, mormor:
Eppure accettava il denaro di Alice.
Senza rispondere, presi il denaro. Lasciare Alice per ritrovare Esther, immergersi in un passato
che rendeva il presente cos penoso, valeva di certo un risarcimento in denaro. E la cosa non avrebbe
mandato in rovina i Tessuti Berglevy. Ero tranquillo. Al massimo avrebbero aumentato il prezzo dei
fazzoletti usati da quelli che hanno occhi solo per piangere. Tornai alla mia domanda:
Che prove ha del ritorno di Moreno?.
Non ho prove certe... Segnali... Ah, s! Per... ho ricevuto, di recente, una lettera... una
lettera anonima....
Si mise a rovistare in una dozzina di cassetti, senza riuscire a mettere le mani sulla famosa
lettera.
Vediamo, vediamo, borbott tornando a sedersi nell'angolo buio. Vediamo, non mi sono
comunque spaventata senza motivo... Mi era sembrato....
Intrecciando nervosamente le dita, mi parl ancora di segni che non mentivano, ma senza
precisare ulteriormente. Volevo rassicurarla, pronto a restituirle il denaro, dirle che non aveva nulla da
temere da Moreno, che era morto da tempo, quando qualcuno blocc le mie velleit di franchezza e
onest. Sentii un paramento alzarsi alle mie spalle. Entr un personaggio dal quale emanava quella
calorosa cordialit che ha fatto la fortuna di molte prigioni. Anche lui aveva un vestito grigio di buon
taglio, del tipo consiglio di amministrazione. Tarchiato, calvo, portava una robusta cinquantina. I
lineamenti semiti erano molto accentuati e aveva gli occhi di Esther, almeno di quello che batteva le
palpebre. Non ispirava simpatia. Personalmente non mi aveva mai ispirato alcuna simpatia.
Scusate, disse il nuovo venuto.
Una faccenda di stile. Mi guard senza la minima cortesia. Mi alzai.
Salve, signore, lo salutai, per non essere da meno in fatto di ipocrisia.
Strinse le labbra, osserv il vassoio con le bevande, poi rivolse lo sguardo da uccello notturno
verso la mia ospite.
Mi hai mandato a chiamare?, le domand.
Esther si mise a ridere:
No, fratellino caro. Ma non importa... non andartene, gua lei, poich l'altro sembrava volersi
ritirare.
Si alz sulle gambe tozze:
...in ogni caso, volevo presentarti il signore.  un vecchio amico che ho ritrovato. Un mio
vecchio amico... Il signor Nestor Burma... il signor Ren Lvyberg....
Mi inchinai. Lui non si mosse, non mi porse la mano.
Forse ti ricordi di lui, Ren....
Pronunci queste ultime parole con voce sibilante, poi prosegu:
...Oggi  un detective privato, ma all'epoca era... non era altro... (fece una pausa e concluse
con una discreta dose di perfidia) ...che un amico di Georges Moreno.
Il mercante di tessuti trasal. Il furore gli sal in volto, facendogli cambiare colore. I tratti
aquilini si incresparono. Le pesanti palpebre accelerarono i battiti.
Dovresti sapere che ricordare Moreno per me  gradevole quanto pensare a Hitler!, grid con
voce sorda.
Certo che il suo rancore  tenace, signore, osservai. Nei confronti di Moreno, intendo.
Mi fulmin con lo sguardo e rispose:
S, signore. Desolato che la cosa non le faccia piacere.
Il rancore!, rise Esther.  una delle virt che in famiglia coltiviamo con la massima
gelosia.
Io invece non sono rancoroso, dissi con una piccola riserva mentale. Sa, signore, una volta,
all'epoca cui fa riferimento la signorina sua sorella, non essendo riuscito a trovare la faccia di Moreno
davanti al suo pugno, lei ha pensato di far beneficiare la mia della sua collera....
 possibile.
 certo. Ebbene, vede, signore, avevo dimenticato l'incidente. Mi torna in mente solo ora,
davanti a lei. Oh! Un ricordo fugace, stia tranquillo. Pfui.  di nuovo dimenticato.
Lei pratica il perdono delle ingiurie?.
Lo chiami come vuole.
Lei  un ottimo cristiano, invero ammirevole, signor Burma.
Sorrisi:
Il prete della mia parrocchia non  di questa opinione....
Mi girai verso Lvyberg:
...e Moreno non condivide tutte le mie idee.  un vendicativo e se  tornato....
Cosa?.
Fu scosso da un sussulto e, malgrado la scarsa illuminazione, vidi i suoi occhi accendersi di un
bagliore di panico. Abbai:
Cos' questa storia?.
 tornato, intervenne Esther. Non ti avevo detto niente perch non l'ho visto, ma so che 
tornato. E ho fatto ricorso al signor Burma perch ci protegga.
Si ricompose:
Questa  nuova, fece. Ci prendi sotto la tua ala, adesso?... Non ho bisogno di protezione!,
aggiunse in tono secco. So difendermi da solo. L'ho gi battuto una volta, lo sconfigger di nuovo.
 un tipo testardo, ripetei. L'uomo che non ha esitato a sacrificare il mignolo per procurarsi i
cento franchi che gli servivano per raggiungere la donna che amava  capace di tutto.
Cosa vuole dire?.
Gli racconti l'aneddoto, signor Burma, mi preg Esther, con voce dolce, la dolcezza traditrice
di una china scivolosa.
Eseguii. Non mi dispiaceva affatto mettere un po' di fifa al signor Ren Lvyberg. Ascolt il
mio racconto senza manifestare alcun tipo di sentimento. Quando ebbi finito, si guard a lungo la mano
destra, in silenzio, come fosse affascinato. Apr le dita, le separ, le richiuse. Tutta quella ginnastica
forse aveva un qualche significato per lui. Per me era come se parlasse arabo, o anzi, per restare in
tema, ebraico. Alla fine si infil la mano nella tasca dei pantaloni, come lo imbarazzasse.
A cosa dovrebbe portarci questa conversazione?, chiese lui con astio.
A nulla, temo, sospirai. Ma visto che abbiamo una lingua, tanto vale servirsene.
Alz le spalle.
Il mio tempo  prezioso, borbott.
E su queste parole, estratte da una raccolta di massime per le situazioni condotte con saggezza e
stile, gir sui tacchi e spar dietro la tenda, senza alcuna altra formula di cortesia.
Ecco qua, disse Esther.
Non rideva pi. Aveva una voce diversa. Era pallida. Stanca. Si prese la testa tra le mani e
mormor:
Sempre scene sgradevoli... sempre....
Fu scossa da un brivido e si mise a piangere in silenzio. Mi avvicinai, le misi una mano sulla
spalla e mormorai parole di conforto che tardarono a far effetto. Alla fine si calm, cerc un fazzoletto,
si asciug le lacrime e, tra un singhiozzo ritardato e un sospiro, si sfog dicendo che tutte quelle
contrariet la sfinivano, che i suoi nervi erano ormai logori e altri lamenti dello stesso tenore. Le versai
un po' d'acqua gassata nel bicchiere, la feci bere e mi servii un buon sorso di aperitivo per sopportare la
tensione. Lasciai passare qualche secondo, poi:
Vediamo, Alice. Lei adesso  mia cliente. Cosa devo fare?
Qualche informazione in pi mi sarebbe utile a muovermi... A meno che per lei non sia troppo
penoso continuare questa conversazione....
Non rispose subito. Alla fine disse:
S, sono a pezzi. Ma torni. Torni quando vuole. Mi piacerebbe che tornasse a trovarmi. Per
piet di ci che  stato di Alice....
Quella lettera....
Cercher la lettera... Non posso averla smarrita... La ritrover....
Certo, annuii con vigore. (Ricominci a intrecciare le dita. Non mi sentivo pronto per un'altra
seduta). E torner volentieri, ma mi chiedo se suo fratello... uhm....
Lei sorrise con aria triste:
Non siamo pi nel 1930, disse. (Si lisci i capelli, la spessa onda che nascondeva la cicatrice
delle bruciature). Ho pagato con l'et il diritto di scegliere le mie frequentazioni. Ha paura?.
Di suo fratello?.
S.
Ma siamo seri, per favore.
Torner, quindi? Promesso?.
Promesso.
Non tardi a venire. Talvolta mi chiedo se mi restino ancora molti giorni da vivere. Ho il cuore
malato, aggiunse lei con voce languida. Senta, senta come batte... forte... cos forte....
Mi prese la mano e se la port sul seno sinistro. Il classico trucco. Imbarazzato, ritirai la mano
senza permetterle di esibirsi negli esercizi di palpitazione che apparentemente ci si aspettava da lei.
Esther mi accompagn fino al primo gradino delle scale. Passammo davanti a una biblioteca
con la porta aperta, dove vidi un uomo esaminare i libri sugli scaffali. Sentendoci passare, si gir.
Buongiorno, signorina, disse lui gentilmente.
Buongiorno, signor Bonfils, rispose lei. Non sapevo che fosse in casa.
Mi ha mandato a chiamare il signor Lvyberg.
Le presento il signor Grard Bonfils, mio caro Nestor Burma, disse Esther.  un amico di
mio fratello, ma  anche amico mio. Si sono conosciuti in uno di quei campi.
Tutti le sono amici, signorina, replic l'altro con cortesia.
Era un uomo dai capelli scuri, nel pieno degli anni, aitante, vestito con eleganza. Gli occhi
chiari gli rischiaravano il viso dal colorito abbronzato. All'orecchio era fissato un apparecchio acustico
di madreperla, il cui filo si perdeva dietro un fazzoletto di seta.
Il signor Nestor Burma?, esclam lui, tendendomi la mano. Credo di aver gi sentito parlare
di lei.
E io, sorrisi, mi chiedo se non l'ho gi vista da qualche parte.
Un'ombra di contrariet gli vel lo sguardo. Quando parl, la sua voce riflett lo stesso
sentimento:
La cosa mi stupirebbe. Non frequentiamo le stesse persone.
Ci incontriamo qui, per.
Questo  vero, replic ridendo.
Dopodich ci scambiammo qualche altra frase di provata banalit e ci separammo. Esther scese
con me fino al piano inferiore e l mi lasci andare sulle mie gambe. Nel frattempo avevamo incrociato
un dipendente che ci squadr con sguardo beffardo.
In rue des Jeuneurs mi mescolai alla folla di lavoratori, liberati dai loro uffici e laboratori
dall'ora del pasto di mezzogiorno. All'angolo di rue Montmartre, mi girai per dare un'ultima occhiata ai
cinque piani di Tessuti Berglevy. Era una casa triste, che sapeva di amido, lenzuola nuove e polvere.
Era una casa dove forse non sarei pi tornato, per quanto Esther desiderasse ardentemente il contrario.
Che roba il sex-appeal, eh? Perch, al di l di quel lato peculiare della faccenda, insisteva tanto che
andassi a trovarla? Verosimilmente perch la mia presenza non faceva affatto piacere al fratello a cui
lei cercava di risultare il pi possibile sgradevole, ricorrendo a qualsiasi mezzo. Forse c'era
qualcos'altro l dentro per Nestor Burma, ma la mia vista, allo stato attuale dei fatti, non era abbastanza
buona per distinguere nitidamente cosa.
A quel punto delle mie riflessioni, vidi il signor Bonfils che veniva verso di me, come se mi
dovesse parlare. Mi avvicin con un sorriso ambiguo e, imbarazzato:
Credo, in effetti, che ci siamo gi incontrati, signor Burma e... io... ecco....
Rue Saint-Denis, dietro un'auto, in un giorno di spettacolo.
Non credevo di dare cos nell'occhio. Dev'essere questo affare....
Agit il filo dell'apparecchio acustico:
...Io, naturalmente, l'ho riconosciuta subito, sebbene oggi non avesse la pistola in mano.
Capisce, aveva colpito la mia curiosit....
Mi ha fatto proprio un bello scherzo, quel giorno. Come le  venuto in mente di segnalarmi
agli sbirri? Mi hanno portato con loro.
Non sono stato io, protest. Non  proprio mia abitudine denunciare la gente. Forse non
sono stato il solo a notare il suo maneggio....
Non parliamone pi. Non ha avuto gravi conseguenze.
Tanto meglio. Spero che non ce ne saranno nemmeno per me. Grave forse  una parola grossa,
ma, insomma... Ecco. Posso parlarle con franchezza? Tengo molto all'amicizia di Lvyberg.  un
rapporto fruttuoso. Si  cementato nel campo di deportazione in cui ci siamo conosciuti, ma lui  pieno
di pregiudizi di un'altra epoca. Assorbito dai suoi affari e dalla fobia dello scandalo. Se sapesse che
frequento luoghi malfamati... Buon Dio! Quell'uomo  completamente insensibile alle grazie
femminili. Io invece no. E non sono sua sorella.
Cosa c'entra sua sorella in questa storia?.
Ehm... ecco... niente.
Insistetti e lui fin per confessare, con un sacco di precauzioni e giri di parole, che la donna era
ninfomane e mitomane. Non mi diceva nulla di nuovo.
In altre parole, ha molti amori, eccetto quello per la verit.
Precisamente, rise lui. Questa  proprio buona. Devo ricordarmela. Sa,  una brava ragazza,
ma insomma... i suoi comportamenti talvolta sono pi pericolosi dei miei per il buon nome dei
Lvyberg, ma  la sorella. E lui, se vuole evitare scandali, non pu prendere provvedimenti seri. Mentre
con me... Ecco. Preferirei che non ne venisse a conoscenza....
Non ho alcun motivo di parlare delle sue scappatelle. N a lui... n a sua sorella.
Sottolineai questo frammento di frase. Forse ci andava a letto. Non batt ciglio.
Tanto meglio, fece lui. Grazie.
Mi tese la mano e ci separammo. Proseguii per la mia strada. Direzione: il bar con veduta aerea
di France-Soir. In rue Raumur, mi attardai a guardare le foto esposte nelle vetrine del Parisien
libr. Stavo ammirando la faccia della portinaia che aveva appena vinto, oltre a una scopa d'onore,
anche il titolo di portinaia pi adorabile della capitale, quando alle mie spalle sentii una brusca frenata
e, subito dopo, un tipo urlare una di quelle parole che gli avrebbe assicurato la bocciatura all'esame. Mi
girai. Si trattava di un comune pedone, rosso in viso per la collera, che spiegava a un automobilista
cosa pensava del suo modo di guidare. L'automobilista era al volante di una Plymouth e per poco non
lo aveva investito. Sembrava nervoso, ma non replicava alle invettive del tizio a piedi. Il signor Ren
Lvyberg aveva esaurito lo stock di repliche con me. Alla fine, come se avesse avuto pi paura che
altro, e con i clacson che cominciavano a risuonare da tutte le parti, il pedone si allontan e Ren
Lvyberg ingran la marcia.
Poco prima di arrivare all'edificio che Lon Bailby fece costruire sul luogo della ex Corte dei
Miracoli per l'Intran e che ospita al giorno d'oggi, oltre ad altre redazioni e stamperie, le sedi di
France-Soir, di Franc-Tireur e del Crpuscule, rividi l'auto del mio milionario parcheggiata su
un lato della piazzola. Entrai nella hall della S.N.E.P. e incrociai Lvyberg che usciva dagli uffici
riservati alla raccolta degli annunci. Ci stavamo seguendo o qualcosa del genere. Senza prestarmi la
minima attenzione, usc in strada. Da parte mia, salii fino a Le Crpu nella speranza di farmi invitare
a pranzo dal mio amico Marc Covet, il celebre giornalista, ma Covet  uno che in questi casi sente
puzza di bruciato a un chilometro di distanza. Era in missione in una sperduta periferia. Presi
l'ascensore per raggiungere il bar al settimo piano e mi sedetti davanti a un aperitivo sulla terrazza
soleggiata da cui si domina tutta Parigi. Dal 1944, molti Rastignac da strapazzo erano venuti a sognare
l. Mi misi a sognare anch'io. Del resto, non costava nulla.
Moreno era morto in Spagna. Non avevo visto il corpo, ma la sua esecuzione da parte dei
franchisti mi era stata confermata da un amico degno di fiducia poco dopo la pubblicazione del
necrologio nel Libertaire. Lvyberg sembrava ignorarla e anche Esther. O forse lei lo sapeva. Ma,
che lo sapesse o meno, non faceva differenza. Moreno non poteva tornare. Era contrario a tutte le mie
convinzioni materialiste. La lettera anonima poteva esistere o non esistere. Se esisteva, poteva essere lo
scherzo di cattivo gusto di qualcuno al corrente dell'errore di giovinezza dell'ebrea. Se non esisteva,
Esther aveva usato la scusa di Moreno per avvicinarsi a me e introdurmi in casa sua, nella sua
famiglia. Feci cos spuntare e crescere in buona salute diversi punti interrogativi. Li mescolai e li feci
proliferare. Dopodich lasciai perdere, perch l'emicrania era alle porte.
Solo che, mosso da quel maledetto difetto che mi spinge a occuparmi sempre di ci che non mi
riguarda, non potei fare a meno di pensare che forse poteva essere interessante esaminare da vicino la
Maison Lvyberg, e farlo all'insaputa anche di Esther, giusto per rendere franchezza per franchezza,
nonch per guadagnarsi il denaro ricevuto. Era un peccato che dai Lvyberg non assumessero. Mi sarei
dato da fare per mandarci qualcuno. Ma non assumevano e... ah, una cosa buffa. Non assumevano, ma
Lvyberg faceva inserire annunci nei giornali e, come se non bastasse, si disturbava di persona per
consegnare il testo. Anche questo era buffo.
Finii il bicchiere e tornai alla redazione del Crpu. Ero conosciuto e, in mancanza di Marc
Covet, attaccai bottone con un amico del mio amico. Conosceva per caso qualcuno al servizio degli
annunci che non fosse troppo ligio al segreto professionale e fosse disposto a rispondere a qualche
domanda? L'amico di Covet, che non era un novellino, non si scandalizz per la richiesta, ma confess
di non potermi aiutare. Un paio d'altri tentativi non diedero esiti migliori. Tutto quello che ottenni fu
l'ora di apparizione degli annunci depositati verso mezzogiorno. Ci sono detective con poche pretese
che si accontentano di meno.
Andai a mangiare da solo, tornai all'agenzia e aspettai le quattro chiacchierando con Hlne. A
quell'ora, la mia segretaria scese a comprare France-Soir, Paris-Presse e Le Crpu. Mi immersi
nella lettura. Nessun inserto pubblicitario che vantasse le qualit della merce Lvyberg. Del resto non
ci si rivolge all'ufficio annunci per quel genere di servizio, ma diedi comunque un'occhiata. Quindi
passai agli annunci veri e propri. In uno dei giornali ce n'erano quattro pagine, mentre gli altri due si
limitavano a tre. Offerte di lavoro, domande, occasioni, affitti, vari. Non una volta il nome Lvyberg.
Nemmeno un semplice Lvy. E nemmeno Berglevy.  vero che doveva avere le mani immischiate in
svariati settori. Oltre al commercio dei tessuti, sapevo gi di una ditta di trasporti. Poteva possedere
anche una fabbrica di reggiseni o qualcosa del genere. Ma mi sarei stupito se nella ragione sociale non
fosse figurato il suo nome. Ci sembrava cos affezionato. Forse si trattava di qualcosa di ultrasegreto.
Tanto valeva lasciar perdere, allora. Certo, sono bravo a indovinare, ma ho comunque bisogno di un
aiuto. Ripresi i giornali e continuai a consumarmici gli occhi. Nisba. Niente di niente. Cominciai a
dirmi che ero vittima di un delirio esegetico, che il nervosismo di Ren Lvyberg al volante non aveva
alcun significato preciso e che l'avevo incontrato nell'edificio della S.N.E.P. solo perch faceva il
pappagallo con un'addetta agli annunci, quando mi venne l'idea di spulciare seriamente la categoria
varie e ricerche. Le varie e ricerche non erano numerose. Nel Crpu attir il mio sguardo il seguente
annuncio:
La, Etienne, Viviane e Yvette. Buone nuove da Marceau.
C'era, se non un Lvyberg, almeno un Lvy. La. Etienne. Viviane. Yvette. L.E.V.Y. Forse era
un'assurdit. Forse era una pista. Era un tentativo da fare.
Presi l'elenco telefonico, cercai il numero di Lvyberg e lo composi. Coprii il microfono con un
fazzoletto.
Pronto!, fece la voce piatta di un'operatrice.
Il signor Lvyberg, per favore, dissi con l'accento del Sud.
Chi lo cerca?.
Marceau.
Marceau come?.
Marceau Marceau. Nome e cognome.
Se  uno scherzo....
Il signor Lvyberg, per favore, dissi in tono secco.
Qualche interferenza sulla linea, quindi vibr alle mie orecchie la voce di Lvyberg:
Pronto!.
Sono Marceau.
S.
Non sembrava stupito, ma il suo accento tradiva preoccupazione.
Vorrei vederla.
S.
Il che non mi diceva nulla di nuovo, se non che con l'annuncio ci avevo azzeccato. Ma stava a
me condurre la conversazione. Avrei preferito che l'avesse presa in mano lui.
Vorrei vederla, ripetei.
Lei ha....
S'interruppe. Forse avrei dovuto completare io la frase. Ma non ero assolutamente in grado di
farlo.
Ce l'ho, dissi.
Dove?.
Stava parlando del luogo dell'incontro? Questa fu la mia interpretazione e radunai i miei ricordi
e le mie conoscenze in fatto di bistrot:
Questa sera. Alle nove. Il caff all'angolo di rue Beauregard e rue Thorel. D'accordo?.
Molto docile, il signor Ren Lvyberg disse, con un lieve sospiro:
Capito....
Lo sentii irrigidirsi bruscamente, come temesse una trappola:
...Questa sera? Mi sembra presto. Non ho....
Lasci la frase a met. E io non la portai a termine.
Stasera, ripetei con il tono di uno che intende farsi obbedire.
Ma io non l'ho mai vista e....
Insperato.
Occhiali, dissi. Mystre Magazine in mano. Coca-Cola sul tavolo.
Mystre Magazine!, esclam lui, con una risata incrinata da vecchio rimbambito.
Non risposi. Aspettai. Riattacc. Feci altrettanto. Avevo trovato qualcosa.
.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Buoni indirizzi e buone nuove.
...
.
...
Il mio orologio faceva le dieci e venti. Ero da solo nel mio ufficio ad aspettare, fumando la pipa.
Da novanta minuti, Hlne e Reboul, il mio ausiliare monco ma non per questo maldestro,
facevano gli innamorati in un angolo del bistrot di rue Beauregard. Avevo fornito loro una descrizione
dettagliata di Ren Lvyberg ripetendo tre raccomandazioni: non leggere Mystre Magazine, non
ordinare Coca-Cola e mettere baffi o seni finti, se la cosa li divertiva, ma niente occhiali. Avevo anche
detto loro come comportarsi con Lvyberg se si fosse presentato all'incontro. Se dovevo
compromettermi, tanto valeva che accadesse con perfetta cognizione di causa.
Il telefono sulla scrivania squill. Alzai la cornetta.
Sono Reboul, disse Reboul.
Lvyberg?.
Niente Lvyberg. Ma una specie di pulotto che era molto interessato a quello che bevevano e
leggevano i clienti. Se n' appena andato.
Un pulotto?.
Se non lo , l'imitazione gli  riuscita benissimo. L'ho notato subito, quando  entrato.
Impermeabile, cappello floscio, e un'occhiata circolare fintamente disinvolta... Uno sbirro fatto e
finito!.
Uno di nostra conoscenza?.
Non per me. Mai visto prima.
Meglio, in un certo senso. Continui.
Si  seduto, guardando tutti con attenzione, soprattutto dopo le nove e in particolar modo i
nuovi arrivati con gli occhiali. Ce ne sono due. Per fortuna nessuno leggeva Mystre Magazine.
Cinque minuti fa deve aver pensato che stava perdendo tempo e basta. Ha preso un gettone alla cassa
ed  sceso a telefonare. L'ho seguito e mi sono nascosto vicino alla cabina, da dove potevo sentirlo
senza essere visto. Il numero che ha chiamato deve essere Centrale....
Mi diede due gruppi di cifre. Due gruppi simili, cambiava solo il centinaio. Li annotai.
...Le dicono qualcosa?.
No.
Quando gli hanno risposto, senza presentarsi n niente, ha detto: Nessuno. Che si fa?. Ha
lasciato parlare l'altro, poi: Niente di simile. Ha ascoltato e ha aggiunto: Va bene, arrivo, poi ha
attaccato.  risalito, per prudenza ho aspettato a seguirlo. Quando sono tornato in sala, se n'era andato.
Ecco tutto... uhm... l'ideale forse sarebbe stato pedinarlo, ma almeno abbiamo un numero di telefono,
eh?... sempre meglio di niente, no?.
Meglio di niente, s. Che aspetto ha il nostro uomo?.
Sembra uno sbirro, magari in pensione  ha l'et per esserlo  che adesso lavora da solo. Gli
ispettori in servizio si muovono sempre in due, no?  piuttosto alto, un po' gobbo, il viso flaccido e
rugoso, come se fosse dimagrito, ma in realt deve essere sempre stato magro. Baffi grigi a spazzola e
denti e occhi dello stesso colore. A parte questo, fronte media, naso medio, mento medio. Niente di
particolare. Anche il colorito era grigiastro.
Cercai nelle profondit della mia memoria qualcuno che potesse corrispondere a quel ritratto.
Nessuno.
Nemmeno io lo conosco, feci.
E adesso faccio come lui, concluse Reboul. Che si fa?.
Lei ed Hlne potete andare a letto, ma non insieme.
Riattaccai.
Centrale... Un altro colpo di fortuna che non fosse il numero di Lvyberg. Altrimenti avremmo
girato in tondo.
Mi fidavo delle capacit di captare i suoni del mio agente. Non era la prima volta che ne
dimostrava l'affidabilit. Oltre al braccio, in guerra per poco non aveva rischiato di perdere anche la
vista, e otto mesi nel buio pi assoluto gli avevano incredibilmente affinato l'udito.
Chiamai Lefebvre, un tizio che occupava una posizione piuttosto importante alle Poste e
Telegrafi e a cui mi era capitato di fare un favore:
Pronto! Centrale... eccetera eccetera. Vorrei conoscere gli indirizzi corrispondenti a questi
numeri di abbonati, glieli dissi.
 urgente?.
Come tutto quello che chiede un detective.
Cercher di procurarglieli. La richiamo?.
Gliene sarei grato. Non mi muover dall'ufficio.
Lavora fino a tardi?.
S.
Quando mi richiam, la sua voce sembrava soffocare una risata.
Che birichina la primavera, eh?, attacc.
Cosa glielo fa dire?.
Oh! Cos... Ecco le informazioni. Primo numero. La vedova Charbonnel, benestante,
boulevard Bonne-Nouvelle. Ma non credo le interessi, la vera buona nuova  un'altra. In ogni caso,
l'altro indirizzo  pi eccitante. Si trova... insomma,  in rue de la Lune. Una libreria. Una libreria in
regola, con tanto di romanzi polizieschi, racconti di viaggio e memorie politiche in vetrina. Prima della
guerra, si chiamava Les Heures claires e anche allora era una libreria, ma un po' speciale. A gestire il
negozio era la signorina Lucette.  anche possibile che ci sia ancora la signorina Lucette. Hanno letti
molto comodi al piano di sopra.
Una casa d'appuntamenti?.
S, carissimo. La cosa le crea qualche problema?.
Sembra che lei conosca il posto.
Anche questo le crea qualche problema?.
Ma no. Lei  celibe e ha una buona paga.
Si mise a ridere:
Soprattutto una buona paga. Non vedo cosa centri la condizione di celibe....
Giustissimo. Chi devo dire che mi manda?.
Robert. Bussi tre volte alla porta a sinistra del negozio.  all'ammezzato.
Grazie.
Di nulla. Buon divertimento.
*
**
C'era da sperare che le ragazze che giravano in quel posto fossero pi graziose del tizio che mi
apr la porta. Aveva l'aria floscia e lo sguardo offuscato che ho sempre visto nei ragazzi dei bordelli.
Robert, dissi.
Scaracchi, mi esamin e not, con voce effeminata:
Robert era un mese fa.
Ho avuto l'informazione da un amico che sta invecchiando, sorrisi. Se viene tre volte
all'anno sar tanto.
Entri, fece il ragazzo.
Le istruzioni dovevano essere di non andare troppo per il sottile. Ondeggiando le anche davanti
a me, mi fece entrare in un salone in cui fui ricevuto dalla tenutaria, una spilungona che assomigliava
vagamente a Marthe Richard. Molto tenuta in un abito attillato che non lasciava un centimetro di pelle
all'aria, mi diede gentilmente il benvenuto, indag sui miei desideri  potevo averne di particolari  e
spingendo infine un pulsante invisibile provoc l'ingresso di cinque bambole abbondantemente
profumate. Un assortimento completo. Bionda, bruna, rossiccia, platino e la tradizionale negra,
destinata a lusingare i gusti imperialisti della clientela. Senza alcun desiderio di perversione, avrei di
gran lunga preferito che mi sfoderassero lo sbirro che rendeva conto dei risultati delle sue missioni in
quel luogo inatteso. Riservai i miei favori alla ragazza con i capelli fulvi. Si chiamava Marion. Portava
un abito da sera color malva, scollato sul davanti fino all'ombelico, aperto sulla schiena fin sotto la
cintura e con uno spacco di lato. Le gambe, guainate in calze da quindici denari e in equilibrio su tacchi
a spillo, facevano pensare a una dolce ospitalit. Giovane, con un viso gradevole, non sembrava aver
scoperto l'acqua calda. Tutto ci doveva sicuramente bastare alla mia felicit.
Ci isolammo nella stanza detta giapponese, in compagnia di una bottiglia che conteneva
champagne, o cos almeno sostenevano loro.
Dopo un istante, feci la parte dello sciocco che ricorda all'improvviso di dover urgentemente
fare una telefonata e chiesi a Marion se c'era un apparecchio in giro.
Nel negozio, mi spieg la ragazza. Ma solo la padrona pu usarlo. N noi n i clienti
abbiamo il permesso.
Nemmeno con una lauta mancia?.
Si mise a ridere:
Non si viene qui a telefonare. Non  un ufficio postale.
Hai ragione, annuii con tono rassegnato.  vero che non  un ufficio postale. Piuttosto un
ufficio di esattoria. Se non fosse cos caro, verrei a trovarti spesso. Ma come si fa? Mi costa met
stipendio... I vostri clienti devono essere pieni di soldi, eh?  un quartiere di commercianti. Sembra
che gli ebrei siano piuttosto interessati all'articolo....
Questo si pu sempre chiedere, senza tradire una curiosit fuori luogo.
Ebrei e non ebrei, disse Marion. Gente che paga senza farci caso, altri che ci fanno caso.
Io sono tra quelli che ci fanno caso, risi. Senti, non  che possiamo vederci da soli, in
qualche altro posto? Mi spiace pensare che di tutti i soldi che lascio, tu te ne prendi solo una parte.
Abiti qui?.
No, perch?.
Be', pensavo che forse potresti portarti a casa un po' di lavoro... Per te sarebbe un vantaggio.
Sistem il pensiero nel cervelletto e si accarezz un seno per facilitare la riflessione. Per esserle
d'aiuto, io presi in mano l'altro.
Non sar comunque regalato, sai, tesoro.
Non ti chiedo favori, Marion. Ma mi disgusta l'idea di ingrassare i tuoi sfruttatori. E tracannare
le loro porcherie.
Va bene. Hai una matita?.
Le diedi una matita e un pezzo di carta su cui scrisse un numero di telefono:
 un bistrot di rue du Ponceau. Chiamami verso le due del pomeriggio, quando vuoi.
Organizzeremo qualcosa. Come ti chiami?.
Martin... Grazie, sei gentile, dissi, recuperando carta e matita. Presto noi due saremo come
marito e moglie.
Lei si mise a ridere e io anche. A casa sua o di chiunque altro, purch lontano dalla sorveglianza
invisibile ma reale della tenutaria e dello stato maggiore che presiedeva ai destini di quel club
clandestino, sarebbe stato molto pi facile farla parlare... ammesso che avesse qualcosa da dire. In ogni
caso, valeva la pena tentare. Se anche non ne avessi ricavato nulla, avrei comunque perso il mio tempo
in modo gradevole. E nel mio mestiere non capita spesso.
E adesso, taglio la corda, dissi.
Marion azion un campanello. La porta si apr lentamente e il ragazzo con la faccia da lesso
entr nella stanza.
Se non le dispiace, signore, dovrebbe aspettare un momento, mi preg. Bisogna attraversare
una sala dove ci sono dei clienti che non desiderano essere visti. Non ci vorr molto.
Da una stanza vicina, si sentiva in effetti provenire il brusio di una conversazione animata.
Degli esagitati, eh?.
Magnati che vengono per la sala dei supplizi, sospir il ragazzo, come se fosse dispiaciuto di
non essere stato invitato a fare la parte del flagellato.
Ha per caso partecipato alla seduta?, chiesi, indicando il polsino della sua camicia bianca su
cui si vedeva una macchia scura delle dimensioni di una moneta da venti franchi.
Vi port lo sguardo e si perse a contemplarla, corrugando la fronte. Una macchia scura, di un
marrone particolare. In genere il sangue presenta quel colore. Il tipo scaracchi, poi spieg, con una
finta risata:
 stato preparando il loro succo di pomodoro. Non penser che le frustiamo fino all'osso.
Usiamo un estratto d'uva che rende altrettanto bene l'effetto....
Porse l'orecchio. Da qualche parte arriv il suono di un campanone.
...Ecco... credo che possa andare, signore. Arrivederla, signore.
Mi ritrovai in rue de la Lune, deserta, senza un passante, senza un gatto, senza nemmeno un
raggio di luna. Il rumore del viale veniva a morire sul selciato in pendenza. Ombra pi spessa contro il
fondo scuro della notte, la chiesta di Notre-Dame-de-Bonne-Nouvelle, ovvero della Buona Nuova,
erigeva la sua massa protettrice a due passi da quella peculiare libreria. Un odore di sacrilegio si
mescol a quanto restava del profumo di Marion sulle mie labbra. Scesi fino alla famosa pasticceria,
chiusa a quell'ora, poi tornai sui miei passi e mi appostai in un angolo, di fronte alla casa
d'appuntamenti. Non sapevo cosa aspettavo n chi. Qualche secondo dopo, un uomo usc dal bordello e
si allontan fischiettando. Un cliente soddisfatto. Poco dopo, ne arriv un altro davanti al quale la porta
si apr come per incantesimo. Aveva con s una valigetta. Un amante dei travestimenti che si portava il
suo armamentario erotico. Sono pi di quanti non si creda. Il tempo pass. L'orologio della chiesa
suon mezzanotte e mezza. Cominciavo ad essere stufo. Un'auto sal la strada e si ferm davanti alla
libreria. Un'auto provvista di fanali, ma spenti, e forse anche di una targa di immatricolazione, ma non
illuminata. Non scese nessuno, per tre persone uscirono dalla casa e s'infilarono nell'auto che ripart
immediatamente, sempre cieca, sempre muta. Mi era parso che uno dei tizi fosse un po' debole di
ginocchia. Nella stanza dei supplizi, quelle signore con gli stivali dovevano aver calcato un po' la
mano. Anche questo succede. Sbadigliai. Nulla per Nestor Burma in tutto ci. Perlomeno a prima vista,
tanto valeva andare a dormire. Rimuginando e succhiando la pipa, m'incamminai in direzione
dell'ufficio.
Mi stesi sul divano e, prima di addormentarmi, riflettei ancora.
Lvyberg era oggetto di un tentativo di ricatto. Tutto andava in quella direzione. Ed Esther,
senza volermelo confessare, sperava forse che io scoprissi per cosa tentavano di ricattarlo, in modo da
averlo in pugno. Una famiglia molto unita. Come il pugno quando  chiuso e ce lo si d reciprocamente
in bocca. La, Etienne, Viviane e Yvette. Buone nuove da Marceau. La frase innocente e classica che
annuncia la capitolazione. L.E.V.Y... Lvy...
Sprofondai nel sonno e continuai a riflettere. Perlomeno lo suppongo perch, qualche ora dopo,
mi svegliai di colpo, come sotto l'effetto di una rivelazione.
Come L.E.V.Y. anche Buone nuove doveva avere un significato. Non si trattava n della
chiesa n del viale, sebbene fosse per un'inconsapevole associazione di idee che arrivai a Lemeunier.
Quel Lemeunier era una delle pi curiose e originali canaglie in circolazione, noto ricattatore,
praticamente analfabeta, appena in grado di fare la propria firma e leggere sillabando, che faceva
redigere il suo giornale confidenziale da negri reclutati tra i giornalisti al verde o famelici poeti.
Peraltro non sprovvisto di un certo sense of humour, aveva chiamato il suo giornale La Buona
Nuova. Se volevo sapere per cosa volevano ricattare il ricco Ren Lvyberg, non c'erano dubbi che la
porta dell'ufficio del grosso Lemeunier fosse quella giusta.
.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Falsa nota.
...
.
...
Era a uno sputo dalla Borsa, in rue Feydeau, in un immobile votato al piccone dei demolitori,
nell'attesa solidamente puntellato da impalcature. Dalla finestra del quinto piano, dove c'erano il salone
da musica, la redazione del suo foglio e il suo appartamento, Lemeunier poteva contemplare il Tempie
a Colonnes, luogo abituale delle sue imprese. A nord-ovest, la vista sull'Opra-Comique doveva
utilmente ispirare i suoi clienti. Conoscevo il posto e l'individuo poco raccomandabile che lo abitava.
Ci ero gi venuto una volta a fargli paura. Con successo. Oggi speravo di poter avere la stessa fortuna.
Stavano suonando le otto. Appena alzato dal letto, sarebbe stato pi malleabile. A quell'ora
relativamente mattiniera, in quella strada calma e pacifica, l'edificio sembrava abbandonato. Fino agli
uffici de La Buona Nuova c'erano solo i locali commerciali di piccole ditte e sulle scalinate dai
gradini accidentati e scricchiolanti non incrociai nessuno, eccetto due donne delle pulizie. Al quinto
piano regnava un silenzio assoluto. Il rumore di rue de Richelieu e rue Saint-Marc, che non sono
precisamente deserte, non arrivava fino a l. Tralasciando la porta su cui si leggeva La Buona
Nuova, periodico di annunci finanziari, suonai a quella, priva di indicazioni, degli appartamenti del
pubblicista da forca, dall'altra parte del pianerottolo. Suonai e attesi. Per le scale, una donna delle
pulizie si azzuffava rumorosamente con un secchio di metallo. Suonai di nuovo. Ancora niente. Sentii
uno strofinio contro la mia gamba. Abbassai lo sguardo su un gatto randagio, un micione tigrato che
aveva un occhio solo, uno di quei gatti che fanno una vita da cani. Mi guard con l'unico occhio e
miagol dolcemente. Indicai la porta davanti alla quale aspettavo:
Ancora in giro a far baldoria?.
Il felino non lo sapeva. Miagol di nuovo e si mise a gironzolare sul pianerottolo. Doveva aver
attraversato la zona di lavoro di una delle donne delle pulizie. Le zampe lasciavano piccole impronte
umide dietro di lui. Lo vidi avvicinarsi all'altra porta e spingere con il muso. Senza fare alcun rumore,
l'uscio gir sui cardini e l'animale s'infil dentro. Lo seguii nel piccolo atrio buio su cui era semiaperta
un'altra porta. Il felino fece un balzo, gonfiando la coda rigida che sembrava uno spazzaforno con tutti i
peli dritti. Urtando contro le mie gambe, scapp a tutta velocit.
Entrai nell'ufficio. La luce, che filtrava attraverso le persiane serrate, permetteva di vedere
abbastanza chiaramente. Chiusi la porta alle mie spalle, una porta imbottita, che perdeva un po' la borra
ma non lasciava passare alcun suono. La stanza era insonorizzata con mezzi di fortuna, per piuttosto
efficacemente. L dentro si potevano digrignare i denti, cantare e piangere. Non trapelava nulla.
Nemmeno i sudori freddi delle vittime di Lemeunier. E di sudare per Lemeunier non se parlava pi,
nemmeno se fosse presto arrivata l'afa estiva.
Avevano distrutto il suo violino ma non era stata l'esecuzione di una sinfonia.
Manovrai l'interruttore. La plafoniera si accese.
Per il vampiro che era, non aveva perso molto sangue. E dire che non avevano lesinato con il
piombo. Tre proiettili a prima vista. Uno nel petto, l'altro nel collo, l'ultimo nell'occhio sinistro.
Assomigliava al gatto di poco prima ed era altrettanto peloso. Era in vestaglia, il petto villoso all'aria e
solo le brache del pigiama addosso. Un piede calzato in una pantofola, l'altro nudo, a immagine del
personaggio: non troppo pulito. Rigido come la giustizia di cui alla fine aveva provato gli effetti,
stendeva i suoi cento chili di ciccia sul linoleum logoro. I tratti del volto, che gi da vivo non erano
quelli di un adone, erano repellenti. La maest della morte, che sciocchezze! Aveva la mano destra
stretta su una.22 long rifle con cui si era difeso, ma male.
Attorno a lui regnava un grazioso caos che non era un effetto artistico. Cassetti aperti, archivi
sottosopra. Stessa storia nelle altre stanze, dove mi avventurai in punta di piedi. A rifilare a Lemeunier
la sua dose di metallo era stato probabilmente un ragazzo con la gola irritata che, non riuscendo pi a
cantare da solo, aveva chiesto il cambio al compagno Browning. Dopo l'operazione di pulizia, era corso
a cercare il suo dossier per portarselo via. Ficcai anch'io il naso un po' in giro, con precauzione. Non mi
serv a nulla, se non a convincermi che c'erano un sacco di persone che non sarebbero state molto
rassicurate dalla morte di Lemeunier. Adesso sarebbero stati i poliziotti a prendere visione degli archivi
del ricattatore. Non trovai altro che questo: uno spunto di dissertazione filosofica. Siccome potevo
svilupparlo a piacere anche in un luogo meno malsano, mi decisi a levare le tende. Passando, afferrai
due volumi rilegati di una collezione de La Buona Nuova. Quel genere di pubblicazione costituisce
una fonte di informazione talvolta molto utile.
Aprii la porta imbottita. Mi giunsero alle orecchie gli accenti di Paris-Canaille, fischiettati da
un allegro buontempone. Che strane circostanze! Buffo, ma non divertente. Il tizio che fischiettava
stava salendo le scale e veniva da Lemeunier!
In un balzo, battei in ritirata e mi rifugiai in una stanza contigua all'ufficio. Il fischiettio cess.
Una voce giovane e gioviale esclam:
Allora? Che succede? Si sperpera la luce e non si chiude pi la porta? Si....
Improvvisamente niente pi giovinezza, n giovialit. La frase s'interruppe con una specie di
borborigmo disgustoso, lo sgradevole rumore di un meccanismo che si rompe.
Merda!, disse una voce.
Era quella del merlo, ma diversa, irriconoscibile:
Merda!, ripet una buona dozzina di volte.
Perfino per Lemeunier si sarebbe potuto sperare in un'orazione funebre pi sfumata, ma
l'uccellino era troppo sconcertato per pensarci. Attraverso la porta socchiusa dietro cui mi nascondevo
riuscivo a vederlo. Era giovane, disinvolto e con un'andatura vanesia quando non si trovava sulla strada
un cadavere. Al momento era verde per la paura. I tratti spigolosi, il naso un po' storto. Cappello grigio
su capelli biondi da fanfarone. Una giacca principe di Galles, pantaloni in flanella che coprivano gambe
della stessa consistenza. Le mani stringevano una cartella di cuoio. Forse dentro c'era un lavoretto. Un
lavoretto che era venuto a consegnare. Un lavoretto che non sarebbe mai stato pagato. Imprec
un'ultima volta, per farsi coraggio, e lentamente, camminando all'indietro con gli occhi sbarrati fissi sul
cadavere di Lemeunier, se ne and.
Uscii dal mio nascondiglio e me ne andai a mia volta. Non ebbi alcun incontro spiacevole per la
scala e sbucai in rue Feydeau senza intoppi. Feci il giro dei bistrot della zona, nel caso il mio giovane
fosse andato a bersi il tonico di cui aveva bisogno. Non trovai il ragazzo da nessuna parte. Tornai alla
Fiat Lux.
Hlne era gi alla sua postazione. Scambiate le cortesie di circostanza, appoggiai su un angolo
del tavolo i due libri rilegati che stringevo sotto il braccio.
Cos'?, domand la mia segretaria.
Una collezione quasi completa de La Buona Nuova. Pu sempre servire, e poi  un oggetto
di valore: dentro ci sono numeri che non sono mai stati messi in vendita perch i personaggi a cui erano
destinati hanno partecipato alle spese.
La Buona Nuova? Il giornale dei ricatti?.
S.
Un'occasione?.
Un'eredit....
Mi sedetti, riempii una pipa, le raccontai perch ero andato da Lemeunier, come l'avevo trovato
morto ecc.
E tutto prima delle nove di mattina!, esclam lei.
Non sono mai pigro per questo genere di attivit.
E chi  stato?.
Lusingato della sua stima, bambina mia. Ma nemmeno Nestor Burma  in grado di rispondere
alla sua domanda.
Con un'unghia color carminio, tamburell sulla rilegatura de La Buona Nuova:
 tutto quello che ha trovato?.
 tutto.
Sulle labbra un lieve sorriso:
Quindi... uhm... nessun dossier Lvyberg?.
Nessun dossier Lvyberg.
Il sorriso si trasform in un riso beffardo e cristallino:
Sono fantastici i detective!.
Nessuna deduzione frettolosa, protestai. L'assenza del dossier Lvyberg da Lemeunier non
prova che Lvyberg sia colpevole.
Non riuscivo a chiarire, nei miei pensieri confusi, se la cosa mi rendesse felice o meno.
Eppure  stato proprio lei a stabilire che esisteva certamente un rapporto tra il testo
dell'annuncio e la testata pubblicata da Lemeunier, no?.
Certamente forse  eccessivo.  un'idea che mi  venuta nel sonno, una specie di sogno....
E che Lemeunier sia stato fatto fuori stanotte...  stato questa notte, no?.
Dal rigor mortis e qualche altro indizio, s.
...Anche questo  un sogno?.
Potrebbe essere una semplice coincidenza. Sa, Hlne, la fatalit esiste. Volevo fare quattro
chiacchiere con Lemeunier ed erano almeno cinque o sei settimane che non inciampavo in un cadavere.
Non poteva durare. Adesso, tutto  tornato regolare.... (Scuotevo contemporaneamente sia la mia di
testa che quella del toro per svuotarla dalla cenere). ...Lvyberg non avrebbe potuto uccidere
Lemeunier, accettare il mio incontro e mandare un poliziotto o simili all'appuntamento. Il fatto che
abbia accettato di incontrarmi significa che non sapeva che era Lemeunier il destinatario dell'annuncio.
A proposito, ho la massima fiducia nella capacit di osservazione di Reboul, ma quattro occhi sono
meglio di due. Anche lei ha visto quel tipo. Assomigliava a uno sbirro?.
Assolutamente s.
Afferrai il telefono e feci il numero della Polizia Giudiziaria Fui ben presto messo in
comunicazione con Florimond Faroux.
Salve, nonno. Dica un po', si sta prendendo gioco di me?, feci, con la voce grossa di uno che
ne ha abbastanza.
Ah s?, rispose. E perch?.
Cosa c' che non va? Perch manda i suoi sbirri a rompermi le scatole?.
Non capisco.
Sar pi chiaro. Ieri sera ero con alcuni amici al bancone di un bar sui viali quand'ecco
che.... (Gli raccontai una frottola per spiegare l'entrata in scena di un tizio che si definiva ispettore e
voleva attaccar briga). ...Non ci ha detto come si chiamava, n ci ha mostrato il distintivo, ma sono
pronto a scommetterci la testa che era uno dei suoi uomini. Piuttosto alto, un po' gobbo....
Ripetei la descrizione fornita da Reboul. Dall'altra parte del filo, Faroux tossicchi:
Uhm... mi ripeta i particolari.
Crede forse che stia scherzando?.
Non si sa mai!.
Allora....
Ricominciai con il colorito grigiastro, la gobba e il resto della segnalazione del tizio che non
avevo mai visto.
Interessante, disse Faroux. E dove sarebbe successo?.
Al bistrot di fronte al Rex.
E lei non ha fatto nulla che possa spiegare perch questo tizio ce l'ha con lei, Burma?.
Niente.
Grazie per l'informazione. Se si tratta di chi penso io, mi piacerebbe fare due chiacchiere con
lui.
Se si tratta di chi penso, risi, dovrebbe essere semplice.  un suo sottoposto.
Errore, Burma. Quel tizio non  un poliziotto. Per la precisione, non lo  pi. Lo abbiamo
cacciato dopo l'evasione, piuttosto dura da mandar gi, di un delinquente di cui era responsabile.
Un'evasione che  stata possibile grazie alla sua connivenza. Ora che ci penso, le ho gi parlato del
delinquente in questione. Pronnet, ricorda?.
S.
Mi chiedo perch Dolivet volesse attaccar briga con lei.
Dolivet?.
 il nome del mio ex collega.
Ah! Certo. Non voleva proprio attaccar briga. Ci ha semplicemente rotto un po' le scatole. Se
non avesse avuto l'aria di uno sbirro, forse non gli avrei dato alcuna importanza. Del resto sembrava
anche piuttosto allegro, come noi, a dire il vero! Sono contento di scoprire che non si tratta di uno dei
suoi scherzetti.
Riattaccai. Avevo scoperto qualcosa, ma forse avevo anche commesso una sciocchezza. Con gli
sbirri bisognava andarci piano. Per fortuna che avevo situato l'immaginario incidente in un bistrot sul
cui proprietario potevo contare. Dissi a Hlne di incaricare Reboul  che non avrebbe tardato a farsi
vivo  di escogitare con lui un alibi che, nel caso ce ne fosse bisogno, potesse passare al vaglio di
Faroux e, afferrando di nuovo la cornetta, chiamai Esther Lvyberg:
Buongiorno. Sono Nestor Burma. Posso passare a trovarla?.
A qualsiasi ora del giorno o della notte, lo sa bene, mio caro, mi rispose lei con la sua bella
voce morente.
.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Una matassa da sbrogliare.
...
.
...
Alla Maison Berglevy, tessuti di ogni genere, continuavano a non assumere. Forse addirittura
licenziavano. In ogni caso, un giovane fattorino in casacca grigia, che si limit a indicarmi la strada che
gi conoscevo, sostituiva lo sgradevole cerbero in cui mi ero imbattuto il giorno prima. Raggiunsi
Esther nello stesso salone ingombro di anticaglie di valore e immerso nella stessa penombra. Mi fece
sedere accanto a lei.
Novit?, domand.
Gli occhi neri erano profondamente cerchiati, mentre il labbro inferiore era ravvivato da troppo
rossetto.
 a lei che bisogna chiederlo, dissi. Ha trovato la lettera anonima?.
No. E....
Non la lasciai finire:
Basta cos. Che ne dice di parlarci francamente? Esiste o non esiste quella lettera?.
Si inalber:
Certo che esiste. Cosa le fa pensare....
La interruppi di nuovo:
Cosa diceva?.
Che Georges si sarebbe vendicato.
Era la sua grafia?.
Un gesto di impazienza da parte sua:
Cosa ne so?... No, non la scrittura che conoscevo io... ma, con il tempo, la grafia pu
cambiare....
La sua non pu cambiare. Moreno  morto.
Morto?.
La sua sorpresa mi parve sincera.
Dal '37. In Spagna. Combatteva tra le file repubblicane. I franchisti l'hanno fucilato.
Lasciai che digerisse la notizia. Dopo un breve e pesante silenzio, articol:
Non lo sapevo... Lei  certo di quello che dice?.
Alzai le spalle:
Non si  mai sicuri di niente. E molti soldati da quelle parti si arruolano sotto nomi falsi.
D'altronde, io ho l'abitudine di trovare cadaveri e questa volta invece si tratta di un'eccezione. Non l'ho
visto con i miei occhi. Ma se non fosse morto in Spagna durante la guerra civile, forse, in un modo o
nell'altro, avrei avuto sue notizie.
Rise:
Le ha dato sue notizie dal '30 al '37?.
No.
Allora questo non prova nulla.
Fu il mio turno di ridere:
Ci tiene a che sia vivo, vero? Per far strizza a suo fratello, sebbene, nel caso le cose si
mettessero davvero male, ci andrebbe di mezzo anche lei. Le piace suo fratello, eh?.
Prefer sorvolare. Io proseguii:
...gi, le piace come le piace una braciola o un pollo. Al sangue o arrosto. Lei non si tirerebbe
indietro all'idea di affondare con lui nella Senna, standogli attaccata come una palla al piede, anche se
la sua morte per annegamento a lei costerebbe la vita, vero?.
La mia domanda scivol via, come gli annegati che avevo appena citato, portata dalla corrente.
In vena di immagini fluviali, aggiunsi a bassa voce:
Se non vuole fare un buco nell'acqua, non le conviene prendersi gioco di me. Lei mi ha pagato.
Ufficialmente per proteggerla da Moreno. Moreno  morto. C' una lettera anonima. Forse non c'. Io
credo che lei abbia solo voluto che io, con la mia presenza, terrorizzassi suo fratello. Forse mi ha
scambiato per un gangster o un orco. Allora c' stato un equivoco. Ma ho comunque scoperto qualcosa
su suo fratello. Lei mi ha pagato e quindi le dir che cosa.
Si chin, interessata:
Racconti.
Prima devo chiederle: suo fratello ha dei nemici? Non parlo di Moreno. Di Moreno non
dobbiamo pi parlarne. Confonde solo le idee.
Nemici?, esclam lei. Chi non ne ha? E lui forse pi di altri....
I suoi occhi sfavillarono.
Non parlo nemmeno di lei, dissi.
Si morse il labbro inferiore. Si macchi i denti di rossetto.
E nemmeno di quel signore... Come lo chiama lei? Quello duro d'orecchi.
Grard Bonfils.
S. A proposito, chi ?.
Gliel'ho detto. Si sono conosciuti da prigionieri. Bonfils ha salvato la vita a Ren. C' gente
cos.
Gente come? Salvatori di professione?.
Salvatori e salvati.
Non un nemico, allora? Un amico... che non ha fatto un cattivo investimento il giorno in cui
ha salvato la vita a suo fratello.
Forse.
Torniamo ai suoi nemici. Sono i soli che mi interessano.
 sempre stato un uomo duro. In affari e nella vita privata. Sempre in lotta con l'uno o con
l'altro, insopportabile a tutti.  separato dalla moglie, sebbene fossero fatti l'uno per l'altra. Ma per lui
c' soprattutto la sua megalomania. Il nostro ancestrale commercio di tessuti non gli basta. Dice che
vuole essere pi di un commesso. Ci ha aggiunto un'impresa di trasporti e di filati....
Un trust verticale?.
Penso che si chiami cos, nel loro gergo. Adesso gli  venuta un'altra fissa. Nutre ambizioni
politiche ed  in trattativa per comprare Le Mridien, un giornale in difficolt, un giornale che
potrebbe fornire tutte le mattine a un milione di lettori  se fossero meno non gli interesserebbe  le
opinioni del signor Ren Lvyberg su ogni questione nazionale o internazionale. Insomma, soffre di un
complesso di inferiorit che cerca in tutti i modi di combattere. Gli viene dal campo di concentramento,
suppongo....
Uno strano sorriso si form sulle sue labbra carnose. Parve smarrirsi in qualche cupa fantasia,
poi:
...Per quanto riguarda il giornale, non va tutto liscio come l'olio. Un gruppo avversario,
guidato da Raucher, dei Fosfati, cerca di mettergli i bastoni tra le ruote e arrivare prima di lui.  tutto
quello che so. Questo le pu spianare la strada?.
Non credo. Pu avere a che fare con quello che ho scoperto o pu non entrarci nulla.
Cosa ha scoperto?.
Stanno ricattando o cercando di ricattare suo fratello.
Fece un balzo, come un cane su un osso.
Magnifico!, esclam lei con voce vibrante.
Gi. Non  forse perch sospettava una cosa di questo genere e perch voleva saperne di pi
che ha messo in piedi questa sceneggiata con me?.
Non  stata affatto una sceneggiata, replic lei seccamente. E lei non si preoccupi di sapere
se sospettavo o meno qualcosa. Mi racconti piuttosto, l'ho pagata per questo.
Il tono non mi piacque.
Non c' nulla da raccontare. Non ne so ancora abbastanza. E non ho intenzione di saperne di
pi... Lascio l'incarico.
Met del suo volto, quello che non era nascosto dalla pesante massa di capelli neri, esprimeva
incredulit e stupore.
Lascio perdere, ripetei.
Perch?, gua lei in collera. L'ho pagata....
Non  una questione di denaro. Glielo restituir.
Si calm e, con voce carezzevole e un po' da puttana:
Andiamo, perch  cos cattivo con la sua piccola Alice?.
Alice?... Ah, s....
Certo, Alice! S, c'era stata una piccola dolce Alice un tempo. L'amante appassionata del mio
amico Moreno. Moreno era morto e Alice anche. Difficile a dirsi chi fosse pi morto dei due: quello
ammazzato dalle pallottole franchiste o quella che oggi si chiamava Esther.
Non faccia l'idiota, Nestor Burma. Lasci pur perdere, se vuole. Ma si tenga il denaro. L'ha
meritato anche solo per ci che mi ha detto. Mi dispiace per che non voglia proseguire. Avrei tanto
voluto sapere i dettagli. Insomma....
Per aiutare suo fratello in questa difficile situazione?, ironizzai.
Si alz e and avanti e indietro per la stanza spostando con un'agilit insospettata la sua massa
appesantita tra i mobili.
Idiota!... Per godermi fino in fondo, con coscienza di causa, i tormenti che dovr soffrire,
dichiar lei con cinismo.
La dolce Alice era davvero morta. Non Alice, mi aveva detto. Esther. Le cicatrici che
intuivo dietro i capelli rafforzavano quest'idea.
Non potei fare a meno di notarlo:
Accidenti! Non  molto simpatico, ma non importa... Lo odia fino a questo punto?.
Si blocc, mi guard senza rispondere. Sorrise. Il sorriso equivoco di poco prima, al ricordo dei
campi di deportazione. Una roba da togliere il fiato:
Sono crepati a migliaia laggi. Che delusione vederlo tornare. E come dice lei: ci sono
salvatori, gente cos. Lei... Per Dio!.
Mi balen in mente un pensiero. Un pensiero mostruoso. Ma, da quindici anni, il mostruoso 
quotidiano. Non riuscii a trattenermi e tutt'a un tratto dissi:
Nella Senna, lei attaccata a lui come una palla al piede... Non avr contribuito a far arrestare
la sua famiglia?.
Mi guard dritto negli occhi e grid, astiosa, abbellita dalla sua esaltazione, con la voce vibrante
di sfida:
E se cos fosse? Hanno distrutto il mio amore, hanno fatto il possibile per separarmi dall'uomo
che amavo, hanno ucciso il bambino che mi aveva dato quell'uomo. Mi hanno maledetta. Era giusto che
fossero maledetti anche loro... Le basta, come risposta?.
Abbondantemente. Suo fratello lo sa?.
No. Non che non mi sia mai venuta voglia di dirglielo. Ma, non so perch, non ho mai... Non
creda che sia per il rimorso.
Non credo nulla, dissi, stanco, eccetto che sia proprio quello che vogliono vendergli.
Cosa?.
Le prove della sua denuncia. Devono esserci dei documenti....
Perch venderli a lui e non a me? A rigor di logica, se esistono documenti simili, sarei io
quella da ricattare, non lui.
I ricattatori hanno sicuramente le loro buone ragioni per comportarsi cos. In ogni caso,
quando suo fratello sar al corrente del fatto, la vita non sar di certo semplice per lei.
Non lo  mai stata.
Mi alzai.
Devo vederlo, dissi.
Chi? Ren?.
S.
Perch?.
Non certo per dirgli tutto, stia tranquilla. Al contrario, per limitare i danni. Voglio che mi
incarichi della questione. Capisce?.
Forse. Allora, non lascia perdere?.
No.
Vada pure. In ogni caso, la sua visita non gli far piacere.  gi qualcosa.
Lei dovrebbe comprare una pistola.
Perch?.
Per ucciderlo. Lo odia a tal punto. Cos sarebbe tutto finito. Una liberazione per tutti.
Rise:
 proprio per questo che non lo uccider. I morti non soffrono. Ma averlo immaginato in quel
campo, pensare a tutto quello che deve aver subito, che piacere! E, da allora, umiliarlo tutti i giorni...
Ah! Moreno non era degno dei Lvyberg! Non apparteneva alla nostra gente, alla nostra razza!... Sa
come mi chiamano in casa? Hyster. La signorina Hyster. Solo i camion della sua ditta non mi sono
ancora passati sopra. La cosa la scandalizza? Io....
La voce s'incrin. Soffoc un singhiozzo mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Ha la mia compassione, dissi.
Con uno sforzo enorme, riprese il controllo di s:
Si tenga la sua piet. Non la accetto da nessuno. E non ne ho per lui. Ecco perch non lo
uccider.
Allora sar lui a uccidere lei.
No. Sono tranquilla. La cosa comprometterebbe i suoi affari, i suoi progetti, le sue
ambizioni....
Un giorno, affari, progetti e ambizioni potrebbero non contare pi. Talvolta basta una goccia
d'acqua per far traboccare il vaso.
La vedevo formarsi, quella goccia d'acqua, una goccia d'acqua grossa come una cateratta. Ma
ero deciso ad asciugarla.
No, ripet Esther, scuotendo il capo. Non mi uccider.
*
**
Mi chiedo perch accetto di incontrarla, brontol Ren Lvyberg, guardandomi attraverso le
ciglia in perpetuo movimento.
Era seduto alla scrivania, un sobrio mobile di legno, pulito e lindo, con solo un sottomano dagli
angoli dorati al centro. Sulla carta assorbente verde c'era una grossa penna, pronta a firmare assegni,
sicuramente non intestati a me. Attraverso la finestra aperta, arrivava il ticchettio di una macchina da
scrivere in piena attivit da qualche parte nel laborioso alveare.
Il produttore di stoffe non si mosse dalla sua poltrona, non mi diede la mano, non mi invit a
sedermi. Mi accomodai lo stesso. La conversazione poteva andare per le lunghe.
Forse, risposi sorridendo, perch  abbastanza vecchio da ricordarsi de La Voce. I
piazzisti di quel giornale erano muniti di un biglietto che diceva: Non fate rispondere che non ci siete
quando vi chiede udienza 'La Voce', altoparlante di tutte le voci.  storia parigina....
Batt le ciglia, ma non significava nulla. Batteva sempre le ciglia.
Me ne frego della storia parigina, tagli corto lui. Anzi, la prego.
Vengo a proporle i miei servigi, signore.
Allora pu andare. Non assumo. Sono abbastanza grande da potermi difendere da solo dalle
imprese di Moreno. In ogni caso, non sono cos stupido da ingaggiare, per proteggermi da lui, un uomo
che era suo amico... o complice. Non ho proprio l'abitudine di sperperare denaro.
Non si tratta di Moreno e le offro i miei servigi gratuitamente.
Andiamo, su! Non si  mai visto!.
Con me, s.
Afferr la penna e cominci a rigirarsela tra le mani:
Non mi fido delle cose gratuite. Spesso sono quelle che ci costano pi care.
Certo, dovr pagare. Ma non me.
E chi, allora?.
Non lo so.
Guardi, stia a sentirmi....
Parlava con finta sicumera, come se fischiettasse al buio e alzasse il tono di voce per convincere
se stesso:
...se la sua aria di mistero  un trucco per ottenere denaro da me, le dico subito che  destinato
a fallire.
Per poco non ruppe la penna riponendola bruscamente sul mobile.
Inviai una sonda:
Credevo che avesse bisogno di un detective.
Corrug la fronte:
Gliel'ha detto Esther?.
Con Esther abbiamo parlato solo del passato.
Appunto... e lei rappresenta un passato che non ci tengo a far tornare... No, signore, non ho
alcun bisogno di un detective... E se ne avessi bisogno, non mi rivolgerei a lei.
Peccato, perch io valgo tutti i Jolivet del mondo.
Jolivet?.
Quel nome gli era chiaramente sconosciuto. Ci sono accenti che, per chi ha l'orecchio allenato,
non mentono. Per quanto fingesse, Lvyberg aveva messo un poliziotto privato dietro alla storia e il
poliziotto licenziato lavorava per la squadra. Non era sorprendente che non lo conoscesse.
Jolivet o Dolivet, dissi.
Sorrise debolmente:
Non  nemmeno troppo certo del nome, vero? Un'altra astuzia, certamente.
Lo guardai senza fiatare. E, quando l'ebbi guardato, non aprii pi bocca. Era solo una perdita di
tempo. Avrei dovuto saperlo. Sei un illuso, Nestor. Ero un amico di Moreno. Lui stava morendo per la
preoccupazione, ma non mi avrebbe mai ingaggiato, qualsiasi cosa gli avessi rivelato. E poi aveva gi
assunto un collega. Inutile, in quelle condizioni, mettere me sul conto spese.
In ricordo di Alice, avevo accarezzato l'idea di fare da tampone tra Esther e i tizi che volevano
svendere al fratello le prove del misfatto della sorella sotto l'Occupazione. Dovevo, se non abbandonare
quella speranza, perlomeno non contare su Ren Lvyberg per chiarirmi le idee, ancora piuttosto
confuse. Avrei dovuto arrangiarmi da solo e agire in fretta, con probabilit di farcela pi magre dei
sopravvissuti ai campi di deportazione.
Mi alzai.
Mi scusi, dissi.
Strascicai sillabe e piedi, per dargli eventualmente il tempo di ripensarci.
Non ci ripens. Non accenn un gesto per trattenermi. Non si disturb per accompagnarmi fino
alla porta del suo ufficio, che mi indic con un cenno del mento, alla Mussolini, con una virilit di
compensato. Mi lasci trovare la strada fino al portone da solo.
All'angolo della via, una volta fuori, mi imbattei in Reboul.
Cosa succede?, feci, stupito di trovarlo l.
Diciamo che sono venuto a chiederlo a lei, rispose il monco. Hlne mi ha incaricato di
trovarla. Faroux si  attaccato al telefono. Vuole vederla e a quest'ora dev'essere in ufficio.
Corrugai le sopracciglia:
Uhm... non avrei dovuto parlargli del suo sbirro di stanotte. Quella gente vuole sempre
saperne pi del necessario.  strano per che reagisca cos in fretta. Non sa nient'altro?.
Scosse il capo:
Niente.
Eravamo arrivati all'angolo di rue du Croissant, davanti al caff in cui, nel 1914, fu assassinato
Jaurs.
A proposito di sbirri, entriamo a bere un bicchiere e mi dica se  tutto sistemato per il meglio
al bistrot du Rex.
 tutto a posto.
Mi spieg come quando ci fummo accomodati al bancone, davanti a due birre piccole.
Memorizzai bene la storia per rifilarla a Florimond senza sbavature.
Allora, non mi ero sbagliato, eh? Era uno sbirro.
Uno sbirro radiato, di nome Dolivet, per la precisione. Uno strano soggetto. Ha aiutato un noto
gangster a evadere. Adesso deve lavorare come privato, per un collega un po' particolare. Perch
sembra che tenga le sue riunioni di lavoro in un bordello... sa, vecchio mio, il suo numero di telefono
preso al volo, Centrale... ecc. corrispondeva a una casa d'appuntamenti di rue de la Lune.
Davvero?, fischiett il mutilato. Ci sono colleghi alquanto fortunati....
Torn serio e aggiunse:
...quindi dovrebbe essere facile identificare il suo capo. Non ci devono essere molti detective
in giro pi spregiudicati di quelli della Fiat Lux.
S, dovrebbe, sospirai.
Guardai le foto ingiallite di Jaurs e il numero de L'Humanit che riportava il gesto assassino
di Villain, reliquie conservate dentro la vetrinetta in omaggio al tribuno socialista.
Deve essere possibile, ripresi. Ma a che porterebbe?.
Non lo so, disse Reboul. Non so nemmeno cosa stia cercando.
Un ago in un enorme pagliaio.
Sorrise:
Non  una novit.
Per questa volta ho l'impressione che potrei sbatterci il muso.
Ma andiamo! Una storia di ricatti non  certo la fine del mondo, non  da lei annegare in un
bicchier d'acqua, cos! Perch si tratta di ricatto, vero?.
Niente affatto. Lvyberg crede si tratti di questo e, come tutti quelli che hanno un'attivit ben
avviata e temono lo scandalo, anche se non hanno nulla da rimproverarsi, preferisce non aver guai. 
per questo che, in risposta alle intimazioni del caso, ha fatto apparire l'annuncio e ha accettato
l'incontro che ho fissato, ma si tratta d'altro.
Di cosa?.
Vogliono vendergli documenti che stabiliscono la colpevolezza della sorella in una storia
molto losca. E io vorrei procurarmi quei documenti prima di tutti gli altri. Non sar una passeggiata.
Reboul sgran gli occhi.
Tanto pi, disse, che mi sembra proprio una storia di matti. Non capisco. Perch non
ricattano piuttosto la sorella?.
L'obiezione  gi stata sollevata. Ci provano con Lvyberg perch, con quei documenti, lo
vogliono spingere a commettere qualche gesto estremo e credo che il calcolo sia giusto. Anzi, mi 
venuta un'idea. Contatti Roger Zavatter e raccolga tutte le informazioni possibili su Lvyberg. Le cose
che posso sapere dalla sorella non sono obiettive. Sembra che sia in trattativa per l'acquisto del giornale
Le Mridien e che un gruppo avversario voglia fargli le scarpe. Se  tutto vero, si potrebbe
cominciare a ficcare il naso in quella direzione. Lei capisce che, fino ad ora, tutte le possibili piste che
ho portano all'eventuale acquirente. Non parlo del giornale, ma dei documenti. Mi interessa il venditore
di quei documenti. Quando penso che il solo essere che avrebbe forse... dico forse... avrebbe potuto
chiarirmi le idee sulla faccenda  Lemeunier. Ma Lemeunier....
Il mio agente rise:
Hlne me ne ha parlato. Non male come colazione, eh?.
S, un po' freddino.
Crede che fosse lui il destinatario dell'annuncio?.
Non lo so.
Ma si pu supporlo, no?.
E allora?  muto, ormai.
Reboul alz le spalle:
Dopotutto, chi se ne frega, eh?.
Di cosa?.
Che sia morto. Mi chiedo come abbia fatto ad arrivare a quell'et. E che sia stato Lvyberg o
un altro a farlo fuori....
Anche se la cosa ci interessasse, sarebbe uguale, Reboul. Non  stato Lvyberg ad
ammazzarlo. Ho appena visto Lvyberg. Mostra i segni peculiari di un uomo minacciato di ricatto, ma
niente di pi. Nessun segno della paura che avrebbe se avesse eliminato il porco. No, non  lui il
colpevole. Lemeunier  caduto vittima di un incidente professionale. Peccato che sia successo proprio
quando forse poteva essere utile a qualcosa....
E se aveva i documenti in questione?.
Sono ancora a casa sua, anche se io non ho visto nulla. Ma devo dire che non mi sono attardato
a setacciare metodicamente in giro. Tramite Faroux cercher di vederci un po' pi chiaro se ne ho
occasione. A proposito, il povero commissario star cominciando a mettere radici in ufficio. Se voglio
chiedergli un favore, non  proprio il momento di farlo arrabbiare.
Sbucando rumorosamente da rue du Croissant, arriv un gruppo di venditori di giornali. Sotto il
braccio stavano portando le prime edizioni della stampa serale ai quattro angoli della capitale. Dal
ragazzo che entr nel caff comprai Le Crpuscule.
A caratteri cubitali, in prima pagina, si parlava del signor Lemeunier, una specie di
giornalista, diceva pudicamente l'articolo. Non si sapeva se il movente del delitto fosse il furto, la
vendetta o la rivalit professionale. Non era stata rilevata la presenza di alcun individuo sospetto
attorno al domicilio del giornalista. Una buona notizia per me.
Diedi le ultime istruzioni a Reboul, quindi lo salutai e rientrai in ufficio.
.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Panni sporchi.
...
.
...
Senza fretta, mi raccomando!, esclam Florimond Faroux quando mi vide.
Seduto a due passi da Hlne, con una grande busta gialla sulle ginocchia, si mordicchiava i
baffi per l'impazienza. Lo ignorai e mi rivolsi alla mia segretaria:
Le ha almeno dato il buongiorno, cara?.
Le feci un significativo occhiolino per farle capire che il monco mi aveva messo al corrente di
tutto.
Ma s, capo, sorrise lei.
Allora doveva essere un buongiorno collettivo e che valeva tutta la giornata.
Non faccia tanta scena, mugugn Faroux. Buongiorno, visto che sembra tenerci.
Salve, nonno. Mi aspettava?.
Direi di s.
Per la miseria! Ma non avete proprio niente da fare alla Tour Pointue!.
Proprio il contrario. Mi dica, Burma, a proposito di Dolivet....
Dolivet?.
Quel mio ex collega di cui mi ha accennato al telefono....
Ah s! Ma non parliamone pi, vecchio mio....
Mi sedetti e presi la pipa.
Perch?.
Non ce n' motivo, pensavo fosse uno dei suoi uomini. Non  uno dei suoi uomini. Credevo
che lei avesse voluto farmi uno scherzo, ma lei non ha voluto farmi nessuno scherzo. Per me non c'
altro da dire.
Sbadigliai. Lui fu sul punto di imitarmi, ma si trattenne.
Mi racconti di nuovo la storia, sugger gentilmente.
Lo guardai di traverso:
Qualcosa non va?.
Lei racconti.
Esaudii.
E a che ora  successo?.
Ma, sa... era buio.
E lei era ubriaco?.
Abbastanza, s.
E anche il tizio?.
S, senza dubbio. Sospir:
Forse non si tratta del mio uomo.
Avrebbe potuto pensarci prima, risi io, con il tono del contribuente che si lamenta per come
vengono spese le finanze pubbliche.
Alz le spalle, frug nella busta che teneva in mano come fosse una reliquia sacra e tir fuori
una foto che mi fece vedere. Rappresentava un volto che poteva essere quello dello sbirro che Reboul
mi aveva descritto, forse pi giovane.  Dolivet, disse Faroux. Rimasi muto. Allora?. Chiesi:
Non ne ha una pi recente?. Ridacchi:
Oh s, molto recente. L'hanno fatta poche ore fa. Dalla sua preziosa busta, estrasse altre due
foto, formato grande, brillanti, nuove di zecca, che tendevano ad arrotolarsi su se stesse. La prima era
verticale, ma non il tizio che ci era ritratto. Sulla seconda si vedeva solo il viso. Quello che, nelle
riproduzioni delle opere d'arte, chiamano dettaglio. Ma l'opera d'arte potevamo scordarcela. Il cittadino
aveva davvero una brutta faccia.
Hlne, che si era alzata dalla sedia per vedere lo spettacolo, lanci un grido.
Merda!, esclamai io.
S, annu Faroux, soave. Deve averlo detto anche lui. Non era un tipo educato.
Tra il poveretto fotografato da ogni angolazione e lo stufato di montone c'era una sola
differenza: lo stufato di montone in genere  pi caldo.
*
**
Il commissario recuper le sue foto.
 lui o non  lui?, chiese.
Scambiai una rapida occhiata con Hlne:
 lui.  proprio lui. E lei che voleva scambiarci due parole! Cosa gli  successo?.
Due proiettili di una.22 long rifle nella carcassa.
Le mascelle mi si contrassero. Ma mi sforzai di far sembrare il contrario. Mi misi a ridere. Tirai
fuori la pistola dalla tasca e la mostrai a Faroux:
Map special. Non sono stato io a ucciderlo.
Spinse via l'arma:
Si riprenda la pistola. Prima di tutto perch non prova nulla e in secondo luogo perch nessuno
la accusa... Abbiamo trovato l'assassino.
Avete fatto in fretta, osserv Hlne.
Ci aspettava a casa sua.
Ah, s?, feci io.
Lemeunier. Il ricattatore.
Tirai fuori Le Crpu:
Ma... ma  morto anche lui!.
Si sono, come dire, uccisi a vicenda.
Uhm... e... cosa c'entro io in tutto questo?.
Niente. Perlomeno lo spero. Ma mi  parso strano che abbia avuto un alterco con Dolivet,
proprio la notte della sua morte....
Alterco  un po' eccessivo.
Insomma, le rompeva le scatole?.
Un ex sbirro, per forza.
Ed era ubriaco?.
Dava quell'impressione.
Secondo il medico, non aveva bevuto... era solo?.
Sbadigliai, come fosse l'effetto di un postumo da sbornia:
Io l'ho visto doppio.
Non pu darmi altre informazioni?.
Non ne ho... ma mi dica....
Tamburellai le dita sulla copia de Le Crpu:
...la stampa parla di Lemeunier, ma non c' nulla sul suo Dolivet....
Faroux sospir:
Era un gran figlio di puttana, ma era stato nella Polizia ed  stata presa qualche precauzione. Io
ancora non lo sapevo quando lei ha chiamato, ma abbiamo scoperto il cadavere prima di quello di
Lemeunier. Solo che i colleghi hanno capito che aria tirava e hanno tenuto la bocca chiusa....
Allora, si sono uccisi tra loro? Non parlo dei suoi colleghi. Parlo di Dolivet e Lemeunier.
Cos sembra. Dolivet in corpo aveva pallottole che corrispondevano all'arma di Lemeunier e il
ricattatore tre proiettili sparati dal calibro che abbiamo ritrovato su Dolivet.
Ebbene, cosa volete di pi? L'azione della giustizia  compiuta, come si dice.
Queste sono solo sciocchezze. Sembra che le cose siano avvenute nel modo seguente. Dolivet
e Lemeunier si conoscevano. Nessuna traccia d'effrazione in rue Feydeau. Lemeunier impiegava ogni
sorta di personaggio e Dolivet possedeva tutte le qualit necessarie per lavorare con un ricattatore. Un
ex poliziotto sa tante cose. Ieri hanno litigato. Forse Dolivet voleva del denaro e si diceva che
Lemeunier fosse uno spilorcio. Per farla breve, si sono sparati a vicenda, Lemeunier  rimasto sul
pavimento, mentre Dolivet  andato a crepare discretamente nel cantiere di una casa in ristrutturazione,
dove i muratori l'hanno scoperto questa mattina. Come vede, non  arrivato molto lontano. Forse l'ha
costretto a quel nascondiglio una ronda in bicicletta e dopo non  pi riuscito ad allontanarsi. In tasca,
oltre ai documenti di identit e la pistola, aveva centomila franchi in contanti, sicuramente rubati a
Lemeunier.
Non fa una piega.
Liscio come l'olio. Solo....
Si colp con il pugno destro il palmo sinistro:
...forse sto sragionando. Dolivet era un amico di Pronnet. Allora... per Dio! Di solito
conduco le mie inchieste senza delirare, ma basta che questo Pronnet compaia in un caso perch io
perda il lume della ragione....
Sorrisi:
Pronnet e Nestor Burma.
Cosa?.
Be', non lo so, ma... Dolivet ha cercato di attaccar briga con me in un bistrot,  venuto a
morire a due passi dalla mia agenzia, forse lavorava come detective privato....
Faroux avvamp:
Mi fa pensare a strane cose, Burma.
Non posso farla pensare ad altro. Vediamo, lavorava come privato?.
Non lo so. I miei uomini stanno verificando, naturalmente. Non bisogna trascurare nulla.
Nemmeno gli inutili intrighi di Nestor. In ogni caso, posso certificarle una cosa, Faroux. Non
lavorava per me.
Le ripeto che mi fa pensare a cose che non c'entrano.
Racconti le cose che non c'entrano a me che non c'entro, cos siamo pari....
Volentieri...  quel Pronnet che mi fa impazzire. Non riesco a beccarlo e stanno cominciando
a prendersi gioco di me. Lei capisce, Dolivet ha favorito la sua evasione. Dolivet era uno dei suoi
amici. Pronnet non  tipo da abbandonare gli amici. Se Dolivet avesse avuto bisogno di soldi, li
avrebbe chiesti a Pronnet. Non avrebbe avuto bisogno di derubare Lemeunier.
Su questo, mi permetta di dirle che sta ancora sragionando, Florimond. Le amicizie non sono
eterne. Soprattutto tra gente come quella. Tra Dolivet e Pronnet i rapporti potrebbero essersi
deteriorati da tempo.
Possibile....
Si alz, con la busta a sorpresa sotto il braccio:
...Per quanto riguarda l'incidente del bistrot, lei....
Le ho detto tutto. Letto, approvato e firmato.
Alz le spalle:
Bene. Non mi pento comunque di essere venuto. Niente di meglio di una conversazione con un
pazzo per tornare alla ragione.
Le ho rivelato qualcosa, senza volerlo?.
Assolutamente nulla. Eccetto che mi sto fissando in modo stupido su Pronnet.
Quando se ne fu andato, mi passai una mano sulla fronte e guardai Hlne sorridendo:
Be', per un amante del fumo negli occhi....
 servito, vero?.
Sazio. Andiamo a pranzo. Al dessert, ricapitoleremo....
Reboul ha ragione, dissi, brucando le ciliegie.  tutta una storia di pazzi. Vediamo.
Lvyberg  vittima di un ricatto. Chiamiamolo cos. Il Marceau a cui rivolge l'annuncio gli d,
tramite la mia voce camuffata, appuntamento al bistrot di rue Beauregard. Lvyberg passa la consegna
al detective privato a cui, per quanto dica, si  rivolto. Dobbiamo assolutamente identificare questo
collega. Credevo fosse inutile, ma ho cambiato idea. Reboul  attualmente a caccia di notizie su
Lvyberg. Appena avr finito, bisogner dargli questo incarico....
Fa parte del lavoro della mia segretaria annotare le istruzioni. Annot.
Vado avanti. Il privato manda uno dei suoi ausiliari all'appuntamento: Dolivet. Questo, a mani
vuote, rende conto al bordello....
Non potrebbe usare un'altra parola?, protest Hlne.
Mi ascolti, piccola. Gi non ho le idee molto chiare, se devo anche mettermi a tradurre, si fa
complicato. Bene. Diciamo al posto. Rende conto al posto.
Mi interruppi, a corto di ispirazione.
E dopo?.
Dopo... Ehm... ehm... va ad ammazzare Lemeunier. Brillante, no?, risi amaramente. La
cosa che mi sembra pi chiara, in questa storia,  che Lvyberg  proprio sfortunato. Quello che gli 
successo deve essere un avvenimento che si verifica ogni tre secoli, ma si vede che quel giorno c'era la
congiunzione astrale giusta. Per proteggersi dai ricattatori o trattare con loro, si  rivolto agli stessi
ricattatori. E dire che un ebreo dovrebbe sapersela cavare un po' meglio tra gli aguzzini. Conclusione:
non c' comunque una spiegazione ai cadaveri di Lemeunier e Dolivet.
Dovr trovare di meglio, disse Hlne.
Cercher. Io... Ma per la miseria!.
Per l'emozione inghiottii la ciliegia che stavo rigirandomi in bocca per stimolarmi l'intelletto e
che forse mi aveva ispirato:
...Per tutti i santi! Ammettiamo che, per quanto violento e assurdo possa sembrare,
Lemeunier, Dolivet e il suo capo abbiamo fatto lega per quanto riguarda l'affare Lvyberg. La mia
telefonata, proveniente dal sedicente Marceau,  stata la classica ciliegina sulla torta. Si saranno
chiesti chi interveniva in quella storia. Lo sbirro radiato viene a sentire che aria tira all'appuntamento al
Beauregard. E si ritrova... con un pugno di mosche. Il suo capo, che tiene le riunioni in rue de la Lune,
sospetta un intrallazzo di Lemeunier. Va quindi a trovarlo in piena notte. Segue una furiosa discussione
durante la quale il ricattatore trova la morte, mentre Dolivet resta gravemente ferito. Lo riportano al
bordello. Forse stavano proprio tornando dalla spedizione quando io ho cercato di uscire dalla casa e
sicuramente il ragazzo deve aver dato una mano a trasportarlo in una camera. Aveva una macchia di
sangue sulla camicia. E poi l'hanno caricato su una macchina, tenendolo in piedi, dopo avergli messo
addosso i soldi e la pistola dell'omicidio, e lo hanno buttato nel cantiere di square de Louvois per sviare
le indagini della polizia. Ho assistito al trasferimento. Come un povero idiota.
Ma adesso ci vede chiaro?.
Chiaro non  la parola giusta. Ma sicuramente va un po' meglio. Bisogna scoprire per quale
collega lavorava Dolivet, Hlne. Ci con cui minacciano Lvyberg non  pi in possesso di
Lemeunier, n dello sbirro radiato.  il detective privato, il capo di Dolivet, ad averlo.
E se il capo di Dolivet fosse Pronnet?.
La prego, non si faccia contagiare dai tic di Faroux. Non si adattano al suo bel visino... Forse
Marion potr darmi qualche indicazione utile. Devo parlare con lei.
Marion?.
Una bella rossa.
Tipo Rita Hayworth?.
Tipo porta Saint-Denis.
Appena rientrato in ufficio, chiamai il bistrot di rue du Ponceau di cui la prostituta mi aveva
dato il recapito telefonico. Al tipo con la erra moscia che mi rispose dissi che volevo parlare a Marion.
Da parte di Martin. Il tipo mi invit ad aspettare. Aspettai. Mi arrivarono al timpano suoni soffocati.
Alla fine, qualcuno disse: Pronto!. Era Marion.
Parla Martin, risposi. Il tuo cliente di questa notte.
Hlne fece una smorfia e, fingendo di essere urtata, si copr le caste orecchie con le mani.
Ah! S, certo, tub Marion. 'Giorno, zuccherino.
'Giorno, zuccherino. Dove possiamo vederci?.
Quando?.
Oggi.
Sgran una risata idiota:
Ti piaccio cos tanto?.
Diciamo che non mi dispiaci, te l'ho detto.
 sicuramente dimostrato, intervenne Hlne.
Credevo che non sentisse, risi.
Cosa dici?, chiese Marion dall'altra parte del filo.
Niente. Parlo da solo.  l'emozione. Allora, ci sei oggi?.
Be'... ehm... pu andare alle cinque?.
L'ora degli adulteri. Per me va bene. Dove, alle cinque?.
Rue Montorgueil....
Mi disse il numero. Non annotai nulla. Lo ripetei ad alta voce. Poteva bastare.
Ho un nido tutto mio, sotto il tetto, mi spieg. Scriver il mio nome su un pezzo di carta che
attaccher sulla porta. Cos non prendi un granchio.  poco pi di un buco, ma non mi darai buca, eh,
zuccherino? Ah, questa  proprio divertente, vero?.
Un vero spasso. I granchi, le tane, i buchi, gli zuccherini e la piccioncina che tubava e che io
avrei presto spennato, ammesso che avesse le penne. Povera scema! In fondo, chi se ne frega.
Certo zuccherino mio che  divertente. Non ti dar buca, piccioncina. A dopo, dolcezza.
Riattaccai.
Zuccherino!, esplose Hlne. Zuccherino di qua, zuccherino di l!.
Una vera dolcezza!.
Se non  una cosa penosa!.
Come si fa a non parlare di dolcezza, visto quello che mi aspetta a Montorgueil.
Alz le spalle, si sistem alla Underwood e si mise a batterci sopra come una dannata. Sapevo
cosa scriveva. Insulti per Nestor. Era partita per la tangente.
Mi chiusi nel mio santuario e cercai di riflettere. Zero. Aspettai un qualche cenno da parte di
Zavatter o Reboul, ma non ce ne furono. Alle quattro, la calma era ancora altrettanto piatta. Il che mi
fece pensare al portafoglio. Ci misi il denaro destinato al salvadanaio di nylon di Marion. Un po' di
denaro. Non troppo, ma abbastanza per ricompensare degnamente la ragazza se mi avesse insegnato
qualcosa che non fosse solo un'inedita posizione passionale. Mi misi il cappello e mi avviai verso tutte
le volutt promesse: carnali e investigative.
Arrivederci, Hlne, dissi, passando davanti alla mia segretaria.
La macchina da scrivere, sempre in piena attivit, rispose per lei. Nemmeno le onomatopee
erano gentili nei miei riguardi.
.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Tra due guanciali.
...
.
...
Solo la crisi degli alloggi poteva spiegare il fatto che una puttana della categoria di Marion
vivesse in un immobile cos vetusto e proletario. Ma poco importava. Non ero l per l'architettura.
Nessuno di quelli che salivano da lei era attratto dall'architettura.
La portiera, nella sua guardiola situata in fondo a un piccolo cortile interno, si interessava solo
alla vaselina armonica riversata dalla radio.
Salii una scala, ripida ma pulita, senza incontrare un cane. Solo un gatto. L'unico essere vivente
che incrociai durante la salita. Al secondo piano, trovai infatti un grosso micione stravaccato su un
gradino e che non si spost quando mi avvicinai. Un duro. Fui costretto a scavalcarlo e lo guardai di
traverso. Dopo quella mattina, diffidavo dei felini. Al piano di sopra, ispezionai tutta la superficie del
pianerottolo. Nessun cadavere. Non era un gatto da cadaveri. O forse non era l'orario giusto. Al piano
successivo, l'ultimo, lungo il corridoio si sentiva della musica. Non era una radio, ma un fonografo.
Non una marcia funebre, ma un valzer. Che proveniva da dietro una porta su cui era attaccato un
cartoncino. Scritto con il rossetto, un fantastico Marion spiccava in mezzo al bristol.
La musica tacque. Cadde il silenzio, quasi immediatamente rotto dai gemiti di un cardine
assetato che invocava la propria razione d'olio. All'estremit del lungo corridoio, c'era una porta
spalancata, agitata da una corrente d'aria a intermittenza. Sospettoso e curioso per natura, andai a
vedere di cosa si trattava. Era un ripostiglio o qualcosa del genere, che prendeva luce attraverso un
vasistas con i vetri rotti e che avrebbe richiesto troppe riparazioni per essere reso abitabile. In un angolo
erano impilati i sacchi di sabbia della difesa passiva, pronti per la prossima occasione, ricoperti da una
pacifica polvere. Niente di allarmante. Tornai davanti alla porta dei miei amori clandestini e bussai con
qualche lieve tocco, stile tacita complicit. In risposta, Marion apparve in controluce, con addosso un
deshabill trasparente assolutamente suggestivo.
Infarc le sue frasi di saluto del solito zuccherino che infastidiva tanto Hlne. La seguii
all'interno del piccolo nido che mi era stato preannunciato. Era grazioso e confortevole. Due vecchie
camere della servit, il cui tramezzo era stato abbattuto, formavano un'unica stanza di dimensioni
ridotte ma abitabile. Il profumo che vi si respirava ricordava vagamente quello delle campagnole che ci
avevano dormito in passato.  vero che, da allora, anche loro dovevano essersi date da fare. Un tappeto
a buon mercato, ma non di cattivo gusto, ricopriva per met il parquet. Attaccate ai muri con le puntine,
immagini di pugili e un paio di glorie del cinema. Il mobilio era piuttosto ridotto: tre sedie, una
poltrona, un tavolino basso. Il fonografo era appoggiato a terra, vicino al letto, che era invece immenso.
Su una vicina grondaia, alcuni passeri pigolavano a gran voce. Talvolta, il volo radente di uno
di loro rigava il cielo di Parigi su cui si aprivano le finestre a lucernario.
Marion rimise in funzione il fonografo e io tolsi la carta di seta che avvolgeva la bottiglia di
aperitivo che avevo portato per celebrare l'avvenimento. Mentre mi toglievo la giacca, Marion, tutta
frusciante e in concorrenza con gli uccelli quanto a ciangottio, stapp la bottiglia e and a sciacquare
due bicchieri molto capienti in un cucinino grande come un armadio. Si sedette accanto a me e
cominciammo ad alzare i gomiti.
Bene, dissi dopo un istante.
Avevo coscienziosamente interpretato il ruolo di cliente serio, dandole i soldi e tutto, corretto
come un buzzurro dirozzato. Adesso era il momento di passare alle questioni serie.
...Non  meglio cos, piuttosto che ingrassare tutti quei mascalzoni, tenutaria, affittacamere e
via dicendo?.
Ma s, zuccherino mio, convenne Marion.
Che gente  quella?.
Che gente?.
I cavalieri di rue de la Lune. I fittavoli, se preferisci.
La signora Joseph. Non hai mai sentito parlare della signora Joseph?.
Si alz e riemp i nostri bicchieri di un liquido tonificante. Presi quello che mi porse. Bevvi:
La signora Joseph? No. E il capo in mutande di seta?.
In mutande di flanella, disse Marion, ridendo nervosamente.
Vieni qui, cocca, dissi.
Ero seduto sullo scendiletto, la schiena appoggiata alle gambe del giaciglio, la pipa in bocca e il
bicchiere in mano. Marion era in piedi davanti a me. Appoggiai il bicchiere sul tappeto e allungai le
braccia. Con la mano toccai la gamba di Marion. La sfiorai appena. Con una strana risata, Marion si
allontan da me. Benedetta ragazza! Non bastavano i soldi, per guadagnarsela. Allegra come una
gattina! Ma, per Dio! Non era il momento. Mi alzai in piedi.
Molto lontano, a terra, un bicchiere cadde e si ruppe. La stanza parve rimpicciolirsi. Un'aria
rarefatta entrava dai lucernari. Gli uccelli facevano un rumore assordante.
Cosa succede?, mormorai.
Feci due passi vacillando. Un velo mi offuscava la vista, ma non completamente. Attraverso
l'acqua mossa di un acquario, intravidi Marion. Era in piedi dall'altra parte della stanza, appoggiata al
muro, come crocifssa. Feci altri due passi, e poi altri due. La ragazza spalanc gli occhi per la paura.
Ancora due passi, con le braccia tese, come un sonnambulo. Non ci vedevo pi. Mi avventai a casaccio,
la afferrai, la presi per le spalle. Mi accasciai, con le dita molli che scivolavano sulla sua pelle nuda,
caddi in avanti, con il viso tra i suoi seni, due globi eretti, caldi e profumati. Nel suo petto, il cuore
batteva come una locomotiva. Il profumo scomparve. Ci fu solo il tanfo acre del sudore delle rosse.
Non fu quell'odore a farmi svenire. Mi avevano messo una qualche porcheria nell'aperitivo. Me
ne accorsi un po' tardi, ma alla fine me ne accorsi. Come si dice, sempre meglio che mai.
Sognavo di essere circondato da gatti minacciosi. Per ammansirli, cercavo di recitare loro la
poesia di Baudelaire, ma ne ricordavo solo pochi frammenti incerti. Forse per farmi tacere, un gatto mi
assaliva e mi graffiava un braccio. In preda al dolore, venivo trasportato in una citt sconosciuta... I
gatti mi erano alle calcagna. Scappavo davanti a loro, ma non a caso. Cercavo un tipo di nome
Baudelaire. Arrivavo cos in una via sinistra, stretta e maleodorante, in cui doveva abitare il poeta che
stavo cercando. E quando arrivai davanti a una certa casa, seppi che era l il posto in cui abitava.
Cullata dal vento invernale, un'insegna, appesa a un triangolo di ferro, strideva come una banderuola...
Saltai, sfuggii ai gatti, e afferrai l'insegna che strideva...
I gatti erano scomparsi. Restavano solo gli uccelli che continuavano a cantare anche nella
pancia dei gatti. Aprii gli occhi.
Ero steso a pancia in gi, con le braccia in avanti, la faccia sul tappeto. Spostai la testa e le
prime cose che vidi, non lontano da me, furono frammenti di vetro, un disco e una siringa di Pravaz,
intatta. Un po' pi lontano in prospettiva, accanto a un fonografo rovesciato, erano ammucchiati i miei
abiti. A giudicare dalle apparenze, ero nudo come un verme. Cercai di muovere le dita, senza spostare
le braccia intorpidite. La mia mano sinistra stringeva un seno di Marion; l'altra un pezzo di cuoio.
Anche Marion era nuda, ma meno dell'ultima volta che l'avevo vista. Sopra il reggicalze, una cintura le
stringeva la vita, una grossa cintura di cuoio giallo con degli spuntoni d'acciaio. Collo, polsi e caviglie
erano chiuse da collari di metallo collegati da catene. Conoscevo quella tenuta da amanti del
masochismo. Era il travestimento Tantalo che compariva nel catalogo di una casa specializzata nella
fornitura di biancheria libertina e altri articoli erotici prima della guerra. Cos conciata, Marion era
stesa sulla schiena, il viso nascosto dalla capigliatura in disordine, le gambe guainate di nylon aperte
secondo un angolo impudico. Cosa importava? Non avrebbe pi eccitato nessuno, ormai. Gli impiegati
dell'obitorio, malgrado il mestiere che hanno scelto, non sono necrofili. Avevo ancora il suo seno
freddo nella mano sinistra. Ritirai il braccio, provocando un fracasso metallico. Un cerchio di ferro,
collegato da una catena a uno degli intralci indossati da Marion, mi stringeva il polso. L'altro braccio
era libero, ma dovetti fare uno sforzo titanico per staccare le dita anchilosate dal pezzo di cuoio che
stringevano. Quel pezzo di cuoio era al tempo stesso l'elsa e il manico della punta affilata che ci era
attaccata... completamente affondata nel cuore della poverina.
Sulla grondaia, i passeri continuavano a sgolarsi. Passerotti parigini, allegri, leggeri e familiari,
che vengono a chiedere briciole di pane alle finestre delle fanciulle.
Mi sollevai in ginocchio e mi fermai un istante a strofinarmi nervosamente le mani, come per
cancellare dal mio palmo destro il ricordo del pugnale improvvisato ma efficace. A ogni movimento, le
catene si urtavano producendo un orrendo rumore che faceva venire la pelle d'oca. Ero in ginocchio,
appoggiato al corpo congelato della ragazza in versione Tantalo, come pregassi. Pregare non era il
mio forte, ma forse non c'era di meglio da fare...
S, invece. C'era da togliere le tende il prima possibile.
Mi feci forza sulle gambe tremolanti, ma non riuscii ad alzarmi completamente. La catena che
mi legava al cadavere era troppo corta e me lo impediva. Caddi sulle ginocchia e cercai di sbarazzarmi
del mio bracciale. Col cavolo. Ero troppo spaventato per riuscire a fare un lavoro tranquillo e mi
sentivo malissimo; un sudore malsano mi inondava dai piedi alla radice dei capelli. Dovevo uscire da
quella stanza, in qualsiasi modo o maniera, ma dovevo farcela. Trascinandomi dietro il corpo di
Marion, mi avvicinai ai miei abiti e li esaminai. Non mi avevano portavo via nulla, n il denaro, n la
pistola. Mi infilai alla meno peggio brache e scarpe, mi misi in testa il cappello e appallottolai il resto
sotto il braccio. Mi guardai attorno, cercando di farmi tornare alla mente gli oggetti che avevo toccato e
i posti su cui avevo messo le dita. Poi, facendo avanti e indietro attraverso la stanza, sempre
trascinandomi dietro il cadavere di Marion, passai il fazzoletto su tutto ci che poteva conservare le
mie impronte. Mi diressi infine verso l'uscita, prendendo la borsa del tabacco e la pipa abbandonate su
una sedia. Arrivato davanti alla porta, mi fermai per prendere fiato e ascoltare cosa succedeva. Nessun
rumore. Nulla di sospetto. Forse potevo cercare rifugio nel ripostiglio che avevo visto quando ero
arrivato. Avrei comunque guadagnato tempo. La mia mano and verso la serratura.
Ebbi un brivido.
L'ignobile sudore di prima, che sembrava aver smesso di sgorgare dalla mia pelle, mi inond di
nuovo. Mi colava lungo la spina dorsale, in spesse gocce appiccicaticce che mi facevano solletico. La
porta era chiusa a chiave e la chiave non era nella toppa, n nelle vicinanze.
Ebbi un giramento di testa. Di quel passo, sarei svenuto di nuovo. Piegato a met, con il braccio
sinistro ciondoloni che agitava macchinalmente la catena che mi legava a Marion, mi appoggiai alla
porta e mi guardai intorno, smarrito. La borsetta della morte! L in fondo, maledizione. Trascinai
Marion in un altro viaggio.
All'improvviso, il mio fardello si rifiut di procedere e si mise a tirare sulla catena, come un
cane capriccioso. Sorpreso, persi l'equilibrio e finii a terra. Una di quelle maledette punte della cintura
si era impigliata alla gamba del letto e mi tocc disincastrarla. Alla fine afferrai la borsa. Tra le varie
cianfrusaglie, c'era una chiave. Dio o demone, chiunque tu sia, che mandi agli umani casini o felicit,
fa che sia quella buona! Forse non  poi cos positivo: la presenza della chiave in quella borsetta
potrebbe provare che sono, a mia insaputa, un assassino, ma almeno mi permette di tagliare la corda.
Tornai sui miei passi... tornammo sui nostri passi, io e la mia palla al piede di carne inerte. Per poco
non gridai di gioia, come se tutto fosse risolto. Era la chiave giusta!
Allora ripresi le forze. Con mano pi sicura, aprii la porta. Senza essere silenziosa, la casa era
tranquilla. Dai piani inferiori salivano i rumori rassicuranti dell'attivit domestica. Il corridoio era
deserto. Credo che mi ci sarei precipitato anche se fosse stato invaso dalla folla, per la fretta che avevo
di fuggire da quella stanza disseminata di trappole. Chiusi senza pensarci la porta alle mie spalle, diedi
un giro di chiave e feci scivolare in tasca la chiave e il cartoncino di bristol che era rimasto affisso
sull'uscio. Afferrai come meglio potei il cadavere di Marion, a dir poco impacciato dai pungiglioni
omicidi che mi minacciavano il petto e, cercando di sollevarlo e trascinarlo allo stesso tempo, non
senza serie difficolt raggiunsi senza altri incidenti il rifugio con i sacchi di sabbia. Mi sembr di
metterci un secolo a percorrere quel pezzo di corridoio. Mi lasciai cadere con sollievo nella polvere,
accanto al mio fardello funebre. E mi sommerse un immenso senso di disgusto. Un'enorme e
irresistibile voglia di vomitare e di piangere.
Imprecando, superai quel momento di scoraggiamento. Mi sentivo quasi al sicuro in quel
ripostiglio lasciato in balia dei ragni. Ma era una finta sicurezza. Non c'era tempo da perdere. Si
avvicinava l'ora di cena, quando l'edificio sarebbe stato tutto un andirivieni. Cercai ancora una volta di
liberarmi del bracciale. I nuovi tentativi non furono pi fruttuosi dei precedenti. E, all'improvviso,
dovetti fermarmi nella mia estenuante impresa. Camminando con circospezione, ma senza riuscire
comunque ad attutire del tutto il rumore dei tacchi, una donna stava attraversando il corridoio.
Un'amica di Marion?
Con i sensi all'erta, trattenendo il respiro, immobilizzato, la sentii spostarsi, come se, incerta
sulla destinazione, errasse alla ventura. Fu allora che la porta del mio nascondiglio, semiaperta per via
della serratura difettosa, gir lentamente sui cardini, spinta da un'intempestiva folata di vento. E la
cerniera arrugginita ci aggiunse la propria musichetta. Sul pianerottolo, la donna, incuriosita, si ferm.
Il mio primo riflesso fu quello di impugnare la pistola. Un gesto idiota. Gi non occupavo una
posizione invidiabile. Inutile peggiorarla ancora. Lasciai perdere e aspettai, rassegnato. Questa volta,
Nestor era fritto. Tanto valeva accettare l'inevitabile.
La porta fece sentire il proprio sogghigno di metallo ossidato una seconda volta. A quel punto
percepii nettamente una presenza umana, mentre un leggero profumo mi accarezzava le narici che
fremevano come quelle di un animale in trappola. Un profumo che conoscevo! A volte vengono
speranze del genere. Speranze o miraggi, fantasie generate da un cervello affaticato. Alzai la testa. Vidi
allora il battente che si apriva ancora di pi e una confusa sagoma femminile che si stagliava nella
cornice. La donna, vedendo l'originale soggetto da pendola che formavamo Marion e io si port la
mano alla bocca per soffocare un grido. Ebbe un singulto e vacill.
Per Dio, supplicai, non svenga adesso. Non  il momento, bellezza.
Signore!, sussurr Hlne, facendo un passo avanti.
Era stata abbastanza coraggiosa per avvicinarsi al ripostiglio in cui aveva sentito che stava
accadendo qualcosa, ma adesso, per reazione, stava tremando come una foglia. I suoi sguardi inorriditi
non riuscivano a staccarsi dalla prostituta con quello stravagante abbigliamento:
...Signore!  peggio di quanto pensassi....
Immaginava che capitasse una tragedia?.
Oh! No, niente, io... lei...  Marion?.
S.
E...  morta?.
Un reggiseno cos toglie il respiro....
La lunga punta affilata era rimasta nella ferita, spinta troppo in profondit per uscire, anche
dopo tutti gli esercizi che avevo inflitto al corpo.
...S,  morta. Ma non l'ho uccisa io. Ero chiuso dentro con lei, la chiave era all'interno, ma
non l'ho uccisa io.
E quel... quelle spine....
Abbigliamento per sedute con sadomasochisti. Se usciamo di qui sani e salvi, gliene pagher
uno.
Grazie. Andiamo, capo, su. Dobbiamo muoverci.
 un secolo che mi ripeto queste parole.  la sola cosa che riesco a fare. Pensi lei per me,
Hlne. Nestor  a terra. Guardi... lei non ha visto tutto....
Le feci constatare che ero incatenato al cadavere:
Gi i tassisti non amano molto i bagagli ingombranti. E uno cos... Ho cercato di liberarmene.
Niente da fare. Tenti la fortuna anche lei, piccola mia. Lei ha due mani a disposizione. Una pallottola
potrebbe far saltare il bracciale, ma sarebbe una soluzione piuttosto rumorosa. Io....
Stia zitto.
Si accovacci, l'orlo della sua gonna spazzava la polvere; pesc dalla borsa una lima per unghie
e si mise derisoriamente al lavoro sui miei ferri, con una smorfia e un po' alla cieca, perch cercava di
distogliere lo sguardo dal cadavere, decisamente invadente. La lima per unghie, concepita per un
impiego pi civile, non tard a rompersi di netto. Cercai il revolver.
Forza, dissi. E chi se ne frega del rumore. Credo che....
Stia zitto, ripet Hlne.
Mordicchiandosi il labbro, si guard intorno, si alz e and a frugare nell'angolo in cui era
ammassata la sabbia della difesa passiva. La sentii esclamare di gioia. Torn verso di me, armata di un
paio di vecchie tenaglie, storte e traballanti, ma ancora buone a qualche scopo. Quelle catene e quei
bracciali per viziosi del sesso non sono fabbricati in acciaio resistente.
Sono proprio intelligente, risi. Vado a un incontro amoroso a tariffa sindacale senza
sospettare che la mia presenza al bordello potrebbe essere stata notata e che quindi mi aspetta una
trappola. Mi faccio fregare non una, ma due volte. Faccio la parte del somaro con un cadavere al posto
del barroccio, immagino ogni tipo di possibilit, ma non avrei mai pensato a un attrezzo qualsiasi come
le tenaglie. Forse perch sono troppo intelligente. Troppo facile con un paio di tenaglie. Sono idee
indegne del geniale Nestor Burma.
Stia zitto, la prego, mi intim di nuovo Hlne. Non mi piace il suono della sua voce.
Sembra che stia delirando.
Molto probabile. Sono stato drogato almeno due volte. Per fortuna che Nestor  robusto.
Devono essere l'alcol e il tabacco. Due veleni che rendono immuni dagli altri.
Mi guard con occhi supplichevoli e chiusi il becco. Le tenaglie, maneggiate dalle dita delicate
della mia coraggiosa segretaria, fecero meraviglie. Lasciai un po' di pelle nell'operazione, ma alla fine
la catena cedette.
E adesso dobbiamo sbrigarci, disse Hlne.
Contemplai i poveri resti di Marion.
Bisogna darle una ripulita, dissi.
Lei sta delirando. Continua a delirare.
Le mie impronte... su quei pungiglioni e sul cuoio... devono essercene dappertutto....
Mio Dio!, gemette lei. Non ne verremo mai fuori.
Mentre finivo di vestirmi alla meno peggio, Hlne, soffocando il senso di ripugnanza,
cominci a strofinare con il fazzoletto tutte le tracce delle mie dita. Si sarebbe detto che stesse
lucidando l'argenteria di casa. Quando ebbe finito il suo tragico lavoro, mi chinai su Marion e le chiusi
gli occhi. Sia da viva che da morta aveva gi visto abbastanza porcherie.
.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Steso, ad asciugare.
...
.
...
Mi svegliai in un letto e in una stanza sconosciuti. La camera mi era vagamente famigliare, ma
non era la mia. Di quello ero certo, malgrado la relativa oscurit che vi regnava e che impediva
qualsiasi seria osservazione. Troppo profumata, femminile. A meno che non avessi cambiato sesso,
come va di moda ultimamente. Facevo tali follie con il mio corpo... Con Marion, per esempio! Buon
Dio! Marion! Non era possibile! Ero stato vittima di un orribile incubo, dovuto a quel cambiamento di
letto, in seguito a una sbornia con i fiocchi. La febbre e il mal di testa ne erano eloquenti postumi. Mi
accorsi allora che il mio risveglio era stato provocato dall'ingresso di qualcuno nella stanza. Mugugnai.
Quel qualcuno, o meglio qualcuna, si avvicin al letto e mi prese la mano.
Va meglio, capo?, chiese la dolce voce di Hlne.
Non c' male... insomma, cosa... perch... uhm... allora, non ho sognato?.
Purtroppo no.
Mi rividi mentre scendevo le scale di quella tragica casa, come avvolto in una nebbia, sostenuto
dalla mia segretaria, appoggiandomi alla rampa, stranamente spompato, sfidando come meglio potevo
nausea e vertigini. Non avevamo, credo, incontrato nessuno. Dietro ogni porta, si sentiva solo il rumore
di piatti urtati dai cucchiai della zuppa serale. In rue Montorgueil ci eravamo mescolati alla folla ancora
fitta delle casalinghe ritardatane che assalivano le bancarelle dei commercianti, tutti intenti a sbraitare.
Dovevamo aver preso un taxi davanti all'edificio della S.N.E.P... doveva essere andata cos, ma non
ricordavo nulla...
...E ora sono a casa sua, giusto?.
Ha capito subito.
Risi:
Non direi proprio! Soprattutto in questi ultimi giorni... Quando l'acqua raggiunge la prima
piattaforma della Torre Eiffel, considero come una possibilit da non escludersi a priori una piena della
Senna. Acuto, no?... Ma, per la miseria! Cosa penser la sua portinaia?.
In genere non pensa affatto.
Be', vorrei essere al suo posto, allora. Perch io invece sto ricominciando a riflettere... che ore
sono?.
Presto sar l'una. Del pomeriggio. Ha dormito per quindici ore filate.
And ad aprire la finestra. La luce fer i miei occhi stanchi.
Allora, sono a casa sua, nel suo lettino di brava ragazza? Ebbene....
Non si faccia strane idee. L'ho ospitata per sottrarla a eventuali seccature da parte di
Florimond Faroux. Non si sa mai. Del resto, ho sprecato precauzioni e lenzuola pulite per niente.
Faroux non si  fatto vivo. Perlomeno in ufficio....
Non mi faccio alcuna idea, sono troppo malconcio per cose del genere. Ma immagino che lei
invece se ne sia fatte eccome: non ho ucciso quella povera ragazza. Mi crede?.
S. Ma  meglio essere prudenti.
Giustissimo. A proposito, ha dei giornali? Parlano della cosa?.
Giornali e il rapporto di Reboul e Zavatter sull'attivit commerciale e finanziaria di Ren
Lvyberg.
Mi passi i giornali.
Le Crpu, edizione delle undici, come una bevanda avvelenata titolava:
UNA PROSTITUTA SELVAGGIAMENTE ASSASSINATA NELLA SUA CASA IN
CIRCOSTANZE DRAMMATICHE...
Lessi:
Ieri, a fine giornata, la polizia  stata misteriosamente informata da diverse telefonate
provenienti, sembra, dallo stesso corrispondente anonimo, che in rue Montorgueil numero... era stato
commesso un delitto. Poich gli avvertimenti si ripetevano, il commissario di quartiere, che aveva
inizialmente creduto a uno scherzo di cattivo gusto, ha inviato un'auto della polizia all'indirizzo
indicato. La portinaia e alcuni affittuari hanno dichiarato di non saperne nulla. Pi tardi hanno
affermato di non aver notato nulla di sospetto. Nel frattempo, gli agenti che avevano visitato la casa
per sgravio di coscienza hanno scoperto in uno sgabuzzino disabitato, vicino alla mansarda occupata
da Marie-Yvonne Blandin, nota alla buoncostume sotto il nome di Marion, il cadavere della ragazza.
La prostituta era stata pugnalata e l'arma del crimine era ancora conficcata nella ferita. La vittima
indossava una tenuta particolare, utilizzata talvolta dai maniaci. Quel dettaglio, aggiunto al fatto di
aver scoperto in casa di Marie-Yvonne Blandin una siringa di Pravaz e frammenti di una fiala che
aveva contenuto stupefacenti, e date le constatazioni del medico legale che ha in seguito accertato che
la ragazza era stata drogata, fa pensare che ci troviamo di fronte al delitto di un sadico, perpetrato da
un cliente della prostituta. Gli inquirenti sono convinti che sia stato l'assassino stesso a dare l'allarme,
seguendo cos il comportamento di jack lo Squartatore, di sinistra memoria, e del pi recente Vampiro
di Dusseldorf. La polizia ha interrogato diverse colleghe di Marion e cerca ora il protettore, che
potrebbe essere in grado di fornire utili indicazioni sulle frequentazioni della vittima.
Allontanai il giornale:
Il pappone lo troveranno. Alla fine lo troveranno... tutto sta a sapere in quale stato.
Hlne sussult:
Non vorr dire....
Non voglio dire nulla. Sicuramente non mi sono ancora ripreso del tutto. Ho in bocca un
cattivo sapore. Sento aggirarsi la morte. Forse mi sto facendo idee sbagliate, ma gente che non esita a
far fuori una povera ragazza come Marion solo per mettere me nei guai....
 questa la conclusione a cui  arrivato?.
S. A proposito, quando mi ha trovato cos graziosamente unito al cadere, lei veniva da....
Era un po' che gironzolavo nei paraggi....
Non aveva notato nulla di anormale?.
Due uomini con una brutta faccia sono entrati nell'edificio, ma, sul momento, non mi  parso
strano.
A che ora?.
Diciamo alle sei.
Devo essere svenuto un po' prima. Poi sono usciti?.
S.
Molto tempo dopo?.
Direi una mezz'oretta. Non ho fatto molta attenzione.
Che aspetto avevano?.
Sembrava gente del giro.
Non sa descriverli?.
Non ho fatto molta attenzione. Non ero l per sorvegliare.
Gi. Non era l per sorvegliare. Anzi, mi chiedo anche perch si trovasse l.
Si era seduta accanto al letto. Si agit sulla sedia, imbarazzata:
Cos.
Mi misi a ridere:
Gli ausiliari dell'agenzia Fiat Lux sono tutti fatti con lo stesso stampo. Sono sempre nei posti
pi inattesi, cos, a controllare divieti di sosta. Ascolti, Hlne....
S?.
Ehm....
Cambiai idea. Non le avrei rimproverato la sua gelosia, provocata da un'indigestione di
zuccherini, se avevo capito bene. Per una volta che portava frutti benefici... Ma era una cosa pazzesca!
Non eravamo nemmeno sposati, per la miseria! Non avevamo mai nemmeno dormito insieme, come
pu succedere tra amici. Per la miseria! Mi chiedo se prima o poi non dovrei provarci. Sono troppi anni
che la gente immagina chiss cosa su noi due. Tanto varrebbe dar loro soddisfazione. Non sono mica
un egoista, io.
Ehm... niente, cos. Vede, faccio come lei. Ah! La combriccola di Nestor!.
Ma affondai lo sguardo nei suoi occhi e lei arross, sentendosi messa a nudo.
Allora, torniamo ai nostri furbastri. Sono sicuramente loro che hanno messo in scena il
quadretto realista, destinato a dare un brutto colpo al prestigio di Nestor. Le esporr la mia teoria. Sono
stato riconosciuto al bordello. Nelle stanze ci sono sempre buchi da voyeur, un'altra cosa a cui sto
pensando un po' troppo tardi. Dico che mi chiamo Martin, ma qualcuno mi riconosce  un avversario
pi sveglio di me  e mi identifica come Nestor Burma. E, quando propongo a Marion di incontrarla
in qualche altro posto, il tipo sveglio capisce che voglio farla parlare, cuocendola a fuoco lento... A
proposito, ho una certa fame.
 buon segno, osserv Hlne.
Ha qualcosa da mangiare?.
S.
Si alz e and in cucina. M'infilai i pantaloni e la raggiunsi, un po' meno fresco di una rosa, ma
abbastanza in forma. Mentre maneggiava padelle e tegami, proseguii:
Dicono a Marion di far sapere a chi di dovere appena la contatter. La obbligano a drogarmi
mettendo qualcosa nella bevanda. Lei accetta perch sicuramente non pu rifiutare e non  stata del
tutto informata. Non sa, per esempio, che ci lascer la pelle. Una volta messo fuori combattimento
Nestor, quei buontemponi possono fare di lei ci che vogliono. Io dovevo essere proprio grazioso, si
saranno divertiti un mucchio. Uccidono Marion, la conciano in quel modo per far pensare al delitto di
un maniaco sessuale  con un travestimento recuperato al magazzino degli accessori del bordello  e
sistemano tutto cos che sia evidente la mia colpevolezza. Spingono il loro sadismo   la parola
giusta  fino a drogare la ragazza e drogare me una seconda volta con una siringa che lasciano bene in
evidenza. Se, dopo questo, non si  stabilita la mia reputazione di uomo raffinato....
Mi arrotolai la manica della camicia e scoprii l'avambraccio. Un piccolo punto rosso. La traccia
dell'ago.
...Questo non  stato molto astuto. Potrebbe rivoltarsi contro di loro. I giornali non lo dicono, i
giornali non dicono mai tutto, perch a loro gli sbirri non dicono mai tutto, ma il medico deve aver
notato che la droga di cui parlano  stata somministrata a Marion post mortem. Ora, pu anche darsi
che i nostri amici se ne infischino. Volevano solo essere certi che non mi risvegliassi troppo in fretta.
Per farla breve: essendo tutto pronto per la quadriglia e la messa in ombra del detective d'assalto, se ne
vanno lasciando una chiave e chiudono utilizzando una copia. Poi avvertono gli sbirri. Per fortuna gli
sbirri non sono entusiasti all'idea di muoversi per la semplice telefonata di un cittadino che riattacca
immediatamente. Ai nostri amici tocca insistere per essere esauditi... Solo che, nel frattempo, io sono
uscito dal coma... Avevano dosato male lo stupefacente. Quelli non sono drogati, Hlne. Un drogato
avrebbe fatto di meglio. Nessun drogato, solo bei ragazzoni in salute... Sono uscito dal coma e ho
avuto la fortuna di imbattermi al momento giusto proprio nella mia devota segretaria che passava di l
senza un motivo, cos tanto per fare....
Hlne arross.
A tavola, disse sistemando i piatti.
Mi sedetti.
...e il loro piano ha fallito.
Non c'entra!, comment Hlne attaccando il prosciutto. Si tratta comunque di Lvyberg!.
Che Lvyberg?.
Non si era interessato a un certo Ren Lvyberg?.
Lasci perdere Lvyberg. Non gli addossi tutti i peccati di Israele. E lasci ai polemisti antisemiti
il rapporto che  tentata di stabilire tra lui e gli avvenimenti di ieri sera. Certo,  un po' anche grazie a
lui che sono andato a ficcare il naso in rue de la Lune ma l, senza n volerlo n saperlo, ho scoperto o
sono andato vicino a scoprire un altarino a cui lui  estraneo. Ed  per evitare che io scopra questa cosa
misteriosa, sicuramente importante, che mi hanno voluto allontanare....
Uhm....
Non sembra convinta.
Non lo sono.
Mi ascolti, zuccher... oh! Mi scusi... ehm... Ammettiamo che tutto fosse andato come
speravano gli assassini di Marion. Gli sbirri mi mettono in croce. Non avrei avuto scelta. Non posso pi
giocare a nascondino e mi trovo in pericolo, la mia libert  in pericolo. Quindi mi siedo a un tavolo e
racconto che ho scoperto un tentativo di ricatto ai danni di un mercante di stoffe ecc. Dico tutto. Cosa
fanno quindi gli sbirri?.
Corrono da Lvyberg.
Esatto. Sia che per loro sia un colpevole o un semplice testimone. Se avesse voluto allontanare
me e i fulmini della legge, si sarebbe comportato davvero da pollo. E non credo che sia un pollo. No,
mia piccola Hlne, Lvyberg  troppo astuto per agire cos stupidamente. E, del resto, non ne ha
motivo... Non cerca affatto lo scandalo. Pensi alla sua posizione sociale. Tra noi non corre esattamente
buon sangue,  vero! Incompatibilit di carattere. Ma non me ne vuole sul serio: se lo infastidissi
davvero per qualsiasi motivo, nella peggiore delle ipotesi forse mi avrebbe ucciso o mi avrebbe fatto
uccidere, ma non organizzerebbe mai una messinscena tanto spettacolare.
Ma perch, a proposito, una messinscena cos? Perch non l'hanno semplicemente
ammazzata?.
Le dispiace?.
Non dica sciocchezze.
Non ne dica nemmeno lei, allora. Un detective privato  comunque uno sbirro, almeno agli
occhi di molta gente. Non ne vado in alcun modo fiero, ma  cos. E l'omicidio di uno sbirro si paga
caro.
Mentre l'omicidio di una Marion....
Non  la stessa cosa. Non mi fraintenda. Per me, la pelle di una puttana vale quanto quella di
uno sbirro, se non di pi, ma i giudici la pensano diversamente.
Daranno un premio agli assassini, se li trovano?.
Non proprio... uhm... s, qualcosa non torna in questa storia. Ma mi sono appena ripreso. Non
bisogna chiedermi troppo. In ogni caso, per quanto riguarda Lvyberg, la mia teoria resta valida.
Perch, sulla base delle sue rivelazioni, la polizia si sarebbe precipitata da lui?.
S. E in ogni caso glielo ripeto, essere immischiato in un simile caos avrebbe nuociuto ai suoi
interessi.  facile da capire.
Ma rue de la Lune?.
Cosa, rue de la Lune?.
Avrebbe parlato anche di rue de la Lune, nelle sue rivelazioni?.
Chiaramente.
E questo non avrebbe nuociuto ai loro interessi? Anche una semplice perquisizione?.
Ci sar in ogni caso. La buoncostume non ci metter molto a scoprire che Marion ci lavorava.
L'inconveniente deve essere stato calcolato e voi potete sempre andarci, al bordello, e chiedere della
signora Joseph, ammesso che esista quella degna persona nominata da Marion.  tutto ripulito, vergine,
uhm... s, diciamo vergine da indizi al momento, tanto che non sento il minimo bisogno di tornarci.
Non ho tempo da perdere. No, Hlne. Non c' nulla in comune tra rue de la Lune e rue des Jeuneurs. Il
primo posto  meno vulnerabile della Maison Berglevy, grossista semigrossista, tessuti di ogni genere,
filati e trasporti. Ci che sarebbe stato idiota da parte di Lvyberg non lo , o lo  molto meno, da parte
dei cavalieri de la Lune.
Forse ha ragione.
Ma certo!... Come non mi sono sbagliato sostenendo che i tizi che ho scoperto, o sono stato
sul punto di scoprire, poco preoccupati delle conseguenze del mio comportamento di fronte agli sbirri,
hanno voluto momentaneamente mettermi da parte, approfittando dell'occasione per sacrificare una
ragazza che magari poteva fare un po' troppe chiacchiere. Se fossi stato arrestato, sarei rimasto
comunque in prigione per qualche giorno, prima che fosse riconosciuta la mia innocenza. Avrebbero
quindi avuto tutto il tempo di fare ci che volevano fare. Si tratta di qualcosa che deve accadere in
questi giorni e per cui hanno bisogno della massima libert d'azione.
Ma la polizia rischia di mettere loro i bastoni tra le ruote.
Sicuramente no, perch altrimenti avrebbero agito in altro modo. Temono me, non gli sbirri.
Mi sopravvalutano perch lo sa il diavolo su cosa sono capitato e non voglio nemmeno cercare di
scoprirlo. Sembra troppo pericoloso e non sono pagato per metterci il naso.
Speriamo che non cambi idea.
Non ce n' motivo. Ma, se a giocarmi questo scherzo  stato il capo del defunto Dolivet, il caro
collega sconosciuto avr presto notizie da Nestor.
A proposito, quando mi hanno consegnato il rapporto su Lvyberg, ho incaricato Reboul e
Zavatter di mettersi al lavoro su quella pista.
Benissimo. Mi dia la relazione.
A parte qualche nome di societ commerciali o finanziarie e qualche indirizzo, tra cui quello
della sua residenza in un'elegante periferia e di una propriet in campagna, il lavoro dei miei agenti non
mi disse nulla di nuovo su Lvyberg. Confermava semplicemente quanto aveva affermato Esther e ci
che gi sapevo. Il mercante di tessuti occupava un'importante posizione sociale, non era molto amato
dai suoi pari per il carattere e nutriva l'ambizione di assumere un ruolo nella vita pubblica. A questo
scopo, cercava di comprare Le Mridien, ma la lotta era dura, perch un altro gruppo (dettaglio su
questo gruppo) aveva messo gli occhi sul giornale. Per quanto riguardava la vita privata, era separato
dalla moglie. (Seguivano nome e indirizzo, a tutti i fini utili). Per il momento, non si aveva notizia di
alcuna amante. Ne aveva? Non ne aveva? (Reboul avrebbe continuato le ricerche in quella direzione, se
ce ne fosse stato bisogno). Dunque, niente di nuovo, se non la conferma che Lvyberg assomigliava
sempre meno all'uomo che avrebbe potuto ordire la trappola in cui avrei dovuto, in linea di principio,
lasciarci le penne. Si scopriva che lui ce ne avrebbe lasciate pi di me.
M'infilai il rapporto in tasca. Mi accorsi allora che avevo ancora la chiave dell'appartamento
della povera Marion e il cartoncino su cui aveva scritto il proprio nome. Mi sbarazzai di quei due
oggetti compromettenti e lasciai che Hlne tornasse da sola in ufficio. Era l'ora. Io ero ancora troppo
stremato per seguirla. Tanto valeva restare da lei a recuperare.
E per quel giorno fu tutto. Non accadde nulla. Florimond Faroux non si fece vivo. Alle sette,
Hlne mi raggiunse. Cenammo insieme, poi mi mand a dormire a casa mia.
Quella benedetta ragazza non sapeva davvero cosa voleva.
.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Quello che taglia la corda.
...
.
...
L'indomani, con un bel sole, mi svegliai che ero completamente rimesso a nuovo. Arrivai in rue
des Petits-Champs un po' prima di Hlne. Alle dieci, presi il telefono, chiamai Esther e le chiesi udienza.
Non  pi arrabbiato?, disse.
Non lo sono mai stato.
Io un po' lo ero. Lei tartassa i suoi clienti.
Ammetter che  una cliente un po' particolare.
Non ammetto nulla. E, se io sono una cliente particolare, anche lei  un detective particolare.
Non sono affatto soddisfatta di lei.
Le porto di che soddisfare i suoi istinti.
La aspetto.
Un quarto d'ora dopo mi ricevette nel famoso salone ingombro di anticaglie.
Voglio incaricarla di un lavoro che non le dispiacer, dissi. Voglio che lei metta il naso
negli affari di suo fratello. Di recente si  rivolto a un detective privato e devo sapere di chi si tratta. A
meno che lei non ne sia gi al corrente. Dopotutto, forse  proprio perch suo fratello ha assunto uno
dei miei colleghi che lei ha riallacciato i rapporti con me....
Si accigli:
Non sono al corrente di nulla e lei sa perch....
La interruppi bruscamente:
No. Basta con le menzogne e basta con Moreno.
Non sto mentendo.
Per lei mentire  come respirare. Non se ne rende nemmeno conto.
Allora, rise, mi chiedo di che utilit potrei esserle. Tutto ci che potrei dirle....
Lei non mi dir proprio nulla. Lei deve setacciare tra le sue cose e portarmi un pezzo di carta
che faccia riferimento a un detective o a una lettera di minacce... se lo trova. Qualsiasi cosa trova, me
la porta.
Alz le spalle:
Tiene tutto sottochiave. Comunque ci prover... Ma lei  proprio un curioso segugio. Far fare
il lavoro ai suoi clienti! Insomma....
Un'altra cosa, dissi. Grard Bonfils.
Sussult:
Ebbene?.
Voglio vederlo.  in casa?.
Non lo so. Possono assicurarmene. Non sta sempre qui. A volte si ferma in campagna. Perch
vuole vederlo?.
Per chiedergli lo stesso servizio che ho chiesto a lei.
Ma  pazzo?  il suo amico intimo.
Appunto. Forse sa qualcosa.
Come vuole. Dopotutto, lei sa fare il suo mestiere meglio di me....
Usc e mi lasci un po' da solo. Torn, accompagnata dal distinto donnaiolo. Il cortese signor
Bonfils, dandomi la mano, mi squadr con una specie di ostile curiosit. Aveva ancora a cuore il nostro
incontro in rue Saint-Denis. Mi dispiaceva molto, ma glielo avrei ricordato.
Buongiorno, signor Burma, disse. Vuole parlarmi?.
Devo chiederle un servizio.
La ascolto.
Si guard intorno alla ricerca di una sedia, non trov nulla di suo gradimento e si sedette alla
mia destra sulla panca intagliata, porgendomi l'orecchio che ancora forse gli serviva a qualcosa.
Guardai Esther. Alz le spalle.
Vi lascio!, borbott.
Di certo non si allontan molto, ma le apparenze erano salve.
Mio caro Bonfils, dissi, lei ci tiene al suo posto?.
Che posto?.
Quello che occupa qui. Il posto di amico di Lvyberg.
Ma certo. Le ho gi confessato molto francamente che si tratta di un eccellente rapporto.
La aiuter a mantenerlo.
 in pericolo?.
Potrebbe esserlo, il signor Lvyberg non ha molta stima di me, ma se gli segnalassi le sue
scappatelle....
I timori del signor Bonfils mi sembravano ridicoli, ma visto che esistevano, tanto valeva
approfittarne. Mi trovavo coinvolto in una storia di ricatti. Mansueto, mi adeguavo. Sospir:
Ma perch dovrebbe farlo?.
Stia tranquillo. Non lo far... se lei acconsente ad aiutarmi. Ho tutti i motivi di supporre che il
signor Lvyberg sia ricorso ai servizi di uno sbirro....
Di uno sbirro?.
Quella rivelazione lo fece sprofondare in un abisso di riflessioni. Inclin la testa, poi, per
riflettere pi a suo agio, nel silenzio totale, si tolse l'apparecchio acustico dall'orecchio e lo esamin
come per chiedergli consiglio.
Un detective privato, naturalmente. Non qualcuno della Tour Pointue.
E perch mai avrebbe bisogno di un detective privato?, fece lui rimettendosi
l'acchiappasuoni. Vuole informazioni a questo proposito?.
No. Voglio solo sapere il nome di quel detective. Lei sicuramente pu scoprirlo.
Mi sar difficile chiederglielo di punto in bianco, cos.
Pensi a qualcosa.  anche possibile che ottenga l'informazione prima di lei e attraverso un
altro canale, ma cerco di battere tutte le strade.
Per arrivare dove?.
Segreto professionale.
Alz le spalle e sorrise:
Lei mi sembra molto furbo. Allora, la rivedo qui?.
Mi telefoni per dirmi i risultati della sua inchiesta. Sono sull'elenco. Arrivederci, signor
Bonfils.
Nel corridoio mi imbattei in Esther che, non essendo affatto sorda, stava verosimilmente
origliando alle porte. La salutai brevemente e me ne andai prima che Ren Lvyberg si accorgesse della
mia presenza nel suo dominio.
All'agenzia, Reboul e Hlne, chini sulla raccolta rilegata de La Buona Nuova aperta sul
tavolo, sembravano molto eccitati.
E allora?, chiesi. Ha scoperto la traccia di Dolivet?.
Da nessuna parte, rispose il monco, alzandosi. Forse Zavatter... In ogni caso ho fatto un
buco nell'acqua dovunque sono passato. Non proprio un buco nell'acqua, perch ho per caso messo il
naso in una strana cosa... Guardi, visto che s'interessa a Lvyberg.
Mi invit a esaminare una certa pagina del giornale del defunto Lemeunier.
Due foto di personalit non precisamente deboli dal punto di vista economico alleggerivano un
testo compatto. Uno di questi signori, con il monocolo, si chiamava Hubert Raucher (in didascalia:
domicilio parigino e residenza estiva); l'altro, Eugne Maireaux (place Gaillon, a Parigi; rue du Lac,
Evian).
 lui il pezzo da novanta, disse Reboul indicandolo con un dito accusatore.
In effetti lo era. Sulla sessantina, a prima vista, con l'aria di un notaio. E anzi, per via di un
leggero strabismo divergente che spesse lenti non riuscivano a correggere, di un notaio losco, uno di
quei burocrati ministeriali che da un lato tengono d'occhio il denaro della clientela, mentre dall'altro
valutano la distanza che li separa dalla frontiera pi vicina.
Lessi l'articolo.
Consisteva soprattutto in un elenco delle societ e dei consorzi in cui i signori Eugne Maireaux
e Hubert Raucher, dei Fosfati (Esther aveva citato quel nome e quel titolo), avevano interessi comuni.
A proposito di affari, si parlava di una possibile rivalit tra loro e i tessuti Berglevy. Da qualche
tempo, scriveva uno dei negri di Lemeunier, Ren tende la tela e cerca di tirare la coperta verso di
s....
E allora?, dissi. Cosa ci dice? Questi due nomi: Raucher, Maireaux e degli altri ancora
compaiono nel suo rapporto su Lvyberg, con molti altri al capitolo: Gruppo avversario nell'acquisto
de 'Le Mridien?'.
Ma non il nome di Jrme Barthe.
Jrme Barthe?.
Questo tipo si chiama anche Jrme Barthe, all'occasione.
Quale occasione?.
Quando si rivolge in incognito a un detective privato, per esempio.
Mi racconti.
L'altro giorno, mi sono divertito a sfogliare questa bella collezione acquisita di recente. Ho
notato quel volto. Una fisionomia abbastanza caratteristica, no?.
Molto caratteristica. Non potrebbe fermare un aereo in volo supersonico, ma quasi.
Durante la nostra inchiesta su Lvyberg, mi  capito di sentir parlare di un tipo e di rivedere il
suo ritratto in schede confidenziali. E oggi... ero da Antoine Richard, il nostro collega, e cercavo di far
parlare la sua biondina, quando questo Maireaux... e pu star certo che ho riconosciuto il grugno... 
uscito dall'ufficio di Richard, in sua compagnia, precisando: Mi raccomando, quando mi chiama non
si sbagli. Jrme Barthe, lo ricorda? Jrme. Sono socio di mio fratello, Edouard, ma in questo caso di
tratta di una faccenda personale. Arrivederla, signor Barthe, ha detto Richard. Ho pensato che lei
avrebbe voluto vederci pi chiaro. Edouard Barthe, ho controllato sull'elenco,  un consulente giuridico
di rue du 4-Septembre.
Tamburellai le dita sulle corna della mia pipa a testa di toro:
Uhm... Forse quel Maireaux  un po' cornuto. Non importa. Aspetteremo il ritorno di Zavatter
e insieme andremo a chiedere a Richard di cosa si sta occupando. Tanto non abbiamo null'altro da fare
al momento.
Quando il mio aiutante Roger Zavatter rientr, anche lui a mani vuote per quanto riguardava
Dolivet, andammo insieme da Richard. Il collega stava a due passi, rue de Choiseul, con vista sulle
finestre del Crdit Lyonnais. Non c'era. Senza badare alle chiacchiere della sua segretaria bionda, lo
aspettammo. Alla fine arriv.
Ma guarda! Ciao Nestor, esclam con tutti i toni di una finta giovialit. Cosa fai da me?
Salve, ragazzi.  una delegazione, questa?.
Cerchiamo lavoro, dissi.
Non scherzare.
Non sto scherzando. Entriamo nel tuo ufficio.
Ci accomodammo come se fossimo a casa nostra.
Quel tipo, fece Antoine Richard, indicando Reboul,  gi venuto a rompere le scatole a
Hortense questa mattina. Mi sembra di capire che sia lo stile dell'agenzia Fiat Lux.
Gi, Jrme Barthe.
Il suo volto da pugile sconfitto si rannuvol:
Jrme Barthe, cosa?.
Uno dei tuoi clienti. Un signore pieno di soldi che ti ha affidato un'indagine. Di che indagine si
tratta?.
E a te cosa interessa?.
Non  un caso per te, Richard. Voglio occuparmene io.
Ma guarda un po'. Cercano lavoro e vogliono togliere il pane di bocca agli amici.
Tre volte sbagliato, detective da quattro soldi. Non cerco lavoro. Non sono tuo amico. E non
voglio toglierti soldi. Il cliente ti ha gi pagato, no?.
Se mi ha affidato un caso, per forza.
Tu ti tieni i soldi e io faccio il lavoro.
Ci pens su un minuto buono.
S, fece alla fine. A queste condizioni... ma tutto questo mi puzza di intrallazzo alla
Nestor.
Ragione di pi per lasciar perdere.
Va bene, visto che non toccherai il malloppo....
Basta chiacchiere. Cosa vuole quel Jrme Barthe?.
Ritrovare un giovane giornalista che si  improvvisamente dato alla macchia....
Fece l'occhiolino. Un occhiolino salace ed equivoco, molto eloquente. Non dissi nulla, ma non
per questo non pensai. Forse aveva ragione e stavo perdendo il mio tempo. Ma ero ormai troppo
coinvolto per fare marcia indietro e quel Barthe-Maireaux, non bisognava dimenticarlo, era tra gli
avversari di Lvyberg...
Chiama il tuo cliente e digli che prendo il tuo posto, dissi.
Afferr il telefono e compose il numero:
Pronto! Studio Barthe, consulenza giuridica? Il signor Jrme Barthe, per favore... Ah, s!....
Antoine Richard diede il proprio numero e riattacc.
Non c', spieg. Mi chiamer.
Aspettammo. Alla fine l'apparecchi suon. Richard sollev la cornetta. Io presi l'auricolare.
Gi notizie per me? Complimenti, fece, dall'altra parte del filo, la voce impaziente di un
uomo di una certa et.
No, signor Barthe, rispose umilmente il collega. Volevo dirle... ehm... ecco....
Gli forn una giustificazione pi o meno plausibile della sua rinuncia in mio favore:
Il mio amico Nestor Burma... molto noto, molto bravo... le assicuro che per lei il cambio 
vantaggioso....
Non mi piace questa storia, disse lo pseudo signor Barthe. Fa perdere tempo. Comunque...
dovr mettermi in contatto con questo signore, immagino.
S, le spiegher lei stesso di cosa si tratta. Glielo mando?.
No, no,  inutile. Mi dia il suo indirizzo.
Al momento  nel mio ufficio.
Allora arrivo.
Richard riattacc.
Andatevene, dissi a Reboul e Zavatter.  meglio che non ci trovi tutti insieme. Potremmo
spaventarlo.
Se ne andarono. Rimasi da solo con Richard. Poco dopo ci raggiunse Barthe-Maireaux. Era
proprio il tizio che compariva nella foto del numero speciale de La Buona Nuova. Era vestito in
modo distinto, con la responsabilit richiesta dal suo stato e dalla sua et, portava capelli acquistati e
ben pettinati dal fabbricante di posticci, e le sue mani sottili, bianche e ben curate, da un lato
trituravano guanti di pecari, dall'altro un cappello di feltro di buona fattura. Mi guard con simpatia,
dietro gli obl, e capii che la mia faccia gli piaceva pi di quella di Richard. Fatte le presentazioni e
scambiati i convenevoli, disse:
Immagino che il signor Richard l'abbia messa al corrente.
Pi o meno. Ma vorrei che mi spiegasse la faccenda di persona.
Ebbene, ecco: Victor Marcellin, giornalista, hotel Mac, rue du Mail. Lavorava al settimanale
Aujourd'hui. Vorremmo che lo ritrovasse. La sua presenza  indispensabile per permettere a un mio
cliente di incassare un'importante eredit.
 scomparso?.
Qualcosa del genere.
Da molto tempo?.
L'altro giorno. Abbiamo fretta di ritrovarlo.
Sospettate una scomparsa... ehm... tragica? Mi scusi, ma nel nostro mestiere....
Fece una smorfia di dubbio:
Oh! Non c' alcun motivo per temerlo. Perlomeno non credo. No, questi giovani sono lunatici
e....
S, una bionda, una bruna....
Accett volentieri il suggerimento.
Forse....
E forse il giornale l'aveva mandato a fare un reportage. A volte capita, perfino ai reporter. Tenni
la riflessione per me e dissi:
All'infuori del nome e dell'indirizzo di questo giovane, pu fornirmi altri elementi?.
Be', sappiamo che ha lasciato il Mac l'altro ieri, senza dire dove andava e portando con s
solo una borsa da viaggio. Non ha disdetto la stanza che pagava mensilmente e dove stava da un po' di
tempo. Ci siamo informati anche alla direzione di Aujourd'hui....
Il suo giornale?.
S,  stato licenziato circa un mese fa.
 tutto?.
 tutto quello che sappiamo.
Non  che per caso ha una fotografia?.
Di Victor Marcellin?.
S.
No. Mi spiace....
Non importa. Me la procurer al giornale dove lavorava o altrove. Me lo pu almeno
descrivere?.
L'ho visto solo una volta e fare ritratti, anche sommari, non  il mio forte. Ci ho gi provato
con il signor Richard. Deve avere sui venticinque anni, capisce? E questi giovani d'oggi, non so se l'ha
notato, ma si somigliano un po' tutti.
 l'influenza delle riviste di moda, sospirai. Si sforzano di assomigliare ai personaggi delle
copertine a colori. Pensano di essere pi belli.
Oh! A lui, sorrise il signor Barthe, ci vorrebbe un chirurgo estetico. Adesso che mi viene in
mente: ha il naso leggermente storto.
Perfetto, dissi io alzandomi. Credo che mi metter subito al lavoro.
Si alz a sua volta:
La cosa non pu che farmi piacere, signor Nestor Burma....
Gli comunicai il mio vero indirizzo, lui mi diede il suo falso, insistendo perch precisassi il
nome  Jrme  se gli avessi telefonato, e se ne and. Gli lasciai un po' di vantaggio, poi uscii
anch'io, mentre Antoine Richard mi diceva di tornare presto a trovarlo se volevo ancora trattare affari
come quelli, molto vantaggiosi per lui.
Visto che la redazione di Aujourd'hui aveva sede nello stesso edificio di rue Raumur in cui
si trovava Le Crpuscule, prima passai a vedere Marc Covet. Trovai il giornalista-spugna all'ultimo
piano, l dove le bottiglie non contengono inchiostro.
Allora, sempre al bar?, dissi.
Si gode un tale panorama di Parigi, fece lui per giustificarsi.
Era seduto in un angolo della minuscola sala, con la schiena rivolta al paesaggio, ma in ottima
posizione per non perdere assolutamente nulla delle curve superiori della barista. Una donna crudele,
sicuramente, perch il mio amico sembrava cupo. Mi sedetti accanto a lui e guardai anch'io la biondina.
Tra un mazzo di fiori veri e un altro artificiale, sembrava indecisa quanto l'asino di Buridano, di cui
aveva un po' anche le orecchie.
Conosce un suo collega di nome Victor Marcellin?, chiesi.
Abbastanza. Cos'ha combinato ancora?.
 uno che combina cose?.
 uno che vorrebbe combinarne. Ma si limita a rompere le scatole ai colleghi, con il suo modo
di guardare tutti dall'alto.
A sentire lui, ci avrebbe presto schiacciati tutti. Mi chiedo con cosa. Era a Aujourd'hui, ma si
 reso talmente insopportabile che l'hanno licenziato. Dev'essere stato un mese fa e da allora non l'ho
pi visto.
Lo sto cercando. Una storia di eredit.
Un'eredit? Forse allora non bluffava quando minacciava di schiacciarci tutti. Una bella
somma?.
Non c' male. Non pu darmi altre informazioni su di lui?.
No, non eravamo intimi. Non so nemmeno dove abiti.
Io s, ma non  pi al suo hotel.
Svuotato?.
Scomparso.
Che liberazione.
Marc Covet non sembrava interessarsi eccessivamente alla sorte di Victor Marcellin.
Qualcos'altro lo preoccupava. Sicuramente sue questioni personali, sentimentali o di altro genere. In
quel momento arriv Gus, il disegnatore, con la sua bella faccia da umorista leggermente arricciata. Ci
strinse la mano e prima di andare a esplorare la terrazza chiese al mio amico, con un sorriso beffardo:
Allora, questa bomba?.
Non preoccuparti della bomba, disse Covet.
Gus si allontan.
Viva l'anarchia, dissi. Sta preparando una bomba?.
Ehm... s... oh! Un piccolo cocktail... Se continua cos, non inviter molta gente. Non so cosa
sia successo a Victor Marcellin, ma la sua successione  assicurata.
Spinsi verso di lui il mio bicchiere vuoto, perch non dimenticasse di pagarlo quando avrebbe
saldato il conto:
Vado a intervistare i suoi colleghi di Aujourd'hui.
Non  il momento. Stanno per chiudere il numero di questa settimana.
Volevo semplicemente una foto. Non  che per caso ne ha una lei?.
Cosa potrei farmene di una foto di Marcellin? Non ha una faccia che possa venir voglia di
portarsela in giro, nemmeno tra due ingiunzioni dell'esattore.
A proposito, che genere di faccia?.
Quella di un uomo di venticinque anni che crede di essere arrivato. Come i giornalisti dei film.
Biondo e magro, tutto spigoloso, con il naso leggermente di traverso. A proposito di cinema, se gli
arriva l'eredit in questione, magari potr farselo modificare dal dottor Claou. Gli farebbe bene.
Mi alzai:
Mi piacerebbe comunque avere una foto.
Vada da Roudil, allora.  il vicecaporedattore di Aujourd'hui. Dica che l'ho mandata io.
A Aujourd'hui, l'usciere (ne hanno messi dappertutto) a cui chiesi di Roudil mi indirizz
verso il bancone da tipografi, come previsto. Quando ebbi fatto tre passi in quel vasto laboratorio che
odorava di piombo e inchiostro grasso e in cui le tastiere delle linotipie ticchettavano a pi non posso,
risuon qualche colpo di fischietto modulato da labbra esperte, suoni che annunciavano un vero e
proprio concerto che sarebbe poi diventato tempesta. Avevo tenuto il cappello sulla testa e dimenticato
che, in quel posto, un rito severamente osservato esige che ci si scopra il capo. I simpatici rivoluzionari
della corporazione del Libro non scherzano sulla buona educazione. Mi tolsi il copricapo, i fischietti
tacquero e trovai il tipo di nome Roudil, chinato su forme e bozzoni, che parlava con l'impaginatore.
Mi presentai e gli esposi la ragione della mia visita. Mise su la faccia clownesca del finto afflitto:
Allora l'originalone se l' data a gambe? Devo piangere?.
Aspetti a sbucciare cipolle.
Si mise a ridere:
Molto divertente. Bene. E per la sua foto... non ne ho, signor Burma. Sa, i nostri archivisti
preferiscono Martine Carol. Ognuno ha i suoi gusti, no?.
Per il momento non vedo cosa potrei farmene di un ritratto di Martine Carol. Preferisco
l'originale. Ognuno ha i suoi gusti, no?.
E me ne andai.
Passando davanti a rue Montorgueil, cos viva e animata, non potei evitare che mi si stringesse
un poco il cuore. Cercai nel giornale che avevo appena acquistato qualcosa sull'assassinio di Marion.
Cento righe di bla bla bla terminavano con il solito: L'inchiesta continua.
Girai in rue de Clry e infilai rue du Mail. Hotel Mac, all'angolo di rue Vide-Gousset, su place
des Petits-Pres, proprio di fronte a un negozio di immagini sacre. Pulito, discreto, ovattato, buio, come
la chiesa vicina. Si sentiva quasi odore di incenso.
Vorrei parlare al capo, dissi al tipo che vidi a un angolo della scrivania, un angelo biondo, un
po' magro, dall'aria sognante.
Sono io.
Aveva l'accento di Aubervilliers. Gli diedi il mio biglietto da visita.
Nestor Burma, fece, tendendomi una mano grande e cordiale. La conosco. Io sono Gabriel.
In cosa posso esserle utile? La avverto, non ho stanze libere al momento.
Eppure uno dei suoi affittuari se n' andato: Victor Marcellin.
Ah! Lo sa? Non se n' propriamente andato. Ha ancora la sua stanza. Potrebbe tornare da un
giorno all'altro.
Me lo far sapere, quando succede. Lo sto cercando.
Il signor Gabriel, dell'hotel Mac, colp il tavolo con il pugno e scosse la testa.
Incredibile!, esclam. Ecco un ragazzo di cui nessuno si occupa per mesi e basta che gli
venga voglia di andare a farsi un giro perch tutti lo rincorrano. Prima c' stato un vecchio, con gli
occhiali, un tizio molto elegante....
Strabico?.
Esatto. Lo conosce?.
Lavoro per lui.
Cosa volete dal signor Marcellin?.
Abbiamo bisogno di lui per una faccenda di eredit.
Ah! Interessante. Guardi che non mi deve un soldo, ma  sempre piacevole sapere che si hanno
affittuari solvibili. Soprattutto visto che lui non sempre navigava nell'oro.
E a parte il tizio con gli occhiali, chi  venuto?.
La sua ragazza, ovviamente.
La sua ragazza?.
Ma s! Perch? Lei non ce l'ha?.
Ne ho diverse.
Be', confidenza per confidenza, rise il signor Gabriel, credo anche lui. Lei capisce, questi
giovani, con il mestiere che fanno, hanno molte occasioni. Non solo di lavoro.
Avevo capito.
E magari ha preso il largo forse perch ne aveva abbastanza della brunetta oppure non mi
stupirei che abbia momentaneamente trovato di meglio altrove. Ma come si dice: fortunato in amore...
doveva succedere proprio nel momento in cui gli arriva l'eredit....
Bene. Mi racconti un po' in che modo se n' andato.
Non ci sono mille modi per andarsene. A parte i traslochi alla chetichella... Ieri mattina, lo
vedo che scende con una piccola valigia, con l'aria di uno che si sta rimettendo da una sbronza. Me ne
vado per qualche giorno, mi ha detto. Tenga pure lei la posta. Non che ne riceva poi molta. Ma
confesso che sembrava nel pallone. Le scriver. E poi se n' andato, cos. Ma non sono fatti miei. La
stanza  pagata in anticipo per un mese.
Posso vedere la camera?.
Se vuole.
Era pulita e linda come un soldo nuovo di zecca. E in ordine, molto in ordine. Romanzi 
soprattutto polizieschi  riempivano il ripiano di un mobile e altri erano impilati in un angolo.
L'armadio conteneva un guardaroba piuttosto fornito. Ma non un foglio di carta, un taccuino, un
quaderno o una foto in giro. Una stanza in ordine, molto in ordine.
Scendemmo. Nell'atrio dell'albergo c'era una giovane dall'aria smarrita. Il signor Gabriel mi
diede una gomitata.
La brunetta, disse. Buongiorno, signorina, aggiunse poi a voce pi alta, rivolgendosi a lei.
Buongiorno, signore, fece la brunetta. Ero venuta a vedere....
La sua voce dolce era umile. Aveva graziosi occhi umidi, denti graziosi, un grazioso viso triste.
Vestita in modo pulito e non senza un'eleganza naturale, ma in modo modesto. Le dita, piuttosto
grossolane, erano bizzarramente colorate alle estremit. Un'operaia. Una piccola operaia di Parigi. Di
quelle che si mettono in tutte le canzoni e tutte le salse.
Il signor Marcellin non  ancora tornato, fece l'albergatore con un tono di circostanza. Ma lo
ritroveranno, non si preoccupi. Il signore... (mi indic) ... uno specialista, un detective....
Un detective?, esclam lei. Ma cosa ha fatto?.
Niente, la rassicurai. Lo cerchiamo per un'eredit.
Ah! Allora era vero?.
Aspettava un'eredit?.
Be',  da un sacco di tempo che mi dice che saremmo diventati ricchi... e quando gli arriva
l'eredit, mi lascia cos.
Ma non l'ha ancora ricevuta, protest il signor Gabriel. Lo cercano proprio per quello.
Davvero?... Oh! Spero proprio che sia come dice lei... non so pi cosa pensare.
Le spiegher io, dissi. Spiegare  il mio mestiere. Mi chiamo Nestor Burma. E lei?.
Clotilde. Clotilde Philippon. Ma  meglio Ci!.
Bene, Ci, lei pu forse fornirmi informazioni sul suo vagabondo che mi aiuteranno nelle
ricerche. Cosa ne dice di andare a parlarne seduti? Le offro l'aperitivo.
Se vuole, signore.
Andate al Vieux Saumur, sugger il signor Gabriel, da parte dell'hotel Mac.
S, e le lascer un bicchiere.
Lei capisce in fretta, rise.
Ancora un altro che pensa di lusingarmi!
Al Vieux Saumur, davanti a due bevande rinfrescanti, non appresi nulla di pi. Tutto ci che mi
disse Ci era pari a nulla. Non portava nemmeno una foto del suo amante nella borsetta, perch, per la
delusione, aveva buttato nel cestino tutte le sue carte personali. Ma non aveva spinto quell'iconoclastia
puerile e passeggera al limite estremo e mi confess di avere ancora, a casa propria, qualche foto e
degli ingrandimenti. In cima al letto, probabilmente. Una foto che non era forse a quel punto nemmeno
pi necessaria, ma l'avrei comunque esaminata con piacere. Ispiravo sufficiente fiducia alla ragazza per
evitare che rifiutasse la mia proposta di accompagnarla a casa.
Viveva in rue Sainte-Foy, dall'altra parte dell'arrondissement, in un settore zeppo di rumori
emessi dai motori di grossi camion e vicino al suo posto di lavoro. Lavorava in un laboratorio di fiori
artificiali. Occupava una stanza pi o meno indipendente a casa di una delle sue zie, anziana e inferma.
La ragione per cui non conviveva con Victor Marcellin. Speravo che tante cose avrebbero finito per
spiegarsi con la stessa semplicit.
Ecco qua, mi disse Ci, una volta a casa sua, allineando davanti a me una serie di scatti di
vario formato. Se ne deve portare via una, vero?.
Prender quella che le piace meno, dissi.
Singhiozzando me ne tese una, molto leziosa, ma nitidissima.
Mi sembra che qui abbia un'espressione dura.
Dura? Figurarsi! Dipendeva dai giorni. Misi la foto nel portafoglio.
Guardi questa, disse lei, con un misero sorriso. Non siamo per niente belli, vero? Ma la
tengo lo stesso. Siamo insieme.
Sicuramente la ricollegava a un ricordo felice, perch, scusate, ma era uno di quei documenti da
mandare al rogo. Difficile dire quale dei due piccioncini avesse la faccia pi idiota. Forse
partecipavano a un concorso.
 stata fatta senza che ce ne accorgessimo....
Si vede.
...da quei fotografi che lavorano sui boulevard, sa? Uno dei suoi amici.
Strano amico, non potei impedirmi di osservare. Avrebbe potuto aspettare che aveste l'aria
meno... ehm... insomma, l'ha ammesso lei stessa: non siete molto belli.
Oh! Non era proprio un amico amico. Solo uno che Victor conosceva di vista, credo.
Sistem tutte le foto in un album. Non avevo pi niente da scoprire dalla brunetta, ma
chiacchierammo ancora un istante. Mi ripet le speranze di opulenza espresse dal suo giornalista e la
convinzione che, ora, l'avrebbe abbandonata. Insomma, le solite lamentele, spesso fondate. L'ho
verificato.
Quando penso che a volte era cos gentile. Andarsene cos, senza avvertirmi. Pensi, in un
momento di bolletta, avevo portato del lavoro a casa. E lui si era messo a fare i fiori. Ed erano belli
come gli altri....
Mi indic sul camino due affari color malva infilati dentro un bicchiere di vetro.
 la sua opera.
Cos'?.
Bill.
Eh?.
Bill.
Ma non  un nome di fiore!.
 un nome inglese. Sono iris e lui, scherzando, li ha battezzati Bill. Non so perch. Sa, i
giornalisti a volte hanno strane idee....
Scoppiai a ridere:
Idee da Almanacco Vermot. Bill. Iris, Biliris. Le canzoni di Biliris. Ama i giochi di parole,
eh?.
Oh s!.
 sicuramente dello stesso calibro. Per sedurre la piccola doveva aver impiegato l'intero
repertorio e non mancava molto che, nella sua adorazione, la giovane dal cuore spezzato volesse
ripetermeli tutti. Tanto valeva tagliare la corda. Cosa che feci.
Passai dall'agenzia. Hlne se n'era andata lasciandomi un biglietto dove mi consigliava di non
stancarmi troppo. Appoggiai una mano sulla cornetta e, dopo aver riflettuto, la lasciai dov'era. Inutile
chiamare Esther per avere novit. Annotai, dal giornale di Lemeunier, l'indirizzo di place Gaillon del
signor Maireaux, alias Barthe, e me ne andai a mangiare al ristorante di rue des Moulins. A fine pasto,
a mo' di ammazzacaff, guardai un'altra volta la faccia del signor Victor Marcellin. Ci aveva ragione.
Aveva l'aria piuttosto da duro. Faccia energica, da capobanda, da mariolo. Da uno che sa che pesci
pigliare. Con calma, ragazzo. Ti atteggi, fai lo sbruffone. Non  un lavoretto da fotografo ambulante,
questo. Fai meno il gradasso quando, andando a consegnare un lavoretto al tuo datore di lavoro e
professore di solfeggio, un ricattatore di professione, lo trovi ammazzato. Allora ti accorgi che quel
genere di attivit non  una passeggiata e molli tutto, alloggio, fidanzata, ricatto avviato, e fai sparire le
tracce.
.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Un colpo di spugna.
...
.
...
Era notte fonda quando uscii dal ristorante. Presi la direzione del domicilio del signor Eugne
Maireaux, il distinto misterioso, il disonore di una delle duecento famiglie. In place Gaillon, era
l'edificio proprio accanto a quello di Drouant, quello in cui a dicembre il premio Goncourt rende
qualcuno felice. In una letteratura diversa, altri, che speravano anch'essi di poter strappare qualche
alloro, raccoglievano solo corone. Un cameriere inamidato mi inform che il signor Maireaux era
assente. Il signor Maireaux era al suo circolo, in rue Louis-le-Grand.
In quel luogo di difficile accesso, riuscii comunque a fargli arrivare il mio biglietto da visita.
Forse non avrebbe apprezzato quel modo di completare il suo gioco. Non mi fece attendere troppo e mi
raggiunse ben presto sotto il lustro del salone dorato che stavo affumicando pensando alla Plymouth
parcheggiata davanti all'elegante casa da gioco. La Plymouth di Ren Lvyberg. Il signor Maireaux
tormentava il mio biglietto da visita tra le mani e sembrava ancora pi strabico. Senza preamboli,
articol con voce secca:
Constato che non ha perso tempo e che lei  un detective molto abile. Troppo abile, per i miei
gusti. Non le ho chiesto di svelare la mia vera identit.
Nel mio lavoro, una cosa tira l'altra, risposi come spiegazione.
Gli porsi la foto del giornalista.
 lui il giovane, disse. L'ha ritrovato?.
Non ancora. Ho solo scoperto che di tanto in tanto pratica l'arte del ricatto. Ma lei gi lo
sapeva.
Non capisco.
Niente trucchi, qui. Non sarebbe apprezzato. Giochiamo a carte scoperte. Lei  in
competizione con Lvyberg, settore tessuti, per l'acquisto de Le Mridien. Non le dispiacerebbe un
piccolo scandalo, che comprometta le possibilit dell'ebreo. Victor Marcellin ha in mano un'arma da
usare contro Lvyberg. Lei lo sa, non per sentito dire, ma di certo perch quel giovane delinquente 
venuto a proporle l'acquisto della suddetta arma. In un primo momento, lei non ha accettato, ma ora ci
ha ripensato e vuole riallacciare il contatto.  esatto?.
Dietro le spesse lenti, sgran gli occhi che incrociavano le pupille:
Non so veramente cosa dirle, signore.
Forse qualcosa di volgare?, risposi, sorridendo.
Mi restitu il sorriso:
Non  il mio stile e sono un giocatore abbastanza brillante da riconoscere i suoi meriti, signor
Burma. Se non so cosa dire significa che, a meno di ripetere ci che lei ha appena detto, non ho nulla
da aggiungere al suo discorso.
Grazie per la conferma. Posso chiederle qual era la mercanzia di Victor Marcellin? Forse cos
le do modo di dire la volgarit?.
Si mise a ridere:
Lei sembra tenerci, ma io non la seguir su questa strada. Ammesso che esista, non ho mai
saputo di che tipo di mercanzia si trattasse, per usare le sue parole.
Capisco. Marcellin prima voleva i soldi e lei non ha gradito.
Il signor Maireaux sospir:
Ci sono talmente tanti truffatori in giro....
Anche senza svelare il suo asso nella manica, non le ha fornito nessuna idea, nemmeno
vaga?.
Nessuna idea.
Buttai l, all'improvviso:
Per caso non ha parlato di Gestapo?.
Gestapo? Assolutamente no, fece lui sinceramente stupito.
Bene....
Accelerai l'attivit dei miei emisferi cerebrali.
Riassumiamo, dissi. Quando quel giovane avventuriero la contatta, la sua comprensibile
discrezione le fa pensare che si tratti di un bluff e, prudente, lo mette alla porta. Si accorge solo di
recente che l'arma che Marcellin sostiene di avere contro Lvyberg esiste davvero. Perch? Perch
l'altro giorno, dopo la chiusura delle banche, Lvyberg ha avuto improvvisamente bisogno di una
grossa somma di denaro in contanti, non  cos?.
Non rispose, ma i suoi occhi strabici riflettevano stupore. Proseguii:
Deve aver insistito con la sua banca, a meno che non abbia chiesto il denaro proprio qui al
circolo, di cui  membro. Venendo a conoscenza della cosa, lei capisce che Marcellin sta per vendere la
famosa arma a Lvyberg. Decide allora di riprendere le trattative interrotte. Se il ricattatore possiede
ancora una copia dei documenti venduti (detto tra noi, Lvyberg non ha ancora comprato nulla), non
rifiuter di cedergliela.  solo una questione di prezzo. Ma Marcellin  scomparso e, non riuscendo a
raggiungerlo con i suoi soli mezzi, decide di rivolgersi a un detective privato sotto la banale identit del
suo consulente giuridico, per non prestarsi a intempestivi sospetti.
Lei  incredibile!, esclam.  stupefacente. Lei capisce davvero in fretta....
Fece quello che pot per guardarmi in faccia:
...Ne sa quanto me. Mi domando quindi cosa faccia qui.
Sono venuto per avere una conferma al mio ragionamento, dissi. Buonanotte, signore.
Tornai a dormire all'agenzia.
La suoneria del telefono mi strapp a un sonno di piombo. Prima di rispondere, consultai
l'orologio. Le due e mezza. Una notte calma e serena. Accesi la luce, sbadigliando titubante, e mi
avvicinai all'apparecchio. Ci misi non meno di quindici secondi a portarmi all'orecchio la cornetta:
Pronto!, dissi con un secondo sbadiglio.
 lei, mio caro Nestor Burma? Finalmente, sono Esther.
La voce vibrava per l'esaltazione:
Ah s? 'Giorno. Come sta?.
Un po' demente come risposta, ma stavo ancora dormendo.
Vorrei mostrarle qualcosa. Subito. Pu venire?.
A casa sua?.
Sgran la sua solita strana risata:
Place du Caire. La chiamo da un caff aperto tutta la notte. La aspetto?.
S, replicai io macchinalmente.
Il che non traduceva del tutto i miei pensieri. Volevo chiedere spiegazioni, ma a quel punto
stavo ancora sbadigliando a piene ganasce e, quando fui in grado di farfugliare qualcosa, la mia
interlocutrice aveva riattaccato. Al diavolo! Impossibile ignorarla, per. Per la miseria! Chi l'avrebbe
mai detto, nel 1930... Mi vestii con gesti lenti e morbidi. Al momento di pettinarmi, pensai che un po'
d'acqua sulla faccia non poteva che migliorare il mio stato. Me ne fregai del bagno e mi avventurai per
le vie deserte, con passo da sonnambulo.
Sia io che le strade intorno iniziammo ad animarci all'incrocio Montmartre-Louvre. Le
macchine mastodontiche dell'Auto-Trafic, su di giri e con i fanali accesi, correvano verso le Halles,
incrociando i camion delle messaggerie della stampa. L'aria notturna, relativamente pura, mi aiut a
sgranchirmi.
In place du Caire, un ubriaco solitario imprecava contro la lampada luminosa dei vespasiani che
si trovano al centro della piazza. Entrai nel bistrot in cui Esther mi aveva detto che stava aspettando.
Due camionisti robusti, con gli occhi gonfi di sonno e il viso grave, erano appoggiati al bancone.
Niente Esther. Ordinai un caff senza chiedere nulla al cameriere. Fare domande su una donna che ti ha
appena fatto un bidone non fa fare bella figura. Con un cattivo sapore di cicoria in bocca, mi ritrovai
sulla piazza, da solo. Camion fermi ingombravano rue du Nil. Da qualche parte si sentiva mormorare
una stamperia. Molto pi lontano, una voce roca inton un canto patriottico: l'ubriaco che tornava a
casa per smaltire la sbornia. Le teste di egiziani o di sfingi che decorano la facciata dell'edificio in cui
si apre passage du Caire sembravano volermi porre un enigma, come se mi avessero riconosciuto.
Non so perch mi avventurai nel passage. Forse perch il cancello era semiaperto, quando
doveva essere chiuso. Sulle mie suole di gomma che non risvegliavano alcuna eco, passai davanti a
negozi ostili, i cui vetri oscurati proteggevano tutta la gamma di biancheria intima femminile o di
oggetti meno poetici in esposizione e riflettevano vagamente la mia sagoma furtiva. Ebbi
all'improvviso l'impressione che, dall'interno di un negozio, alcune forme umane mi spiassero. In tre
secondi afferrai la mia torcia e la puntai su manichini dai sorridenti visi di cera e dai graziosi seni rosa
ben sodi. Fu subito dopo che inciampai su qualcosa, ammucchiato all'angolo di una galleria, simile a un
ammasso di stracci. Non erano stracci. Era anche quello una specie di manichino. Non rosa. E
nemmeno vivo.
Dalla cabina automatica di un bistrot di rue Paul-Lelong, frequentato dalla rumorosa squadra
degli strilloni dell'NMPP, chiamai un certo numero.
Commissariato, fece una voce assonnata e rauca.
Passage du Caire, dissi.
E allora?.
Donna strangolata.
E perch non tagliata a pezzettini? Aspetta in linea, amico. Veniamo a divertirci con te, visto
che ti piace fare gli scherzi.
E anche rue Montorgueil era uno scherzo?.
Oh! Merda!....
Lo sbirro si allontan la cornetta dal volto per gridare attraverso la sua postazione ai colleghi
impegnati nella belota:
... di nuovo il sadico.
Non so se poi torn da me per avere altri dettagli, io non c'ero pi.
Quella sera il signor Eugne Maireaux doveva aver guadagnato una bella sommetta al suo
circolo. Piuttosto fortunato, il brav'uomo. Lo scandalo che stava per esplodere sarebbe stato un brutto
colpo per Lvyberg.
.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Marchio di fabbrica.
...
.
...
Quando Hlne arriv al lavoro e mi svegli, non era trascorso molto tempo da quando ero
riuscito a prendere sonno. La misi al corrente del mio colloquio con Maireaux, ma le nascosi la
telefonata di Esther e ci che ne era seguito. Poi aspettai, piuttosto cupo. Verso le dieci si annunciarono
due tizi. Cappelli flosci, tenuta neutra, l'aria bonacciona.
Il commissario Faroux vorrebbe vederla, fece uno dei due sbirri dopo aver esibito il suo
distintivo, un gesto del tutto inutile. Ah!.
S.
Faroux  un caro amico, ma crede che io sia sempre ai suoi ordini?.
Vorrebbe vederla, ripet l'altro.
Al 36 non hanno pi i telefoni?.
Ha molto lavoro. Oh! E poi, basta cos. Viene o non viene?.
Chi mi dice che non siete due finti sbirri?.
Oh! Jules, hai sentito?....
Si rivolse all'amico muto:
...Due finti sbirri! Ha fiuto, il detective.
Va bene, dissi. Vi seguo. Ma che razza di modi. Faroux me la pagher.
Di questo ce ne freghiamo. Abbiamo degli ordini.
Devo portarmi via una valigia? Con voi non si sa mai.
Nessuna istruzione sulla valigia. Ma la sua ragazza pu sempre preparargliela. Come dice lei,
non si pu mai sapere.
Ma come si permette!, protest Hlne.
Chiuda il becco!, disse il pulotto.
Nessun dubbio. Erano sbirri veri.
Un'auto della polizia ci aspettava in rue Sainte-Anne. Ci salimmo. Part, non in direzione di
Quai des Orfvres, ma per fermarsi poco dopo in rue des Jeuneurs. Non dissi nulla. Gli impiegati dei
Tessuti Berglevy, che incrociammo all'interno dell'edificio, mostravano facce di circostanza.
Fintamente rattristati, ma sinceramente curiosi. Nel ben noto salone ingombro di mobili antichi, Faroux
conferiva con un paio di colleghi.
Ah!, eccola!, fece. Conosce gi la casa, non  vero?.
Pi o meno.
Il signor Ren Lvyberg?.
Anche lui pi o meno.
La signorina Esther Lvyberg?.
Un po' meglio.
Bene. Non sono incaricato dell'inchiesta, ma quando ho saputo che lei era immischiato nel
caso ho chiesto di dare un'occhiata.
Quale caso?.
La signorina Esther Lvyberg  stata assassinata questa notte.
Feci finta di essere sorpreso. Con molto talento. Mi ero a lungo preparato per non farmi trovare
impreparato. Florimond Faroux spieg:
Gli sbirri del quartiere, avvisati per telefono da un tizio che voleva farsi passare per il sadico di
rue Montorgueil, l'hanno trovata a passage du Caire verso le tre del mattino. Stordita con uno strumento
contundente e poi strangolata con le mani....
E in cosa....
Ci arrivo. La donna teneva un diario, met in francese, met in yiddish, in cui, tra vari nomi ed
elucubrazioni piuttosto idiote  parlo del testo in francese, l'altro lo faremo tradurre -, lei compare a
chiare lettere.
Grazie per l'associazione.
E la lista dei suoi amanti. Sembra che fosse di costumi piuttosto disinvolti e che non ci andasse
troppo per il sottile. Una malata! Le andava bene qualsiasi maschio. Le capitava di rimorchiare
sconosciuti per strada. Il colpevole pu essere uno dei suoi partner occasionali....
Non ero il suo amante. Mi sono preso una bella cotta per lei nel 1930, ma era il 1930.
Bisogner che me lo racconti.
Immagino di non essere qui per altri motivi, no? Cosa diceva di me, nel suo diario?.
Questo....
Sfogli uno spesso quaderno dalla copertina di cuoio nero:
...Nestor Burma... il suo nome  ripetuto quattro volte di seguito. Dopotutto, forse le faceva
effetto... Se Moreno tornasse. Nestor Burma  perfetto. Idea eccellente. Nestor Burma non rifiuter
di aiutarmi... Seguono due pagine di riflessioni senza capo n coda.
Nessuna ingiuria contro il fratello?.
No. Perch ingiurie?.
Esther quindi non si confidava completamente alla carta. Di conseguenza, bisognava fidarsi di
tutto il resto con molta circospezione. A meno che, nel testo yiddish... Forse  una lingua che si presta
meglio all'invettiva. Dissi:
Non amava molto il fratello, se proprio vuole saperlo. Fu lui a interrompere il suo primo
romanzo d'amore.
Ne sono al corrente. Il signor Ren Lvyberg ci ha parlato di questo Moreno e del romanzo
d'amore, come dice lei. Ci ha anche segnalato che questo Moreno era un suo amico. Uno strano tipo, a
sentire lui.
Non sta mentendo.
E questo Moreno sarebbe tornato?.
Esther lo credeva.  il motivo per cui ha ripreso i contatti con me.
Per limitare i danni?.
S.
E lei cosa ha fatto?.
Nulla. Non c'era niente da fare. Era una storia delirante. Moreno  morto.
Anche lui? Per la miseria, la morte colpisce spesso tra le sue frequentazioni.
Non lo frequentavo affatto. Perlomeno non di recente.  morto nel '37, in Spagna, fucilato dai
falangisti.
Faroux corrug la fronte:
Diffido sempre della gente che va morire cos lontano da casa. La settimana scorsa ho arrestato
proprio uno di questi fantasmi: doveva essere morto in Russia, sotto l'uniforme della Waffen SS. L'ho
beccato alla Chapelle, sotto l'uniforme della Legione Straniera....
Non dissi nulla.
Comunque, fece lui, la questione ora non  quella....
E si mise a farmi un elenco di domande, aiutato dai colleghi, domande insidiose e fastidiose,
sempre le stesse, sotto forme diverse. Poi chiamarono Ren Lvyberg. Arriv, con le palpebre pi che
mai in movimento, ma non certo distrutto dal dolore. Sembrava piuttosto infastidito. Tenemmo una
sorta di incontro a cinque dove furono pi che altro gli sbirri a parlare. Dopodich, consapevoli di
sprecare il denaro dei contribuenti, quei signori ci rispedirono alle nostre rispettive faccende. Uscii dal
salone insieme a Lvyberg.
Vorrei parlarle, dissi.
Mi chiedo proprio perch, mugugn lui.
Sono sicuramente pi in pena io di lei per la morte di Esther.
E allora?  una ragione per importunarmi?.
L'ha uccisa lei?.
Esplose.
Stupido idiota! Lei  un maledetto detective....
Imprec in yiddish una frase apparentemente pi gradevole, poi:
...Non posso dire di non averne mai avuto voglia. Era una sgualdrina, proprio degna di
Moreno. Ma occupo una posizione che mi obbliga a frenare gli istinti... non sempre, ma spesso.
Appunto. Non sempre, a volte il freno pu rompersi.
Cosa vuole dire?.
Pensavo all'Occupazione....
Mi guard, sbalordito:
E cosa c'entra l'Occupazione adesso?.
Niente. Pensavo all'Occupazione, cos, vedendo lei.
Ah s? Rimpianti per l'antisemitismo, forse?.
Giusto. A lui l'Occupazione ricordava solo un antisemitismo esasperato. Non lo credevo
colpevole dell'omicidio di Esther, ma non si sa mai. Se avesse saputo... Non aveva saputo nulla.
Ignorava la parte svolta dalla sorella nell'arresto della sua famiglia.
Non sono affatto antisemita, per niente al mondo lo sarei!, dissi.
Per niente al mondo! Nemmeno per trenta denari?.
Sono troppo educato per una battuta del genere. Arrivederci, signore.
Con un gesto automatico, gli tesi la mano. Lui la rifiut:
Ebbene! Io invece non sono affatto educato! Si tolga dai piedi!.
Il suo tono non mi piacque. Visto che si comportava cos, lo avrei punzecchiato.
Mi avrebbe fatto piacere stringerle la mano, dissi. Una mano ferma, solida e tozza, quasi
una mano da manuale.
Da perfetto strangolatore, eh?.
Perch no?.
Alz le spalle. Si esamin la mano chiudendola e aprendola. Un de. A volte, gi...
Ho tutte le dita, fece lui.
Per strangolare  quasi necessario.
Ah s? I poliziotti non....
La porta della sala si apr e sulla soglia apparve Faroux, che aveva sentito tutta la nostra
conversazione o quasi.
Non dica sciocchezze, Burma!, grid. E si faccia gli affari suoi. Che ne avrebbe parecchi.
Secondo le tracce rilevate dalla polizia sul collo della signorina Lvyberg, la mano destra dell'assassino
 priva del mignolo. Lei che ama la poesia, dovrebbe credere un po' di pi ai fantasmi.
Davvero!, esclam Hlne, quando l'ebbi messa al corrente di questo nuovo episodio.
Finiranno per convincerci che queste guerre sono meno spaventose e sanguinarie di quanto si
pensi, sospirai.
Mi misi al telefono per ricontattare persone perse di vista da diversi anni. In una sede del
sindacato, trovai un tizio chiamato Herv che, senza essermi di un grande aiuto immediato, mi ricord
per l'esistenza di un correttore di bozze di mia conoscenza, un certo Pillet. Ancora qualche telefonata
per sapere in quale giornale lavorasse Pillet, dove e quando potevo raggiungerlo  verso le tre del
mattino, al Croissant, Tabac des Porteurs  e, ottenute queste informazioni, mi preparai una pipa ben
meritata.
Per tutto il giorno non mi mossi dall'agenzia. Schiacciai perfino un sonnellino ristoratore. Alle
sei, Hlne and a comprare i giornali della sera.
L'assassinio di Esther Lvyberg era annunciato in modo discreto. Il fratello aveva le braccia
lunghe, si difendeva e cercava di limitare i danni. C'era scritto che: essendo andata a trovare amici che
abitavano poco lontano, mentre tornava a piedi al suo domicilio era stata attaccata dal sadico di rue
Montorgueil. Era tutto. Un sadico che cadeva proprio a fagiolo. Anzi, cadere non era il termine adatto,
visto che di fatto sembrava ancora correre. E aveva anche buone gambe, perch ancora non lo avevano
preso, cosa che non mi sorprendeva affatto. L'inchiesta sull'omicidio di Marion segnava dunque il
passo. Per pura fortuna, il testimone importante su cui si faceva tanto affidamento  il pappone della
prostituta  aveva dato buca ai poliziotti. Apparentemente vittima di un regolamento di conti, il suo
cadavere era stato scoperto in un terreno abbandonato, tra i resti di antiche fortificazioni, a porta de
Chtillon.
Niente di tutto ci mi stupiva. Ero corazzato.
*
**
Alle tre e qualche minuto, come previsto, incontrai Pillet al Tabac des Porteurs. In compagnia di
altri correttori, stava mangiando una zuppa di cipolle. Era un uomo di sessant'anni, arzillo, un po'
scettico sulle possibilit di migliorare la societ, ma che continuava la lotta. Feci appello alla sua ottima
memoria e, dopo qualche insignificante battuta sul mestiere che stavo esercitando al momento, mi
invit a sedermi alla sua tavola.
Georges Moreno?, fece, in risposta a una delle mie domande. O meglio, se preferisci, Denis
Sverin, perch  sotto quel nome che viveva a Barcellona. Durante il mio soggiorno in Spagna, ai
tempi della guerra civile, l'ho frequentato alla Casa Francesa. Un bravo ragazzo. Secondo alcuni un po'
troppo intellettuale, ma questo non gli ha per impedito di sacrificarsi. Come Emile Cottin, come tanti
altri,  morto laggi.
Per l'appunto. Sembra di no.
Chi te l'ha detto?.
Voci, in giro.
Lascia che dicano. Io, nel 1937, ho sentito raccontare che era stato fucilato dai franchisti. L'ho
anche letto nella stampa amica.
Ma non hai visto il corpo?.
Sai, sorrise lui con dolcezza, non li riportavano a casa per far loro funerali...
internazionali.
Naturalmente!  che se avessi potuto avere una certezza....
Gonzals, fece lui dopo un momento di riflessione, potrebbe darti informazioni pi precise
su questo. Quell'ispanico combatteva pi o meno nella stessa unit di Sverin. Anche lui lavora nella
stamperia. Ti do il suo indirizzo, senza poterti garantire che sia quello giusto. Era abbonato al
giornaletto che pubblico di tanto in tanto, ma poi ha interrotto l'abbonamento. Quelli che abbandonano
la lotta sono pi di quanti non si creda, comunque....
Sfogli un quaderno:
Ecco l'indirizzo.
Lo annotai.
Gi in passato Moreno aveva avuto il dono di scivolare tra le dita di chiunque. Morto o vivo,
continuava a fare la stessa cosa. Continuava a sfuggire. Dall'uno all'altro, ce lo passavamo come
l'Uomo Nero del gioco. Poteva andare avanti a lungo. Tornai a dormire, quasi scoraggiato.
.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
... 
Sipario su Marcellin.
...
.
...
L'indomani trascorsi la maggior parte della giornata a cercare di scovare Gonzals. L'indirizzo
fornitomi da Pillet non valeva pi nulla da un pezzo. Mandato da un hotel a un bistrot, da un bistrot a
un ristorante, arrivai infine in rue Saint-Spire davanti a una casa in cui, secondo le ultime notizie,
doveva vivere il mio hidalgo. Storsi il naso. Non era molto distante da passage du Caire. Se Moreno era
ancora di questo mondo ed era tornato a vendicarsi di Esther, forse Gonzals poteva ospitarlo... Era da
verificare. Trovai lo spagnolo in casa. Forse era. il suo giorno di riposo oppure lavorava di notte.
Quando suonai il campanello, socchiuse la porta che dava direttamente su una stanza piuttosto in
disordine. Aveva il solito colorito scuro, due occhi penetranti incorniciati da splendide ciglia e il mento
illividito dal rasoio.
Salud, compagno Gonzals, dissi.
Gonzals e basta, mi corresse il tipo, con un forte accento. Dei compagni....
Va bene. Non mi interessa. Non sono venuto a discutere di dottrina. Vengo da parte di Pillet, il
correttore, mi chiamo Nestor Burma.
Mi dice qualcosa, fece lui riflettendo e senza muoversi.
Non ci mise molto a ricordare cosa. Inutile, quando uno ha raggiunto la fama. Reag:
Fuori dai piedi, non mi piacciono gli sbirri.
Nemmeno a me.
Fuori dai piedi, comunque.
Col cavolo!....
Bloccai la porta con il piede:
Ascolta, Gonzals, non fare l'idiota. Fammi entrare, devo farti due o tre domande. Se sono uno
sbirro buono a niente, non hai nulla da temere, se sono un vero sbirro, posso crearti un sacco di
problemi se non mi ricevi.
Va bene, entra. E fammi le domande. Si possono sempre fare le domande.
Lo seguii nella stanza in disordine. In piedi, davanti a un tavolino ingombro di quaderni,
giornali, portacenere e fermacarte, ci guardammo per qualche secondo in cagnesco. Ridendo, Gonzals
indic la mia pipa a testa di toro:
Non temi la condanna a morte?.
Lasciai correre, misi via la pipa e dissi:
Georges Moreno. Si chiamava anche Denis Sverin e Gaudy. Un mio amico, anni fa.
Arruolato nella Colonna Durruti....
Era anche un mio amico, annu lo spagnolo.
Sembra che sia morto.
Possibile.
Dalle ultime notizie, non sarebbe vero.
Possibile.
Mi prendi in giro?.
Io? Niente affatto. Vuoi fare domande. Fai domande.
Fin dall'inizio della conversazione, l'ispanico giocava con un fermacarte, un blocco di piombo
rettangolare, di discrete dimensioni. La cosa cominciava a infastidirmi. Tutto iniziava a infastidirmi.
Non c'era nulla che andasse come volevo e cominciavo ad essere stufo.
Posalo, dissi.
Cosa?.
Quell'affare.
Oh! Ma figurati!, sussurr.
Allungai il braccio per impossessarmi del fermacarte. Troppo tardi. Lo aveva spostato fuori
dalla mia portata. Gli diedi un cazzotto. Lui me lo rese. Ricominciai. Mi rovesci addosso il tavolo con
tutto ci che c'era sopra. Feci un passo indietro e chinai la testa. Buona idea. Il pesante fermacarte
pass con un sibilo a tre centimetri dal mio orecchio e and ad atterrare con un rumore sordo contro il
muro. Feci un balzo, tirando fuori nel frattempo la mia pistola, e assestai un colpo con il calcio sulla
testa di quell'esagitato. Svenne. Ne approfittai per dare un'occhiata tra le sue cose. Nulla, almeno per
me. Nessun Moreno sotto i giornali sparpagliati. Nessun Moreno nei cassetti del tavolo. Raccolsi il
fermacarte. Era uno stampo di piombo massiccio dagli spigoli vivi, eccetto quello che si era smussato
nella caduta. Fregato dal posto di lavoro. Lo stringevo nella mano libera.
Gonzals si riprese. Si schiar le idee.
Siamo una bella coppia, disse.
Avresti potuto ammazzarmi con questo, risposi, soppesando il pesante blocco di piombo.
Forse non sarebbe stata una grave perdita, ma avrei avuto dei casini. Non riesco a smettere di
fare sciocchezze. Devi scusarmi, hombre, ma gli sbirri mi fanno vedere rosso. Che coglione!.
Ma no.  il sangue anarchico che non smette di ribollire. E se tornassimo a Moreno?.
Se vuoi. Liquidiamo questa storia e che non se ne parli pi.
Moreno torn ad essere l'argomento della conversazione. Se era vivo, dovevano fischiargli le
orecchie. Ma era morto, Gonzals, un po' pi calmo, me lo conferm. Gli credetti. Se Moreno, vivo,
fosse tornato e lo spagnolo gli avesse dato asilo, come per un istante avevo pensato, l'anarchico non si
sarebbe comportato in modo cos imprudente, dando libero sfogo a tutte le sue manie antisbirro.
Tornai all'agenzia.
Sprofondato in poltrona, mi chiesi perch mi stavo arrovellando tanto. Esther mi aveva pagato
dicendo che dovevo proteggerla da Moreno, e ora Esther era morta. Poi, mi ero ripromesso di impedire
ai ricattatori di rivelare a Lvyberg il tradimento di Esther, e ora Esther era morta. La rivelazione non
l'avrebbe pi danneggiata. Restava il fatto che era morta, per l'appunto. In ricordo di Alice potevo
cercare di trovare il suo o i suoi assassini. Il suo, semplicemente. Uno strangolatore senza mignolo
destro. Come Moreno. O forse uno strangolatore in possesso di tutte le dita che aveva voluto far
credere...
Per la miseria! Non avevo mai detto a Lvyberg che Moreno era morto!
Ma perch Lvyberg avrebbe commesso l'omicidio?, esclam Hlne, quando la misi a parte
della mia scoperta.  stato proprio lei a dimostrarmi, a proposito di rue Montorgueil, che lo scandalo
lo avrebbe danneggiato.
Mi ha confessato lui stesso di non essere sempre in grado di frenare tutti i suoi istinti. Quanto
allo scandalo... Guardi i giornali. Sapeva di poterlo limitare.
A meno che, se  colpevole, non sia arrestato. In tal caso, avrebbe qualche difficolt a coprire
la cosa.
Giusto.
Ammettiamo la sua colpevolezza. Sarebbe quindi venuto a sapere del tradimento della
sorella?.
S.
Da Victor Marcellin?.
S.
Quel fifone che se l' data a gambe?.
Forse meno fifone di quanto credessi, Hlne.
Scosse la sua graziosa testolina. I capelli castani le volteggiarono da una parte all'altra del viso.
Sorrise:
Credo che bisogner riprendere tutto da zero, Nestor Burma.
Ricominciare daccapo? No, grazie. Non me la sento proprio di riprendere da Moreno, per
esempio.
Parlo seriamente, replic lei in tono secco. Niente Marion n ragazze di quel genere. Se lei
ragionasse....
Ragioni per me. Lei non  appena uscita da una corrida con un torero in cui per poco non sono
stato stordito con un oggetto contundente... Oh!, merda!.
Era un pezzo!.
Oggetto contundente! Il... No, sto sragionando. La ascolto, amore mio.
Lei ha sempre creduto che l'arma con cui minacciavano Ren Lvyberg fosse la prova del
tradimento di sua sorella. Ma cosa ne sa? Si tratta certamente di tutt'altro. L'agitazione che si  creata
attorno a lei, dopo la visita di Esther, mi sembra sproporzionata a quella vecchia storia di denuncia. Lei
ha un bel negare qualsiasi legame tra questi diversi omicidi: Lemeunier, Dolivet... uhm, Marion,
Esther... Io credo che....
...con il suo intuito femminile....
...che questo legame esista. Se lei conoscesse la natura esatta dei documenti in mano a
Marcellin, forse si chiarirebbero tutti questi misteri.
Lei ha ragione. Devo mettermi seriamente sulle sue tracce. Se ha venduto qualcosa a
Lvyberg, sapr di cosa si tratta. E se quel qualcosa incriminava Esther, se era la prova che, a rischio di
crepare lei stessa, ha favorito l'arresto e la deportazione di tutta la sua famiglia da parte della Gestapo,
si scoprir anche l'assassino. Bene. Quindi vado di nuovo da Ci per farmi dire tutto il resto sul suo
amante. A quest'ora  ancora al lavoro, ma comincer dalla sua parente, che ho appena intravisto l'altro
giorno. Venga con me, Hlne. La sua presenza la metter pi a suo agio, e lo stesso sar anche per
Ci, per la quale, peraltro, non mi potr rimproverare....
Chiusi il becco di fronte all'occhiataccia che ricevetti. Al momento di uscire, suon il telefono.
Era Marc Covet.
La mia bomba  oggi, disse. S, si  tutto mosso prima di quanto pensassi. Non mi lamento.
Per un momento ho creduto che non sarebbe mai successo. Pu venire? Alle cinque e mezza, al
Crpu. Ho una sorpresa in serbo per lei.
Marcellin?.
Lasci perdere Marcellin.
Va bene. Hlne  invitata?.
Tutta l'agenzia Fiat Lux lo , se vuole. Anzi, tanto meglio.
L'appuntamento  al bar, naturalmente.
Al bar, sempre al bar.
Sembrava aver preso un notevole acconto d'alcol.
*
**
Ci fermammo all'hotel Mac, che era sulla nostra strada. Il dolce signor Gabriel, che leggeva un
romanzo poliziesco proveniente dalla biblioteca del suo cliente bighellone, ci dichiar di essere ancora
senza notizie di Marcellin.
In rue Sainte-Foy, il vecchio edificio in cui vivevano la piccola Ci e sua zia era di una
tranquillit riposante. Si trovava all'angolo della piazza piena di alberi, quella piazza che sembrerebbe
di un piccolo paese di provincia se non fosse sempre zeppa di macchine parcheggiate. Salendo la scala
vetusta fino al secondo piano, si dimenticavano i rumori delle auto e il ticchettio delle stamperie che
saturavano le strade circostanti. Suonai alla porta dell'appartamento di Ci. Non era un campanello
elettrico. Era una campana che si azionava tramite una corda piuttosto lisa alla cui estremit era legata
una ghianda rossa. Il tintinnio ruppe il silenzio e and lentamente a morire senza che nessuno ci
rispondesse. Tirai la corda di nuovo. Ancora niente. Accanto a me, Hlne emise un gemito di
lamentela pi che un sospiro. Sentii un sudore freddo colarmi lungo la schiena.
Impossibile, dissi con voce un po' fioca. Per casa si muove sulla sedia a rotelle, ma non pu
uscire. Deve esserci.
Ma certo che c', mormor Hlne. Non dubiti di se stesso. Sa benissimo che c'. Ci sono
sempre per Nestor Burma.
Chiuda la bocca o le mollo un ceffone, la minacciai, leggermente nervoso. Oh...
Ascolti!....
Un debole rumore dall'interno.
Signora, chiamai.
Andatevene, fece, attraverso la porta, una voce tremula e piena di timore.
Sospirai di gioia.
Non abbia paura, signora, disse Hlne.
Andatevene, ripet la vecchia. Andate via o chiamo la polizia.
Siamo noi la polizia, pi o meno. Nestor Burma, signora. Il detective. Ricorda? Sono venuto
ieri. Con sua nipote Clotilde. Avevo bisogno di una foto del suo fidanzato... Victor Marcellin....
Non voglio sentir parlare di quel delinquente... di quel pazzo...  venuto qui a rompere tutto e
mi ha minacciata... non voglio pi aprire. Non aprir pi a nessuno. Andate via.
Presi il braccio di Hlne e glielo strinsi fino a farle male.
Mio Dio!  tornato. Dobbiamo sapere. Metta su la voce pi dolce che ha e cerchi di
convincere la vecchia. Dobbiamo farci aprire....
Con la bocca davanti alla serratura, la mia segretaria si mise a convincere quella brava donna
che eravamo inoffensivi. Ci riusc.
Il viso pieno di rughe della vecchia signora esprimeva un'enorme paura che si dissip a poco a
poco. Hlne, con tutta la sua dolcezza, la confort meglio che pot. Nel frattempo, io andai a esplorare
la stanza di Ci dove, mi aveva appena detto la zia, Marcellin aveva sfogato la sua furia predatrice. E
furioso dovevo proprio esserlo. In mezzo all'accozzaglia di roba, il bicchiere di cristallo con i fiori
artificiali che il giornalista aveva fabbricato in un giorno di poesia era a pezzi e gli iris a brandelli.
Tornai dalla signora, che si era ormai del tutto ripresa.
Mi racconti esattamente cosa  successo, dissi.
 appena andato via. Mi meraviglio che non l'abbiate incrociato per le scale. Quando gli ho
aperto  stato gentile come sempre. Ma  andato subito nella camera della piccola. Poi l'ho sentito
imprecare e fare un baccano infernale. Sono andata a vedere. Stava distruggendo tutto. Alla fine se ne 
andato in tromba, gridandomi contro un sacco di ingiurie. Per poco non mi ha picchiata....
Devo vedere sua nipote. A che ora sar a casa?.
Questa sera un po' pi tardi del solito. Al laboratorio hanno molto lavoro.
Allora torneremo.
...Ecco, dissi a Hlne quando fummo per strada. Ha capito?.
Cercava qualcosa che non ha trovato e la cosa lo ha fatto imbestialire.
S. Inutile chiedere cosa. Quindi non ha ancora venduto nulla a Lvyberg. Nell'attesa, andiamo
alla festa di Marc Covet. Ho avuto una strizza pazzesca prima. Deve essere l'et.
Raggiungemmo rue Raumur da rue Saint-Denis. Ci stavamo avvicinando all'abbeveratoio
quando una donna, sul marciapiede di fronte, lanci un grido disumano e svenne. Immediatamente ci fu
una grande agitazione tra gli appassionati di ippica incollati ai manifesti dei giornali. Sulla carreggiata
si fermarono le auto. E tutte le teste si alzarono al cielo, mentre gli occhi, in preda all'orrore, non
riuscivano a staccarsi da quello spettacolo allucinante. Lungo la facciata dell'edificio della S.N.E.P.,
scendeva a precipizio una specie di grande uccello che girava su se stesso e lanciava, anche lui, un
lugubre lamento di bestia agonizzante. Le braccia e le gambe, disarticolate, sembravano galleggiare,
talvolta torcersi. Il silenzio che si era improvvisamente creato, fu interrotto dal rumore disgustoso del
corpo che si sfracellava sul marciapiede.
Qualcosa di fragile, malva e verde, ritardato nella caduta dalla sua leggerezza e portato dal
vento un po' fuori la verticale seguita dall'uomo, atterr con grazia ai miei piedi... Raccolsi l'iris
artificiale, me lo misi in tasca e mi avvicinai al cerchio pietrificato che formavano i curiosi attorno al
fantoccio sanguinolento. Un cittadino meno impressionabile, dall'andatura di medico, fendette la folla,
si chin sul cadavere e lo gir. Il morto offriva un volto spigoloso sotto i capelli biondi. Al duro
contatto con l'asfalto, il naso storto si era raddrizzato.
Il signor Marcellin, Victor per le signore. E un cadavere in pi per Nestor Burma, uno!
.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Un brandello di velo.
...
.
...
Ritrovai Hlne accanto alla porta monumentale dell'edificio. Il viso livido, un tremore nervoso
le agitava le labbra.
Quegli uomini... quegli uomini, ripet inebetita.
Andiamo a bere un bicchiere lass, cara. Le far bene.
La spinsi verso l'ascensore, mentre fuori gli sbirri si annunciavano con un turbinare di fischietti
e sirene.
Sulla terrazza, erano in molti a chinarsi pericolosamente sulla strada, oltre la balaustra, con il
rischio di seguire la strada di Victor Marcellin. Marc Covet, circondato, stava quasi tenendo una
conferenza stampa. Anche lui aveva i tratti molto scomposti.
E allora?, gli dissi. Era questa la sorpresa?.
Per Dio!, grid. Le avevo detto che era un rompiscatole!.
Adesso  lui che ha svariate cose rotte.
Accidenti! Roger non ha avuto il tempo di fare foto....
Indic il reporter-fotografo che, accanto a lui, appariva impacciato dalla sua Rolleifleix quanto
lo sarebbe stata una gallina con un colletto.
Pu sempre scendere a scattare, dissi. Marcellin non si muove pi....
Non si tratta di quel fesso....
Eh! Covet!, grid qualcuno dalla porta del bar. Il capo ti chiama d'urgenza.
Per Dio!, sbott il mio amico. Dopo un simile caos,  capace di far saltare il mio pezzo....
Si diresse a passo di corsa verso il direttore. Aspettando il suo ritorno, portai Hlne al bar dove
le servii io stesso un latte di pantera. Dietro il bancone, tra i suoi due mazzi, la barista bionda non
sapeva pi cosa facesse. Gli avventori erano al colmo dell'eccitazione. Uno spilungone barbuto
espresse l'opinione che Marcellin si fosse suicidato per ragioni di cuore. Lo aveva sorpreso che sognava
a occhi aperti, con un fiore tra le dita. Un classico sintomo. La barista riusc a balbettare che erano fiori
che aveva fatto lui stesso, che glieli aveva regalati... A quel punto, quattro sbirri, che superavano di
gran lunga il numero massimo consentito, uscirono contemporaneamente dall'ascensore. Due in divisa,
due in borghese. Cominciarono a chiedere i documenti a tutti e a registrare i presenti, quindi andarono a
esaminare la terrazza. Quando tornarono, il pi anziano degli ispettori si rivolse a me. Detective
privato, amico del commissario Faroux, gli ispiravo fiducia. Ebbe poca fortuna, quella volta. Non potei
essergli di alcuna utilit e pass agli altri membri del gruppo. Fu la barista che, singhiozzando e
balbettando, forn le spiegazioni pi significative.
Era pi di un mese che non vedevo Victor, signore, disse. Sembrava nervoso e a un certo
punto  andato sulla terrazza. Poi il signor Covet  arrivato con i suoi amici e in quel momento tutta la
banda dei signori era riunita qui. Non c'era pi nessuno sulla terrazza. Eccetto Victor, naturalmente.
Mentre servivo, per, due uomini sono usciti. Oh! Non ci sono rimasti a lungo. Sono tornati subito di
corsa. Scappiamo, hanno detto. C' un imbecille di acrobata che si  schiantato per terra. E se ne
sono andati a tutta velocit.
Mentre l'ispettore si faceva precisare qualche dettaglio, Hlne mi tir in disparte.
Quegli uomini, sussurr. Li ho visti uscire. Si sono infilati in macchina. Erano tre o quattro
e ne circondavano un altro. Ne ho riconosciuti due. I due di rue Montorgueil.
*
**
Non rivedemmo Marc Covet e non l'avremmo rivisto per diversi giorni. Quando gli sbirri ci
lasciarono andare, tornammo direttamente all'agenzia. Non me la sentivo di rendere alla povera Ci la
visita che avevo progettato... e che era ormai inutile:
Allora, erano i tizi di rue Montorgueil, Hlne?.
S.
E amici di Covet! Questa dovr spiegarmela, lamigo. Nell'attesa, una conclusione
provvisoria: i tizi che hanno cercato di incolparmi dell'assassinio di Marion hanno buttato Marcellin dal
settimo piano. Aveva ragione. Tutti questi omicidi sono collegati. In qualche punto devono
incrociarsi... e moltiplicarsi. Il che non serve a chiarire il mistero, eh? Per fortuna che finalmente
sapremo in cosa consistono i documenti con cui minacciavano Lvyberg. Sar sempre un rompicapo in
meno....
Con grande sorpresa di Hlne, tirai fuori l'iris artificiale:
Bill Iris... un gioco di parole idiota e sbagliato. Bill  William. E William Iris suona molto
simile a....
...al nome di un autore di polizieschi!.
Genere apprezzato del nostro brav'uomo. Si credeva molto furbo, il fratello. Tasti questo stelo,
rinforzato di filo di ferro.
Crede che ci sia qualcosa l dentro?.
Ma naturalmente. Il documento in questione o qualche indicazione al riguardo.
Sfortunatamente per Marcellin, ha confezionato diversi fiori identici e alla fine non ha pi saputo in
quale lo aveva nascosto. Una vera volpe, le dico. I fiori rimasti da Ci non contenevano nulla, una
scoperta che lo ha mandato su tutte le furie, e cos si  diretto in rue Raumur a recuperare quello
regalato alla bionda. Per fortuna lei non lo aveva buttato nel cestino. Una fortuna per Nestor Burma
che, adesso, pu scorticare l'iris....
Quando ebbi davanti a me un ridicolo mucchio di pezzi di stoffa e di carta, mandai Bill Iris e le
mie deduzioni inconcludenti al diavolo.
Il fiore rubato al morto non nascondeva alcun documento.
Imprecai per la delusione, a lungo.
Portandoci un benvenuto diversivo, uno strillone lanci, sotto le nostre finestre, grida rauche:
Edizione speciale... Comprate Le Crpu... Sensazionale....
Scesi a comprarlo. In prima, spiccava a lettere enormi la bomba di Marc Covet, di cui nessuno,
al bar dello S.N.E.P., era riuscito a indicare la natura esatta a me o agli sbirri:
ESCLUSIVO
NEMICO PUBBLICO? NO.' SONO UN'INVENZIONE DEI GIORNALISTI, dichiara HENRI
PRONNET, il gangster ricercato da tutte le polizie del paese, al nostro collaboratore MARC
COVET...
 venuto il tempo, scriveva in cappello il giornalista-spugna o il suo caporedattore, di finirla
con certe leggende. Pronnet  proprio il gangster che ci viene dipinto? Saranno i nostri lettori a
giudicarlo. In ogni caso,  falso che sia introvabile. Il nostro redattore Marc Covet, di cui tutti
conosciamo la passione per i casi criminali, attento all'informazione obiettiva... Ecc.
Obiettivit? Ma figuriamoci! L'intervista, tre colonne di testo fitto, costituiva una
giustificazione pro domo del delinquente. Era un piccolo santo, vittima innocente. Solo che malfattori
gelosi o pi pericolosi di lui gli attribuivano questo o quello. Negava di aver appartenuto alla Gestapo,
prova ne era la sua stessa deportazione. Di tanto in tanto, il testo rimandava a una foto che non era stata
riprodotta. Le famose foto che Roger, il complice di Covet, doveva scattare sulla terrazza o al bar. Per
la fretta di far uscire lo speciale, non era stata apportata alcuna correzione. L'articolo era comunque
corredato da un ritratto del gangster, pescato negli archivi. Era proprio il tipo dai capelli bianchi con gli
occhiali di tartaruga descritto da Florimond Faroux con il lobo destro fuso nella guancia, pi l'aria di un
uomo d'affari che un malfattore. Non l'avevo mai visto.
Non l'avevo mai visto, ma sembrava incrociare spesso la mia strada. Era l'organizzatore della
trappola sanguinolenta di rue Montorgueil; era lui che aveva fatto buttare Marcellin dal settimo piano;
ed era all'origine del putiferio di rue Saint-Denis in cui mi ero involontariamente trovato coinvolto.
Qualcosa di inconsistente, tenue e fumoso, mi attravers il cervello. Troppo tenue. Quando cercai di
afferrarlo, quel pensiero fuggevole era ricaduto nell'oblio.
Mostrai a Hlne la faccia di Pronnet:
Uno di quegli uomini?.
No, disse lei categorica.
Era nel gruppo che  uscito di corsa?.
Non l'ho visto. Ma, se  il capo, gli altri gli stavano sicuramente intorno per nasconderlo.
Nessun dubbio. Legga l'articolo di Covet e mi dica le sue impressioni.
Be', disse lei dopo la lettura,  sempre il giornalista audace e astuto che conosciamo....
Astuto!, risi. Come Marcellin. Col cavolo che ha trovato da solo il nascondiglio di Pronnet.
Dev'essere invece stato quest'ultimo a farsi avanti perch, in un modo o nell'altro, l'articolo fa il suo
gioco. Lui s che  una vecchia volpe. Deve aver disseminato i suoi discorsi di indicazioni buone a
niente, comprensibili solo ai poliziotti che, da vere volpi anch'essi, andranno a precipitarsi su altrettante
false piste... Ma a noi, poi, cosa interessa? Quello che so per certo, in questa vicenda,  che questo
scoop giornalistico non piacer a Faroux. E che si interesser agli amici di Covet. Soprattutto a un
amico. Andiamo via di qui, Hlne, prima che arrivino gli sbirri.
Andammo a mangiare in un ristorante un po' fuori mano e, mentre mi sostentavo, presi
conoscenza dell'articolo dedicato alla morte di Marcellin. Secondo rilevamenti precisi, lo sfortunato
giovane si era appollaiato sulla balaustra all'estremit della terrazza per motivi sconosciuti ed era
scivolato.
In quel momento uno strillone entr nel ristorante, proponendo a tutti i tavoli lo speciale
sensazionale del Crpu.
Ce l'ho gi, gli dissi.
Non questo.  appena uscito.
L'intervista di Pronnet era sempre in prima, ma ad attirare lo sguardo era soprattutto un
riquadro di belle dimensioni. Marc Covet, condotto al Quai des Orfvres per dare spiegazioni sugli
equivoci personaggi segnalati dalla barista, aveva dato prova di un'ammirevole coscienza professionale
resistendo agli interrogatori fino alla messa in vendita della prima edizione speciale. In quel momento,
non gli avevano nemmeno chiesto di aprire bocca. Furioso, il commissario Faroux, prendendo in mano
la faccenda, e non di mano morta, aveva arrestato Marc Covet con l'accusa di favoreggiamento di un
criminale.
Si mette male, dissi a Hlne uscendo dal ristorante.
Forse dovrebbe agitarsi anche lei, sugger.
Non  vero? Nestor deve pure avere il suo granello di sale da cospargere. Non fosse che per
l'onore....
Esattamente, sorrise lei. Non fosse che per compensare le sue deduzioni su William Iris, che
non sono state tra le pi brillanti.
Strinsi i denti sul cannello della pipa:
Ah s?  cos, eh? Mi prende in giro? Ebbene... per la miseria! Non era certo per infilarseli
all'occhiello che Marcellin  tornato a cercare i fiori. Che ore sono? Le nove? Andiamo da Ci. Lei
viene con me. Innanzitutto perch la pago; in secondo luogo, per sgombrare la strada se ci fossero degli
sbirri, e, infine, perch se la caver meglio di me a consolare quella poverina che star piangendo tutte
le lacrime che ha in corpo....
Rue Sainte-Foy era libera e Ci, come previsto, piangeva mentre l'anziana zia sembrava
pensare, senza per dirlo, che quel pazzo mascalzone aveva avuto ci che meritava.
Ho saputo..., singhiozz la giovane operaia alzando verso di me il grazioso viso bagnato di
lacrime. Si... si sar suicidato a causa mia?.
Non dire sciocchezze, brontol la vecchia.
Ha avuto paura e ha fatto un movimento sbagliato, dissi.
Dissi cos perch fu la prima frase relativamente consolatrice che mi venne in mente, ma poi...
cominciai a parlare degli iris. Scoprii che ne esisteva un altro, sempre prodotto dal tipo che amava il
fai-da-te  il fai-da-te di ogni genere  un iris che lei conservava al lavoro, tra le sue cose personali.
Devo averlo, dissi. Andiamo a svegliare il suo capo....
Oh! Non ce n' bisogno, fece lei. Dopo un simile colpo, ho chiesto un periodo di ferie e ho
svuotato il cassetto per riportare tutta la mia roba a casa....
Quando mi fece vedere il fiore artificiale, glielo strappai dalle mani.
Ma cosa fa?, grid. Un ricordo....
Lo scortico, dissi mettendomi fuori portata.
Tutti pazzi, solo pazzi, sospir l'inferma, prendendo a testimoni i braccioli della sua sedia a
rotelle.
Ecco qua!, dichiarai trionfalmente. William Iris significava qualcosa, Hlne.
Arrotolati attorno allo stelo, tra due spessori di stoffa, ci apparvero due fotografie e un negativo,
tenuti stretti dal fil di ferro.
Ma cos'?, esclam Ci.
Uno strano tipo, disse la vecchia. Davvero tocco.
 con questo che contava di diventare ricco, feci.
Le foto  negativi e prove  ritraevano due uomini che chiacchieravano per strada e
sembravano amici per la pelle. Uno era Ren Lvyberg, l'altro Henri Pronnet.
E qui non si stava affatto nascondendo, osservai. Guardi con attenzione, Hlne. Si direbbe
che sia in posa per mettere in evidenza il suo caratteristico orecchio, che invece dovrebbe
prudentemente nascondere. Strano....
S, disse Hlne. In genere queste foto scattate di nascosto....
Per tutti i diavoli! Ci, mia piccola Ci, Marcellin aveva un amico che faceva il fotografo, mi
ha detto....
Non era un amico, ma un semplice conoscente. L'ho visto con lui solo una volta. Anzi, due.
Quando ha scattato la foto che le ho fatto vedere, dove siamo insieme, e poi... s, credo che l'altra volta
lui gli abbia dato una pellicola.
Che aspetto aveva il fotografo? Era un tizio moro, che sembrava corso?.
Credo proprio che fosse corso. Ha un nome che finisce per i.
Paolizi. Emilio Paolizi?.
Non ricordo il nome. Ma Paolizi  sicuramente il cognome. Mi  rimasto impresso perch a
quell'epoca andavo sempre in un ristorante che si chiamava cos....
.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Canovacci e documenti.
...
.
...
Ecco comunque un risultato, fece Hlne.
Per le strade buie e deserte della parte di questo quartiere che cessa di vivere appena scende la
notte, ci dirigemmo verso la casa di Lvyberg. Forse non c'era, forse non ci sarebbe mai pi stato, ma si
poteva comunque tentare.
S, dissi. Riassumiamo. Paolizi, complice di Pronnet, scatta quella foto, un'immagine
compromettente soprattutto per Lvyberg perch Pronnet offre con compiacimento il suo strano
orecchio, affinch non sussista alcun dubbio sulla sua identit. Prima conclusione: la foto  stata
scattata su istigazione di Pronnet stesso allo scopo di far ricattare Lvyberg.
Quindi, Lvyberg e Pronnet si conoscevano?.
Chiaramente, ma Lvyberg probabilmente non sa chi  davvero Pronnet.
Lei crede?.
Proseguiamo. Quando Pronnet vuole recuperare le immagini, non ci riesce. Non sono pi in
possesso di Paolizi, che forse voleva utilizzarle per proprio conto. Il corso le ha affidate a Marcellin, un
tizio che conosce superficialmente e con cui, allo stesso tempo, non ha rapporti ufficiali, un notevole
vantaggio. Paolizi viene pestato a puntino, tanto che muore, ma senza aprire bocca. Se avesse parlato,
Marcellin non avrebbe atteso fino a oggi per avere dei nemici. Dante vuole vendicare il fratello. Il
giorno in cui sa che Pronnet deve andare al bistrot di rue Saint-Denis per ritemprarsi nell'atmosfera
che tanto piace a tutti quegli imbecilli, organizza una spedizione punitiva. Risultato: altri quattro
cadaveri.
Fanno cinque.
 brava a contare. Passano le settimane. Marcellin, apprendista ricattatore, negro di
Lemeunier, decide di raccogliere il frutto del lavoro di Paolizi.
Lui o Lemeunier?.
Lui da solo. Lemeunier non c'entra, cosa che non gli impedir di lasciarci la sua grossa pancia.
Ma ne parleremo dopo. Marcellin propone la cosa al nostro amico, il signor Maireaux, dei Fosfati e
altri brutti posti. Maireaux lo mette alla porta. Allora ci prova con Lvyberg stesso. Sicuramente gli
scrive, chiedendogli di pubblicare l'annuncio se  disposto a pagare, annuncio di cui gli detta il testo
infilandoci le parole: Buone nuove, con la speranza che l'altro capisca cos che la faccenda  seria; la
reputazione del direttore de La Buona Nuova gode ormai di una certa solidit nel settore. Glielo
ripeto: quel Marcellin era proprio una volpe, sottile come un maglio, sempre pronto a inventare astuzie
in cui avrebbe sbattuto il suo naso storto. Bene. A quel punto aspetta, deciso ad assaporare il suo futuro
trionfo per qualche giorno.
Questo lei non pu saperlo.
Lo deduco. Non risponde subito all'annuncio. Ma rispondo io. All'appuntamento che fissiamo
va Dolivet, uno sbirro radiato, al corrente di molte cose e che a volte farebbe meglio a non far lavorare
il cervello.
Mandato da Lvyberg, chiaramente.
Lasci perdere Lvyberg. All'appuntamento, non si presenta l'occhialuto annunciato. Dolivet
riferisce all'altro occhialuto.
Quale?.
Pronnet.
Ma non ha senso.
E invece s. Vedr. Torniamo a Dolivet.  amico, perfino complice di Pronnet. E Pronnet
vuol far ricattare Lvyberg, ma non vuole che sia un altro a occuparsene. E quel misterioso
appuntamento a cui non si  presentato nessuno non gli piace. E non gli piace nemmeno che io, invece,
vada alla sua casa di appuntamenti. Ci torneremo sopra. Bene. Sicuramente ne discutono e lo sbirro
radiato... naturalmente  una mia supposizione, ma vedr, Hlne, che deve essere andata per forza
cos... lo sbirro radiato, dicevo, ha un'idea geniale....
Pensavo fosse suo appannaggio esclusivo.
Dove ha imparato a parlare cos? Accidenti che vocabolario. L'idea di quell'imbecille 
esattamente quella che ho avuto io un po' pi tardi, ecco perch la definisco geniale: stabilisce un
rapporto tra Lemeunier e le parole buone nuove. E cos corrono da Lemeunier. Dove scoppia un
casino....
Sesto e settimo morto.
S, Lemeunier e Dolivet, a un intervallo molto ravvicinato. Da Lemeunier, Pronnet e i suoi
non trovano nulla di ci che stanno cercando, perch il ricattatore, in questo frangente,  innocente.
Quanto a Marcellin, non sanno nemmeno che esiste. D'altro canto, la mia presenza in rue de la Lune e
la mia insistenza con Marion per incontrarla altrove preoccupano Pronnet.
Quindi la conosce?.
Mi conosce. Prepara la trappola di rue Montorgueil, a cui contribuisco io stesso, bisogna
ammetterlo. Ottavo morto.
Non le voglio male, capo, ma insomma... non posso impedirmi di trovare il tutto piuttosto
complicato. Sarebbe stato molto pi semplice sopprimerla, direttamente.
Facile, ma maldestro. La mia morte non gli sarebbe stata utile. Capir pi tardi. Era meglio
farmi passare per un maniaco sessuale che si droga, droga e uccide le sue partner. E farmi
momentaneamente sparire dalla circolazione.
E poi?.
Mi lascia in pace, probabilmente perch non ha il tempo di occuparsi della mia persona in
modo artistico.
E Victor Marcellin?.
Storia di Victor Marcellin, come si legge in testa a certi capitoli di romanzi neri. Quelli veri,
del diciottesimo secolo. Questo, quando si accorge dell'improvviso decesso del suo capo, capisce che si
tratta di Pronnet. Terrorizzato, se la squaglia. Durante la ritirata, viene a sapere della morte di Esther.
Suppongo che, calmatosi un poco, pensi che dopo una simile tragedia Lvyberg deve aver abbassato le
difese e che quindi sia il momento giusto per batter cassa. Torna in rue Sainte-Foy, non trova i suoi
preziosi documenti e va quindi in rue Raumur, dove recupera l'iris. Che non  per quello giusto. E
mentre se ne sta tutto solo sulla terrazza, chi vede arrivare? Due gorilla che sa essere uomini di
Pronnet. La paura gli fa perdere completamente la testa. Non pensa che quegli uomini non lo
conoscono. Tenta di nascondersi, di scappare, di raggiungere, aggrappandosi alla balaustra, un'altra
parte dell'edificio. I due assistono alla scivolata e alla caduta. Ci restano di stucco e non capiscono nulla
di ci che  accaduto, ma si affrettano comunque a levare le tende, perch sanno che la polizia non
tarder ad arrivare.
Un incidente, quindi?.
S.
Ma comunque il nono cadavere.
Il decimo.
Perch il decimo? Ah, s. Esther.
No. Esther  l'undicesimo. Il nono posto di questa sinistra classifica va al pappone di Marion.
L'assassinio della sua donna non deve essergli piaciuto. Ha fatto un casino. Che  terminato nel terreno
abbandonato di porta de Chtillon. Un vero e proprio sterminio.
A proposito di sterminio... Esther?.
Deve aver sorpreso un'attivit criminale di... del gangster.
Quindi, il colpevole non  suo fratello?.
No. Adesso sappiamo che non aveva alcun motivo di agire cos. Il tradimento di Esther che ha
favorito l'arresto dei suoi da parte della Gestapo l'avrebbe certamente spinto a commettere violenze, ma
lui non sa nulla della vendetta di Esther.
Allora, bisogna credere che Moreno lavori per Pronnet.
Moreno  morto. Eccone un altro. Ma questo non vale, fa parte di un altro conto.
E, per, le quattro dita!.
Tutta commedia.
Messa in scena da qualcuno che sapeva del vecchio romanzo d'amore di Esther e crede
all'esistenza di Moreno. Torniamo quindi a Lvyberg.
Zitta.
Si apr una porta nell'edificio dei Tessuti Berglevy da cui non eravamo pi molto lontani. Un
uomo usc e con fare furtivo risal rue des Jeuneurs venendo nella nostra direzione. Camminava
sull'altro marciapiede, ma era meglio prendere delle precauzioni. Spinsi Hlne in un angolo buio e,
schiacciandomi contro di lei, cominciai a sbacciucchiarla con ardore. Il tizio ci super senza degnarci
di uno sguardo. Quando fu a qualche metro da noi, lasciai la stretta.
Mi ha palpeggiata, mi rimprover Hlne.
Per essere pi credibile, dissi. Stia pronta a ripetere questo gradevole intervallo, perch
stiamo per seguire quel tizio.
Chi ? Lvyberg?.
Ma, per la miseria,  forse antisemita? Lasci perdere Lvyberg una volta per tutte.
All'angolo di rue Saint-Fiacre, mi fermai:
Lo pediner da solo. Non  un lavoro per fanciulle, questo. Mi basta la pistola. Ma non ho
bisogno delle foto che volevo far vedere a Lvyberg. Saranno pi al sicuro con lei. Tenga, se le infili
nelle calze.
Ho la borsetta!, replic lei secca, infilandovele dentro.
Bene. Allora, buonanotte, angelo mio. Vada a dormire e faccia sogni d'oro.
Alz le spalle. La lasciai.
Il mio cliente gir in rue de Mulhouse e, attraverso rue de Clry, sbuc in place du Caire,
sempre simile a se stessa, con i suoi egiziani scolpiti, il lampione del vespasiano, il bistrot, le auto
parcheggiate in rue du Nil. Ancora nessun cadavere, ma forse non avrebbe tardato ad arrivare. La lista
stilata in collaborazione con Hlne non era limitativa. Come l'altra notte, si sentiva il ronzio di una
stamperia in piena attivit, a cui si aggiungeva, perch non era tardi, il rumore delle grandi arterie
stradali vicine e la cacofonia delle radio nelle case. Persi di vista il mio tipo quando s'infil in rue du
Caire. Mi appiattii in un angolo buio, attento a sventare qualsiasi astuzia tattica. Da dove ero, vedevo la
targa posteriore di un grosso camion di trasporti internazionali parcheggiato non lontano da me, davanti
a un magazzino in cui stavano ancora lavorando, a giudicare dalle finestre illuminate. Trasporti
T.B.R.L. Lvyberg, figli, Parigi. Francia. Il ticchettio delle macchine da stampa tacque. Mi giunse un
mormorio di conversazione soffocata. La cabina del camion si apr e scesero due uomini. Uno di loro
era il mio cliente. Senza fretta, percorsero qualche metro sullo stesso marciapiede e scomparvero nel
buio di un corridoio. Attesi un momento, poi mi avventurai sulle loro tracce. Ebbi appena il tempo di
nascondermi dietro una pattumiera. Una porta bassa, con una placca di smalto dall'iscrizione
indecifrabile, gir silenziosamente sui cardini arrugginiti, aprendo il passaggio a due uomini. Era la
festa dei duetti, quella sera. Vestititi con eleganza chiassosa, nessuno dei due era quello che mi
interessava. Raggiunsero la strada. Non mi mossi dal mio nascondiglio maleodorante. Sentii un camion
mettersi in moto e allontanarsi. Poi, il silenzio. Abbandonai il bidone e mi avvicinai alla porta. Sulla
placca smaltata si leggeva: Stamperia. Prestai orecchio. Nessun rumore. Tastai la porta. Metallo.
Uhm... Sicuramente difficile da forzare. Ed era poi necessario? Era prudente? Era.
Fece bum sulla mia testa. Salutai quella sensazione come una vecchia conoscenza. Per la
miseria! Un altro po' e rischiavo di dimenticarla. Il buon vecchio colpo da oggetto contundente, il colpo
di manganello che aspetta sempre Nestor a una svolta della sua inchiesta. Rischiavo di dimenticarlo.
Era ora...
Tornai in me su un mucchio di carte macchiate. Avevo polsi e caviglie legati. Un odore
composito mi solleticava le narici. Puzzava di umidit sotterranea, inchiostro grasso, carta e lenzuola
nuove. Mi trovavo in una specie di ridotto che metteva in comunicazione il sottosuolo di un magazzino
con un laboratorio di stampe. Attraverso i vetri sporchi, godevo di una vista dall'alto sul laboratorio
illuminato.
Quattro uomini, sotto la sorveglianza di un quinto, erano indaffarati in un curioso lavoro
notturno. Ma ben pagato. Non solo perch era svolto in orario straordinario. Le macchine da stampa
dormivano, ma non i tizi. Su un tavolo da legatura, si stendeva una moltitudine di rettangoli di carta
colorata che assomigliavano come gocce d'acqua a vere banconote da cento dollari. Su un altro tavolo,
in disparte perch non si sporcasse, era stesa una tela nuova, srotolata, ma che veniva riarrotolata
attorno al suo pezzo di legno non senza nascondere, in ogni piega, un certo numero di banconote.
Quando un pezzo di tessuto era pronto, impacchettato secondo le regole, veniva trasportato in
superficie dove prendeva probabilmente posto in un camion, tra i rotoli di stoffa onesta. Non era affatto
stupido come meccanismo. Soprattutto era ingegnoso tramare sotto l'onorevole e quasi centenario
marchio della Maison Lvyberg.
Ecco cosa aveva scoperto Esther Lvyberg. Ecco di cosa era morta. Un bel colpo sulla testa e
poi le dita di Moreno, per sviare i sospetti di tutti.
Responsabile era il tipo che si pavoneggiava sotto i miei occhi, elegante, distinto, eloquente, del
genere Arsenio Lupin.
Andava e veniva per il laboratorio, incoraggiando i complici, scherzando, aitante nel suo abito
scuro di buon taglio, e giocherellava con un piccolo oggetto di madreperla che rifletteva la luce delle
lampadine. Questo non gli impediva di sentire i discorsi degli altri e di rispondere. Non era sordo. Ma
l'apparecchio acustico era molto pratico per nascondere la fastidiosa particolarit dell'orecchio, ben
nota dalla polizia. E siccome le lenti a contatto non erano state inventate per i cani, la sua miopia
poteva fare a meno degli occhiali.
Aveva strangolato Esther, pugnalato Marion. Ammazzato Lemeunier e altri, ma di loro me ne
fregavo. Esther, Marion. E... ben presto, anche Nestor... sicuramente...
Misi alla prova la resistenza dei miei legacci. Sembravano tenere bene, ma si trattava di
semplice corda. Mi dimenai sul mio letto di carta, alla ricerca di qualche oggetto tagliente. Ce ne sono
sempre. Forse, ma non dove ero io. Riuscii comunque a trovare un frammento di mattone. Cominciai a
strofinarci sopra i polsi. Stavo per arrivare a qualche risultato, quando sentii qualcuno avvicinarsi. Un
malvivente si immobilizz davanti a me.
Ehi!, grid. Il tipo che voleva farsi fare i biglietti da visita esce dal coma.
Portalo qui, ordin Pronnet.
Il ragazzo chiam uno dei compagni perch mi liberasse le gambe mentre lui mi puntava contro
un revolver. Fui poi spinto senza troppe cortesie nel laboratorio.
Ecco il tizio che voleva farsi fare i biglietti da visita, ripet con una grassa risata da idiota,
quello che stava tirando un po' troppo la corda.
Biglietti da visita?, fece Pronnet. Ti sbagli, Jo. Cosa se ne farebbe il signor Nestor Burma
di biglietti da visita? Ormai non far pi visita a nessuno. Al contrario, magari una partecipazione....
Divertente!, fece Jo.
Alla faccia tua!, feci io.
Vedo che non apprezza il mio sense of humour. Il che mi dispensa dal folleggiare con lei. Del
resto ho fretta. Lascio la Francia questa notte. Jo....
L'interpellato distolse per un attimo lo sguardo dal sottoscritto. Con un movimento improvviso,
ruppi i miei legacci, gi messi a dura prova dal mattone. Contemporaneamente, saltai su Jo e gli
strappai di mano la pistola. Con un altro balzo m'infilai sotto un macchinario che avevo individuato,
tutto metallo e circondato da risme di carta che potevano servire da protezione. Mi ero appena messo al
riparo che la mia pistola cominci a far fuoco. Per non restare indietro, e con grida da bestie selvatiche,
mi risposero da ogni lato. I proiettili si schiantavano sui montanti metallici o penetravano
morbidamente gli spessori di carta. A parte un paio di dettagli, mi credetti di nuovo in rue Saint-Denis!
Rue Saint-Denis! Che stupido! Chiaramente allora non lo sapevo, ma, per Dio!, potevo avere un po' pi
di occhio. Avrei dovuto capire che il corso, sotto il portico, se ne infischiava nel modo pi completo di
me e che non guardava la mia modesta persona, ma un altro fuggiasco che mi aveva raggiunto dietro
l'auto. Il signor Bonfils, il distinto finto sordo. Se avessi notato quella particolarit, in seguito forse mi
sarei interessato di pi al personaggio. In compenso, lui si era molto interessato a me. Per tutti e due.
Ma a che pro rimuginare? Ormai ero cotto. Ancora una pallottola da sparare e mi avrebbero avuto. Si
poteva comporre la partecipazione per il funerale, come diceva lui. Mi sarei comunque dato da fare per
finire in bellezza.
Il locale era sempre pi scoppiettante. Ero completamente schiacciato sotto quella macchina. Il
rumore delle detonazioni, gli odori mescolati d'olio, di inchiostro e di cordite mi davano fastidio. Sparai
la mia ultima pallottola e sentii urlare, in mezzo al silenzio che era improvvisamente calato:
Faccia attenzione, Burma. Esca di l sotto.
La voce di Florimond Faroux.
A quattro zampe, uscii dal mio rifugio. Rialzandomi, guardai la scena. I subordinati di Faroux
stavano portando via tre tizi ammanettati. Pronnet era in un angolo, ucciso due volte pi che una. Jo e
un altro membro della banda lo accompagnavano nel grande viaggio. Lascio la Francia questa notte.
Come si dice quando si va in Auvergne: lascio la Francia e lo straniero. Accanto al commissario, una
graziosa figura...
E tre, quattordici, Hlne, dissi.
Si precipit tra le mie braccia.
Pu coccolarla, fece Faroux. E anche accenderle un cero. Temendo il pericolo e mostrandosi
in ci un po' pi sveglia di lei, l'ha seguita fino a qui, invece di andare a dormire. E, preoccupata, mi ha
telefonato.  una brava ragazza, ma per la miseria! Le dir una cosa. Ho risposto alla sua chiamata solo
perch veniva dai paraggi di place du Caire. Fosse stato da qualsiasi altra parte, lei avrebbe potuto
crepare. Non mi sarei disturbato, malgrado la gentilezza di Hlne. Ma, place du Caire, era diverso....
No, effettivamente non ero stato molto sveglio. Ciononostante volevo segnare un punto:
S, dissi in tono noncurante. Esther Lvyberg ci  stata trovata morta, vero? Strangolata, ma
fatta svenire con un oggetto contundente che alla fine lei ha identificato con un pesante clich da
stamperia.
Epilogo
Tessuti Berglevy. Cinque piani. Una facciata ampia come un estuario. Il cerbero era un altro
ancora. In un prossimo futuro si sarebbe proceduto a un ricambio del personale, l dentro.
Ren Lvyberg continuava a battere le palpebre, era sempre poco gradevole e sembrava ancora
pi abbattuto. Mi sedetti senza aspettare che me lo chiedesse. Disse:
Sembra che lei abbia un'importante comunicazione da farmi, signor Burma?.
S. Ma prima vorrei sapere come sta. So che  stato vittima di un'aggressione, qualche giorno
fa. Esattamente la sera in cui Pronnet-Bonfils, un po' anche grazie a me, ha reso l'anima. Forse avevate
avuto un'accesa discussione? Nemico di qualsiasi scenata, di rumori intempestivi, quell'articolo sul
Crpu non le  piaciuto. Pronnet se ne fregava. Dopo essersi servito di lei, stava scappando
all'estero.
Lvyberg mugugn. Fu tutto.
Vedo che si  completamente ristabilito da quel piccolo incidente.
Altro mugugno e battito di palpebre.
Ho spiegato a Faroux che lei aveva conosciuto Pronnet nel campo in cui i suoi amici della
Gestapo lo avevano portato per ammorbidirlo, un particolare che lei ignorava. Gli ho anche detto che le
ha salvato la vita, conquistando la sua eterna gratitudine. Gli ho raccontato che Pronnet utilizzava a
sua insaputa le sue imprese per compiere le proprie  se cos si pu dire  e che aveva corrotto i suoi
dipendenti. Per esempio, il cerbero che mi ha ricevuto qui la prima volta e che ha segnalato la mia
presenza al suo capo.
 proprio cos, tuon Lvyberg. Ero all'oscuro di tutto.
Non ho detto a Faroux che, quando era necessario, Pronnet si rifugiava spesso in una delle
sue propriet di periferia o di campagna.
Era un fuorilegge. Non me lo aveva mai nascosto. Ma se avessi saputo che era un
assassino....
Lo so.  per questo che, pur volendo sbarazzarsi di me, non mi ha ucciso. Ha inventato
qualcos'altro. Se fossi morto di morte violenta, lei lo avrebbe immediatamente sospettato e lui non ci
teneva ad alienarsi la sua conveniente amicizia. Bene. Non ho detto a Faroux che quando hanno cercato
di ricattarla, invece di rivolgersi alla polizia, ufficiale o privata, lei ha incaricato Pronnet di
occuparsene. Come lo avrebbe incaricato di occuparsi di Moreno, se lo avesse visto aggirarsi nei
paraggi. Moreno non pu pi aggirarsi da nessuna parte.  morto. Ma a lei non lo avevo detto e
Pronnet, a cui lei aveva fornito tutti i dettagli, li utilizza quando, sorpreso dalla signorina Esther in
attivit criminali,  obbligato a ucciderla.
Ci fu un silenzio, rotto dal fiammifero che usai per accendermi la pipa. Diedi il cambio alla
fiamma:
La signorina Esther era preoccupata del suo rapporto con quell'uomo, che aveva smascherato.
Ma, per pudore o altri sentimenti, si  limitata a introdurre me qui dentro, con la scusa di Moreno.
Un altro sentimento? Eccome, Nestor! Sospettava qualcosa da tempo, ma a chi affidare il ruolo
di ciliegina sulla torta, augurandosi che il fratello venisse travolto dalle conseguenze? Ma Burma,
naturalmente! E cos scrive pi volte il suo nome sul diario. Se Moreno tornasse. Ecco il pretesto.
Burma  perfetto. Ma, andiamo! Un'idea eccellente. Un'idea eccellente davvero.
Aveva fatto ricorso a me solo allo scopo di proteggere lei....
Come no! Quando mi aveva telefonato, dopo aver seguito Pronnet e sorpreso il suo traffico di
dollari falsi, le vibrava la voce. Devo farle vedere una cosa. Aveva qualcosa con cui far saltare il
fratello. Complice di un gangster. E non era riuscita a trattenersi: invece di aspettarmi come d'accordo,
era tornata a rifarsi gli occhi con quello spettacolo... ed era morta. Per l'appunto, era morta.
...Vorrei che lei non lo dimenticasse.
Non lo dimenticher.
Perfetto, e ora. Ecco qua.
Tirai fuori le foto  negativo e positivo  e le appoggiai sul sottomano:
Ecco cosa voleva venderle Marceau-Marcellin. Questa foto  stata scattata da un complice di
Pronnet per ordine di Pronnet stesso, il quale, temendo che un giorno la sua riconoscenza potesse
indebolirsi, voleva avere qualcosa con cui tenerla in pugno. Ma ha perso il controllo delle foto. E ha
voluto recuperarle perch, in altre mani, sarebbero diventate pericolose anche per lui. Immagino che
quando Marceau-Marcellin le ha proposto lo scambio, Pronnet le abbia consigliato di accettare...
proprio come, la sera dell'incontro, le ha fatto ritirare i soldi per pagare il necessario, no?.
Ren Lvyberg non si stup della mia scienza.
S, ansim.
Un'altra cosa, signore. Guardando questa foto, si potrebbe tranquillamente scambiarla per un
fedele complice di Pronnet e per lei non lo era. Morale: ascolti le chiacchiere dei ricattatori con molta
circospezione. Che si tratti di gangster o di Gestapo....
Mi guadagnavo onestamente il denaro ricevuto da Esther, anche se era morta.
S, sicuramente, fece Lvyberg.
Rimase pensieroso a lungo, guardando le foto. Alla fine sollev su di me i suoi occhi scuri e,
battendo le palpebre:
Quanto?.
Questo  un insulto, risi. Ma non voglio deluderla. Due milioni. In due assegni. Il primo
intestato alla signorina Clotilde Philippon.  la vedova di un giovane stupido pieno di difetti e un po'
imbroglione. Non vorrei che pensasse che fosse anche bugiardo. L'altro intestato a me. Ma non  per
me. Da qualche parte, da una nutrice, c' sicuramente l'orfano di una tonta di puttana ammazzata.
Uscii con i miei assegni in tasca. Per l'ultima volta, guardai la facciata ampia come un estuario,
alta cinque piani. Tessuti Berglevy. Cotone. Seta. Lana. Tela.
Schermi per sognare al cinema? Lenzuola da letto per l'amore? Sudari, nient'altro che sudari.
...
.
...
Parigi, 1955.
...
.
...
FINE.